Gabriele Romagnoli – Solo bagaglio a mano

romagnoli

Ho “scoperto” Gabriele Romagnoli nel 1994. All’epoca scriveva per La Stampa e documentò la devastazione causata dalle mie parti dalla piena del fiume Tanaro. Non era la cronaca quella che raccontava ma le piccole storie delle persone coinvolte nell’alluvione. Inarrivabile nel disegnare con le parole piccoli quadri di piccole vite, che fossero quelle di cuneesi, di newyorkesi o di chiunque in giro per il mondo. Il suo “In tempo per il cielo” rimane stabile nella mia lista di libri del cuore e ha avuto l’enorme merito di farmi scoprire Late for the sky di Jackson Browne, malgrado Romagnoli si perda un po’ nel romanzo lungo. Il suo meglio lo dà nei racconti brevi, brevissimi: una magistrale pennellata di un’unica pagina. Mi sono un po’ smarrita nella svolta glamour della direzione di Vanity Fair ma posso dire di aver letto quasi tutto quello che ha pubblicato, amandone una gran parte.
Tutto questo per dire che è la primissima volta che un suo libro mi sa in maniera così spudorata di semplice marchetta e quattro ristampe in un mese proprio non me le spiego.

anna littlemax

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