Una bambina senza stella – Silvia Vegetti Finzi

Silvia Vegetti Finzi: «Io, bambina esclusa. Eppure felice»
La psicologa, autrice di saggi per i genitori, stavolta racconta la sua infanzia. Sullo sfondo, la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni razziali.

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Un libro difficile da collocare in un determinato contesto letterario. Una fluida combinazione tra romanzo, biografia e saggio. Un’esperienza profonda per chi vuole approfondire le conoscenze del mondo dell’infanzia, per chi come genitore vuole capire come rapportarsi ai figli in particolari situazioni e infine per chi vuole leggere il racconto della seconda guerra mondiale dal punto di vista di una bambina, i traumi che le ha creato ma che l’hanno aiutata a “fare da sola” nella vita. Una narrazione che ti assorbe avvolgendoti nell’atmosfera di un Italia provata dalla guerra, molto coinvolgente.

Patrizia S.

DESCRIZIONE

Nata nel 1938, anno dell’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste e della pubblicazione del Manifesto degli Scienziati Razzisti sul Giornale d’Italia, Silvia Vegetti Finzi è figlia di padre ebreo e di madre cattolica e quindi trascorre i suoi primi anni di vita in una condizione di precarietà. Tra flash della memoria alternate a riflessioni competenti, Silvia Vegetti Finzi parla di voglia di crescere, nonostante le condizioni di vita sempre più dure, nonostante una madre poco affettuosa, nonostante il “non detto” che aleggia sempre nei discorsi degli adulti, nonostante gli sguardi inquisitori, i pasti sempre più miseri, i vestiti sempre più duri sulla pelle

Le risorse segrete dell’infanzia per superare le difficoltà della vita

Chi è la bambina senza stella? Una bambina, in cui si cela l’autrice, sfortunata, ma non troppo. Seguendo il filo dei suoi ricordi, sedotto da una scrittura suggestiva e poetica, il lettore potrà ritrovare, per consonanza, tratti perduti della propria infanzia, là dove risiede il cuore pulsante della vita e la parte più autentica di sé. Cresciuta, come molti altri, negli anni tragici del fascismo, della guerra e delle persecuzioni razziali, che la coinvolgono in quanto nata da padre ebreo, la bambina ne uscirà intatta avendo preservato la magia dell’infanzia e la voglia di crescere. Le sue vicende, rievocate con sorprendenti flash della memoria e puntualmente commentate da una riflessione competente e partecipe, svelano le sofferenze dei bambini, spesso colpiti dai traumi della separazione, dell’indifferenza e del disamore. E il dolore infantile non cade mai in prescrizione. Negli squarci di un passato che non passa possiamo cogliere però, con l’evidenza della vita vissuta, anche le meravigliose risorse con le quali l’infanzia può attraversare le difficoltà della vita: il gioco, la fantasia, la creatività e l’ironia. Risorse che, attualmente, un’educazione ansiosa e iperprotettiva rischia di soffocare. Ed è con la forza del pensiero, della scrittura e della testimonianza che questo libro si propone di rassicurare i genitori che i loro figli ce la possono fare, ce la faranno, se riusciranno a realizzare, mettendosi alla prova, le loro potenzialità. E la vita s’impara, non solo vivendo, ma anche raccontandola in una trama che, intessendo passato e futuro, dona senso e valore alla casualità del destino.

 

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