Le 100 Anne Frank – I diari mai scritti – Roberto Malini

“Le 100 Anne Frank – I diari mai scritti” di Roberto Malini è un libro che va letto con coraggio, spogliandosi dalle certezze, scegliendo di non cedere al richiamo di ciò che ci rassicura. Questo libro, per certi versi intollerabile nella sua asettica verità, non andrebbe mai realmente riposto. Io non lo farò.

100

Non vi fu una sola Anne Frank. Nella più vasta operazione di sterminio che la storia contemporanea abbia mai visto, l’autrice del Diario è il nome più noto, la prima vittima che ci sia stato dato di conoscere. Ma non fu certo la sola. Con rigore e passione documentale, Roberto Malini ci fa scoprire i diari non scritti di cento donne e bambine sterminate nella Shoah, volti e voci di cui spesso non resta che un nome, il luogo in cui furono trucidate.

Questo libro è un’opera che conduce i lettori (specialisti e non) in un itinerario attraverso l’Europa della Shoah, sulle tracce di 100 donne di nome Anne Frank. L’autore ha scoperto le 100 vittime della follia nazista nell’archivio del museo memoriale Yad Vashem di Gerusalemme. “Donne che vivevano fianco a fianco con i non ebrei. Studiavano, crescevano, lavoravano, amavano,” spiega Malini. “Scoprire che non ci fu una sola Anne Frank, ma 100, anzi: 200 (è la terribile rivelazione che si trova in appendice al mio saggio) è stato un evento sconvolgente, anche per uno studioso della Shoah, abituato a fare i conti con numeri altissimi: sei milioni di vittime, significa imbattersi in tanti nomi ripetuti. Un popolo quasi annientato in pochi anni: questo, non bisogna scordarlo, fu l’Olocausto”.
Secondo il paese di origine, «Anne» diventa Chana, Hannah, Ani, Anna, Anita. Hanno vissuto nelle città, nei villaggi dell’Est europeo, nelle campagne prese di mira dalla furia nazista. Sono bambine, adolescenti, giovani, anziane, casalinghe, studentesse, operaie, contadine. E hanno conosciuto tutto l’orrore del male: la brutalità dei gendarmi, l’umiliazione della deportazione, la miseria dei ghetti e dei campi di concentramento, l’angoscia dell’attesa della fine.

Il racconto delle loro storie riscatta quelle esistenze dall’oblio.

 

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