Un cuore così bianco – Javier Mariàs

 “Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Un cuore così bianco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell’istigazione, della responsabilità di chi ha saputo, dell’impossibilità di sapere e dell’impossibilità di ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere”.
“Temo che soprattutto mi manchi, e in modo totale, una visione del futuro. Io lavoro piuttosto con la bussola, e non solo ignoro i miei propositi e cosa voglio o di che parlare in ogni occasione, ma non conosco neppure la rappresentazione, per usare un termine che possa contenere sia ciò che suole chiamarsi trama, argomento o storia, sia l’apparenza formale o stilistica o ritmica, sia la struttura”.
(Dal discorso pronunciato da Javier Mariàs a Dortmund il 7 dicembre 1997, in occasione della consegna del premio Nelly Sachs)
Ecco, in sintesi, la spiegazione del romanzo.

uncuore

“Ti dico solo una cosa, – disse. – Quando avrai un segreto, o se già ce l’hai, non raccontarglielo. – E di nuovo con il sorriso sul volto, aggiunse: – Buona fortuna.”
Queste le parole del padre al figlio che sta per sposarsi. Ed è questo segreto paterno, il fulcro della trama, da cui si dipanano poi tutte le riflessioni di Mariàs, le riflessioni sulle dinamiche familiari ed affettive, il peso delle cose dette e soprattutto di quelle taciute, sulla vita delle persone. Riflessioni su sé stesso, in primis, con tutta la parte dedicata al lavoro dell’interprete, e poi riflessioni sui personaggi della storia, in un misto tra una specie di giallo e romanzo prettamente psicologico.
La scrittura di Mariàs è senza regole. Senza trama, senza storia, senza una fine certa e predeterminata, si lascia guidare dalla divagazione, dalla sperimentazione, dalla riflessione istintiva sugli accadimenti narrati. Ha scritto che è arrivato a capire il perché di quello che ha narrato solo grazie al fatto che mentre scriveva si sentiva obbligato a interrompersi, per una divagazione o una digressione o un inciso. Ha scritto che il suo interesse di scrittore coincide con il suo interesse da lettore, e quindi ecco il bisogno di fermarsi a pensare, perdendo in qualche modo il filo stesso della narrazione.
Lo stile infatti è particolarissimo, periodi lunghissimi, moltissimi i “tra parentesi”, cosa che richiede una concentrazione molto alta, mentre si legge, e anche una lettura lenta, direi, per non rimanere invischiati e ritrovarsi lontani dal senso stesso della narrazione. Ripetizioni continue, quasi ossessive.
Storie di coppie, di unioni fugaci, di matrimoni brevi, di matrimoni lunghi, di sentimenti, di segreti, di confidenze, di affinità, di divergenze, confessioni, omissioni. Storie di amore, storie di morte.
Mariàs sembra proprio farlo apposta, con le sue dissertazioni, a portarci fuori dalla trama, dalla storia, le sue riflessioni spaziano in ogni dove, quelle sul matrimonio sono state per me le migliori in assoluto. Le prime cento pagine del romanzo mi hanno tenuto in una specie di sabbia mobile, non riuscivo a capire, a districarmi, è stata una lettura faticosa, come se dovessi tradurre un testo scritto in una lingua che sembrava bellissima, ma comunque di difficilissima comprensione, per me. Poi è iniziata la dissertazione sul matrimonio, e da lì siamo entrati in un campo aperto, più vasto ma anche più pulito, ho respirato e ho compreso. Quel “E adesso?”, due sole parole, una domanda breve, ma stracarica di significati, di dubbi, di tutte le zone d’ombra che un rapporto possa contenere, e che molto spesso continuiamo a tenere in ombra, per la paura delle conseguenze. La rinuncia ad una vita per intraprenderne un’altra, quel come sarà che ci ossessiona. Le sue riflessioni sono come un libro nel libro, non vediamo più i personaggi, non hanno più importanza, siamo solo portati a riflettere a nostra volta, in un continuo intrecciarsi tra passato e presente.
Il ruolo che ha la parola nel mondo, questo il nucleo centrale. “Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.”
La differenza che esiste tra il sapere e il non sapere. Rivelare o non rivelare. Commettere un’azione malvagia, e poi rivelarla ad un’altra persona oppure tacere. Se scegli di parlare, la coinvolgi, quella persona, la rendi in qualche modo complice delle tue azioni, seppur passate, e da qui partono altre azioni. Oppure no, la rivelazione potrebbe anche suscitare impassibilità. Ogni scelta che facciamo influisce sulle scelte altrui. Non contano tanto i fatti, quanto la loro rivelazione e, soprattutto, l’interpretazione che altri daranno ad essi. E quel cuore bianco che può così tingersi di rosso, perdere l’innocenza.

«Ascoltare è davvero pericoloso, significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi»

«Impieghiamo tutta la nostra intelligenza e i nostri sensi e le nostre ansie al fine di discernere ciò che sarà uniformato, o che lo è già, e per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l’unica certezza è che nulla si afferma e tutto si perde. Non c’è mai un insieme, o forse non c’è mai stato niente. Solo che è anche vero che il tempo non passa per nessuna cosa e resta tutto lì, in attesa di farlo tornare»

Uno stile veramente abile, che, nonostante le dissertazioni continue, riesce a tenerti incollato, ti cattura e ti porta spedito fino al termine della storia.

Musica: The Morning Side, Steve Winwood
https://youtu.be/6SV7N2nPArQ

carlo mars
DESCRIZIONE
Un cuore cosí bianco è un romanzo sull’amore e sulla morte e su ciò che non si dovrebbe dire e su ciò che non si vorrebbe sapere, strutturato con grande abilità, in cui tutti i personaggi, con i loro dubbi e la loro possibile intercambiabilità, trasmettono un senso di profonda inquietudine e lasciano nel lettore una sensazione di realtà ineffabile e scomoda, precaria, impossibile da definire e difficile da accettare. «Un cuore cosí bianco» è una citazione dal Macbeth. Lady Macbeth, saputo dell’assassinio del re Duncan da parte del marito, gli si rivolge con queste parole: «Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore cosí bianco». E un cuore bianco lo possiede non chi è senza colpe, ma chi non è stato contagiato dalle parole e dalle colpe degli altri.
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