IL gigante sepolto – Kazuo Ishiguro #KazuoIshiguro @barbarafacciott

Attraversando terre coperte da una nebbia sottile che confonde e cancella i ricordi, Axl e Beatrice viaggiano alla ricerca del figlio. Nel paese dei britanni e dei sassoni, dove regna ormai da tempo la pace imposta da re Artù, l’uomo e la donna incontrano creature fantastiche, assistono a prodigi e sfuggono a pericoli mortali. La strada li porterà lontano, là dove li attende la prova più grande: saggiare la purezza del proprio cuore.

L’importanza della memoria.

Libro dalla trama semplicissima ma prolisso (a mio avviso anche troppo).
Non amo il fantasy e questo è un mio grosso limite. Ho un pregiudizio che non mi fa godere. Folletti, orchi, vecchie e cavalieri mi infastidiscono. Per non parlare dei guerrieri che sfoderano le spade e della gente che dorme sotto gli alberi. Sento l’umido addosso.
Tuttavia riconosco che al fondo il romanzo è interessante, e Ishiguro ha comunque usato il genere Fantasy per parlare di altro. Il tema è il rapporto con il proprio passato, la pace con se stessi e con gli altri, e la memoria: la sua mancanza, il suo ruolo nelle cose del mondo e nei rapporti tra le persone e, soprattutto, nell’amore.

“E’ strano come il mondo dimentichi persone e cose che erano qui soltanto ieri, o l’altro ieri. E’ come se una malattia si fosse abbattuta su di noi.”

Una nebbia fitta avvolge i ricordi dei protagonisti, gli anziani Axl e Beatrice. Sono insieme e si amano, ma il dubbio che questo amore sia frutto della dimenticanza dei torti subiti affiora spesso; intraprendono un viaggio alla ricerca del figlio che ricordano di avere avuto ma di cui non ricordano la sorte.
Re Artù è morto e ha lasciato Sassoni e Britanni in una pace relativa poiché non è basata su un autentico perdono ma sulla dimenticanza per cui la rabbia è sottopelle.
Quale sarà la causa della nebbia che avvolge i ricordi? È possibile amarsi qui e ora, avendo dimenticato il passato? E la pace è possibile in queste circostanze?

“- Ma siete proprio certa , mia buona signora, di volervi liberare di questa nebbia? Non è forse meglio che le cose rimangano nascoste alle nostre menti?
– Sarà così per qualcuno, padre, ma non per noi. Axl e io desideriamo riavere i bei momenti vissuti insieme. Ne siamo stati derubati, come se un ladro nottetempo fosse entrato in casa a portarci via quel che avevamo di più prezioso.
– Ma la nebbia copre tutti i ricordi, i brutti come i belli. Non è così mia signora?
– Che tornino anche quelli brutti, seppure ci faranno piangere o tremare di rabbia. Non è comunque la vita che abbiamo avuto insieme?
– Dunque signora, non avete paura dei brutti ricordi?
– Cosa c’è da temere padre? Ciò che Axl e io sentiamo oggi nel cuore conferma che il percorso intrapreso non contiene pericoli per noi, qualunque cosa si nasconde nella nebbia.”

Barbara Facciotto

Come prima delle madri – Simona Vinci #simonavinci #recensione

Rimarranno indimenticabili nella memoria del lettore i due adolescenti, Pietro e Irina, che Simona Vinci mette al centro di un vasto universo narrativo, illuminato dall’astro freddo della bellezza di Tea, la madre di Pietro. Quando il ragazzo, all’inizio del romanzo, si risveglia in un collegio circondato da mura, non sa perché è lí. Sa però benissimo che cosa ha perduto. Nella sua mente ci sono immagini di un Eden. C’è appunto Irina, la sua fata compagna di giochi, che corre al suo fianco. Ci sono le donne di casa. C’è Nina, la ragazza selvaggia, strega dei boschi. E c’è Tea, che certo è così cambiata negli ultimi tempi.
Da qualche parte, altrove, ci sono sprazzi di un corpo femminile che non può muoversi, in un luogo misterioso. Arrivano al lettore come messaggi da una creatura sospesa tra la vita e la morte.
In collegio, tra la severità di Padre Janius e l’amicizia con il piccolo Ernesto, dalla cui debolezza Pietro impara a non essere più vittima, il ragazzo comincia una faticosa ma implacabile ricerca della verità. Che cosa è accaduto veramente a Irina? Ma sarà solo dopo l’irruzione della Guerra nel collegio-prigione, tornato dunque a casa, che Pietro potrà cominciare a nominare le cose con il loro nome. E nel nascondiglio privatissimo e magico di Irina, fra le pagine del diario segreto di lei, Pietro scoprirà che la morte della ragazza nasconde un segreto di insostenibile angoscia. È venuto per lui il tempo di scegliere, di decidere.

Scoprire una verità diversa da quella vissuta sui propri genitori può risultare sconvolgente.
Occorre ricollocare se stessi.
Occorre andare avanti sapendo.
E, per quanto sia difficile farlo, Pietro riuscirà a uccidere l’immagine dolce di sua madre che sussurrava all’orecchio parole dolci, e la dovrà sostituire con l’odore di alcool, e scoprire la provenienza dello sguardo gelido che talvolta gli pareva di intravedere.
Strutturato in tre parti temporalmente non lineari, il romanzo si sviluppa con una narrazione psicologica ad incastro perfetti.
Lo stile è semplice ma curato, raffinato e incisivo.
La storia è crudele .
Ma anche la vita, a volte lo è.

Egle Spanò