Carlo Lucarelli – Pasolini, un segreto italiano #CarloLucarelli #PierPaoloPasolini

luca

Prima lettura del 2016 appena conclusa (ieri sera). E pensare che l’ho portato a casa dalla biblioteca insieme ad altri 4 e non volevo neanche leggerlo. Mi son detta “sai che palle leggere un saggio per una che legge solo romanzi, al massimo i fumetti!”. Però mi chiamava.
Ho cominciato per caso a leggere l’incipit qualche giorno fa e dopo non sono più riuscita a smettere. Scorrevole, magari dice pure cose trite e ritrite, però lo fa in maniera discorsiva Lucarelli, come se ti raccontasse una storiella del genere “oh, l’hai saputa l’ultima?”. Almeno a me ha dato questa sensazione.
E poi apre e chiude parentesi, racconta di sé, del suo “incontro” con Pasolini, dell’Italia degli anni violenti, delle ipotesi di omicidio, delle prove evidentemente insabbiate, di Enrico Mattei, della strage di Bologna. E dà pure i numeri; le cifre dei morti ammazzati in un periodo in cui se, a qualcuno non andava bene il tuo modo di essere, era facile venir fatti fuori.
“Sono quegli anni lì, in cui succedono anche tante cose belle, ma dove è facile ammazzare chi non la pensa come te, chi ritieni un nemico da eliminare e punire, o anche solo chi ti sta antipatico e non ti piace. Per come parla, per come scrive, per come vota, per quello che fa o quello che è. Fascista, comunista, democristiano, servo dello Stato. Capellone, fighetto. Donna. Frocio. “
Ecco, in questa frase è riassunto un po’ tutto. Pasolini era un personaggio scomodo per eccellenza, intellettuale, scrittore, regista, poeta e frocio. Lui sapeva.
Ci sono delle pagine che mi hanno colpito molto in cui Lucarelli deve rispondere alla domanda di uno studente straniero che “tra terrorismo, malapolitica, malaeconomia e mafie – gli chiede, con candore tutto anglosassone, – come mai esistete ancora?” e qui comincia a parlare della bomba alla stazione di Bologna, dove in quella “mattina rovente” “c’era tutta Bologna – e non solo – a scavare con le mani tra i mattoni e i pezzi di cemento, e chi non c’era rientrò dalle vacanze” […] e ancora “ce ne sono stati tanti di eroi normali” e infine “se siamo ancora vivi nonostante tutto quello che ci è successo forse è proprio grazie a quegli Uomini di Buona Volontà che hanno saputo resistere, mazzata dopo mazzata.”

C’è una riflessione che ho fatto dopo questa lettura. Ecco, i ragazzi delle nuove generazioni non conoscono un accidente della storia contemporanea a partire dal dopoguerra fino ai giorni nostri. E il brutto è che a scuola, al liceo, si perdono i primi 4 anni a studiare dagli uomini primitivi fino al risorgimento. Il 5 anno sarebbe quello dedicato alla storia contemporanea. Ma come è possibile ridurre 60 anni di storia in poco più di 100 pagine? Non sarebbe meglio lasciare spazio all’attualità per tutto il triennio per dare modo ai ragazzi di capire meglio il nostro secolo e come ci siamo arrivati?
Mi viene il dubbio che poi si sviluppino menti troppo intelligenti…

Simona

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