Gli innamorati di Sylvia – Elizabeth Gaskell

silvia

Le acque scendevano gonfie e scure, tumultuose e in gran velocità dalle fonti nutrite di neve che sgorgavano in alto sulla brughiera. Le case ravvicinate della città vecchia parevano un mucchio di tetti bianchi impilati disordinatamente contro il bianco ancora più intatto del fianco della collina. Le luci occhieggiavano qui a là in città e dondolavano dalla prua e dalla poppa delle navi nel porto. L’aria era immobile, come in attesa di una gelata.
Un romanzo meraviglioso, una storia di cacciatori di balene dove il mare lo si vede solo all’orizzonte, ma è il mare a decidere la sorte dei protagonisti. Fin dalla prime pagine si intuisce tutto dei personaggi, si capisce quale sarà il loro destino. La coscrizione obbligatoria e l’arruolamento forzoso, contro cui, narra Gaskell, le genti del Nord pensavano solo a “resistere”, a differenza delle popolazioni meridionali che tentarono una più docile convivenza, furono istituiti in Gran Bretagna per rimpolpare le truppe impegnate a combattere contro gli eserciti francesi. Anche se il suolo britannico non fu mai toccato dal nemico, tuttavia quel conflitto influenzò aspramente la vita quotidiana della popolazione, perché prelevava dalle case della gente mariti, figli e padri di famiglia. Gli innamorati di Sylvia non racconta la Storia fatta dai re o dai generali, ma la storia della gente comune; e l’autrice, che per tutta la vita si prodigò nella difesa dei più sfortunati, si dedica in particolare a descrivere gli abusi di potere perpetrati dalle bande di coscrizione a danno dei marinai e dei contadini, e di come tali abusi risvegliassero l’odio delle classi sociali più umili. Un romanzo in cui c’è passione, amore, inganno, guerra, avventura. Gaskell, anche se tutto appare già detto, te lo racconta in modo magnifico. Regina di scrittura.

Raffaella G.

Descrizione

Nel novembre del 1859, Elizabeth Gaskell trascorse una vacanza nella nebbiosa Whitby, una cittadina sulle coste dello Yorkshire. Qui fece lunghe ricerche sulla caccia alla balene, sull’arruolamento forzoso dei marinai nelle flotte britanniche durante le guerre contro la Francia e sulle ribellioni popolari che si opposero alla coscrizione. Al suo ritorno a casa iniziò a scrivere un nuovo romanzo. Così Whitby diventò Monkshaven, conservandone tutto: l’abbazia, il porto, le fattorie, il respiro del mare e l’abbraccio delle brughiere. La sua penna si mise ancora una volta a narrare appassionatamente la storia degli umili; la storia più triste che avesse mai scritto, come la stessa autrice definì il racconto di Sylvia Robson e dei suoi due innamorati, Charley Kinraid, l’impavido ramponiere, e Philip Hepburn, il commesso che vive dietro il bancone di una bottega e passa le ore a misurare stoffe. Ma la realtà non è mai interpretabile in modo univoco, gli eventi si susseguono imprevedibili e mutano le persone. Solo il mare, che Sylvia contempla immobile sulla spiaggia, rimane identico a se stesso, con il fragore dei suoi flutti impetuosi, con il suo linguaggio che parla di eternità.

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