Isabel Allende – L’amante giapponese

 “Un libro che parli d’amicizia”

amante
Ecco questo è uno di quei libri lì, io non lo so se è una storia bella o brutta, certo è un po’ fatata e coi piedi staccati da terra come quasi tutti i libri di Isabel Allende, certo non è il mio genere preferito, certo non svela le grandi verità della vita e certo forse i personaggi sono un po’ esagerati con tutti quei problemi e pure tutte quelle soluzioni così facili.
Quindi non lo so se è bello però, caro lettore, se tu sei quel tipo di lettore lì a cui piace sentirsi rassicurare ascoltando verità già conosciute, se ti piace il lieto fine e le questioni difficili affrontate con molto miele, se vuoi una lettura scorrevole che ti tenga compagnia ecco L’amante Giapponese è il libro che fa per te”.

Quando si parla di Isabel Allende il mio riferimento ossessivo e continuo va a La casa degli spiriti, forse perché l’ho tanto amato, o forse perché credo che sia il vero romanzo che Isabel aveva dentro di sè, mentre i successivi li ha dovuti scrivere per gli editori, fatto sta che con questo feuilletton si è ripresa un po’ dai disastri precedenti. Un libro che non parla del destino (come fece ai tempi dei Trueba), ma piuttosto di amicizia, e brevemente d’amore.
Non un capolavoro ma si fa leggere.

Da non cassare completamente per la parte del racconto relativa all’anzianità, ad Irina e la riscoperta di sé stessa e per l’aspetto storico relativo alla deportazione ma anche cultura giapponese, evitabile per il resto. Se decidete di leggerlo fatelo con la consapevolezza di non trovarvi dinanzi ad un capolavoro, bensì ad un testo con cui passare qualche ora ma incapace di lasciare il segno.

Stefano L.

L’epica storia d’amore tra la giovane Alma Belasco e il giardiniere giapponese Ichimei: una vicenda che trascende il tempo e che spazia dalla Polonia della Seconda guerra mondiale alla San Francisco dei nostri giorni.

“Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno.”

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