Javier Marías – Così ha inizio il male

così

Consiglione:
*Così comincia il male è una citazione da Shakespeare: sono le parole che dice Amleto alla regina dopo aver ucciso Polonio. Che per questi titoli si tratti di omaggio, devozione culturale o superstizione (effettivamente a ogni titolo scespiriano corrisponde un bellissimo libro, come quest’ultimo), di certo Marías condivide con il grande inglese il sentimento che i grovigli della storia e quelli del cuore siano intrecciati in un’unica matassa inestricabile, e soprattutto che ciò che è accaduto nel passato, il cosiddetto tempo perduto, non solo non vada ricercato ma vada soprattutto tenuto a bada, o perlomeno trattato con la precauzione che si riserva agli ammalati contagiosi. C’è qualcosa di infetto nel passato che torna senza remissione ad ammalarci: è il tormento di ciò che ci siamo lasciati alla spalle, che ci riguardi in prima persona o che riguardi gli altri con cui siamo venuti in contatto. Un tormento che è però anche un incanto che non smette di sedurre la memoria. *
(Javier Marías, Così ha inizio il male, traduzione di Maria Nicola, Einaudi)
Elisabetta Rasy

rob pulce m.

DESCRIZIONE

«Mi sono sempre domandato come facesse la gente a trovare il coraggio di contrarre matrimonio»: prendete il caso di Eduardo Muriel e Beatriz Noguera. Sono sposati da molti anni, ma a tenerli assieme, piú che l’amore, sembra sia un disprezzo sordo e costante che a volte sfuma nell’odio vendicativo. Cosa li ha portati fino a questo punto? In cosa si trasforma una coppia che non può sciogliere il legame che l’unisce? Cosí ha inizio il male è la storia intima di un matrimonio. Ma è anche un libro sul desiderio – la forza che spinge gli esseri umani a tradire qualsiasi fedeltà – e sulle misteriose, spesso imprevedibili strade che percorre il perdono.

Siamo nella Madrid degli anni Ottanta, una città in cui il ricordo della dittatura franchista è ancora dolorosamente vivo. Il giovane Juan De Vere, fresco di laurea, viene assunto da Eduardo Muriel per fargli da assistente. Muriel è un regista che vive in una grande casa nei quartieri alti della capitale insieme alla moglie, l’esuberante Beatriz Noguera, e i figli. I due avrebbero tutto per essere felici, eppure «il giovane de Vere» è colpito dalla freddezza e dallo sdegnoso contegno con cui il marito tratta la moglie. Perché si comporta cosí? Addirittura, una notte che passa nella casa dei Muriel, Juan assiste a una scena per lui del tutto inspiegabile: Beatriz che, vestita unicamente con un’impalpabile sottoveste, viene respinta e ricacciata nella sua stanza dal marito. Juan vorrebbe indagare i motivi di quel comportamento e del disamore che tiene in piedi il matrimonio, ma Muriel ha altri piani in mente per lui: lo incarica infatti di verificare se le voci che ha sentito su un suo amico, il dottor Van Vechten, sono fondate. Una donna gli ha fatto intendere che il dottore, durante gli anni della dittatura, si era comportato in modo indecente con una o piú donne, e che pertanto l’amicizia che Muriel gli tributava era mal riposta. Per il giovane Juan inizia cosí una discesa nelle tenebre degli anni della dittatura, e nelle ambiguità del matrimonio, che ha l’ineluttabile fatalità delle sabbie mobili. Cosí ha inizio il male è la storia intima di un matrimonio. Osservato con lo sguardo inconfondibile, ossessivo e inquisitore di Javier Marías che, tre anni dopo Gli innamoramenti, torna al romanzo con un’opera premiata come Libro dell’anno da «El País».

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