Un giorno questo dolore ti sarà utile, Peter Cameron

Un giorno questo dolore ti sarà utile – Peter Cameron – 2007, pagine 206

“Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno.”

Il mio primo Cameron, ok sì, continua la serie ” Le mie mancanze”.

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James, è lui che parla. Un ragazzo che i genitori vorrebbero vedere felicemente iscritto all’università, ma lui non ne ha alcuna voglia. Vive con la sorella maggiore e la madre, con le quali ha un rapporto conflittuale, con le quali non riesce ad interagire, non si sente compreso ma solo giudicato e messo sempre sotto esame. Adora la nonna, Nanette, che va a trovare non appena ha bisogno di trovare la sua pace. Ho amato Nanette, la nonnina che ascolta, l’unica, che capisce, l’unica, che sa davvero consigliare, l’unica. Di consigli comunque ne dà pochi, fornisce calore e conforto, e anche cibo, quando occorre, quando un gesto vale più di mille parole. E poi ti spiazza, come solo gli anziani sanno fare, quando credi che siano lì nel loro mondo, improvvisamente se ne escono con una frase di una profondità assurda, dimostrando di essere nel tuo cuore più di ogni altro. In alcune piccole cose ci ho ritrovato la mia, e c’è stata un’accelerazione improvvisa di battito. James lavora nella galleria d’arte della madre insieme a John, che considera un suo amico. Va anche da una psicologa, sempre su invito dei genitori, a causa di un evento verificatosi durante uno degli strani ritiri scolastici statunitensi. E’ considerato “disturbato”, una bella parola che usiamo quando non capiamo gli altri. Una parola che ci mette in pace. Teoricamente sarebbe una storia di un adolescente che non vuol crescere, che non sa cosa vuol fare e nemmeno ha voglia di fare granchè. Ma non è solo questo. Francamente mi pare impossibile non simpatizzare col protagonista, magari ci fa anche arrabbiare, col suo carico di depressione così elevato per i suoi soli 18 anni, ma siamo con lui, in questo momento di passaggio tra la giovinezza e l’ingresso nella maturità, il momento del “salto”, quello in cui si deve lasciare il porto sicuro, magari povero di cose ma comunque sicuro, e abbandonarsi alla navigazione in mare aperto. James non vuol far parte del gregge, James non vuole mischiarsi al mare di stupidità e di superficialità che vede nei suoi coetanei, ne ha quasi paura a livello fisico, non vuole proprio essere toccato nel corpo e nell’anima, ha paura di una qualsiasi contaminazione. Credo che ognuno di noi, a quell’età, abbia provato almeno un minimo di disorientamento, di timore o di paura del futuro, quel momento in cui ti chiedi “cosa sarà di me?”. James non si sente disadattato o diverso perchè si sente lui stesso così, ma molto di più perchè sono gli altri a considerarlo tale. Tutti a credere che stia male, ma lui invece sta bene così com’è. La sua non è una ribellione o una contestazione rumorosa, ma silenziosa. Lui non vuole disturbare nessuno. Quando ha i suoi momenti di panico totale non si fa notare spaccando tutto, ma fuggendo via da tutti. Non so, io ho amato questo personaggio. I genitori pretendono di instradarlo, di insegnargli a vivere, di tracciargli la strada, studio, carriera, e magari una bella famigliola da creare. E molto spesso nella vita accade questo, che i consigli più pressanti ci vengano forniti da persone che sono loro stesse “impicciate” maledettamente nelle loro vite, come questi genitori, che pretendono il meglio dal figlio, un meglio che loro non sono stati di fornire nè a lui nè a se stessi, quindi vogliono fornire una specie di “risarcimento” al loro ragazzo. Ma lui ha le sue idee, i suoi sogni, vuole che la strada che percorrerà sia tracciata da lui, anche se magari prevede solo l’acquisto di una casa vittoriana e tempo per leggere i suoi amati autori, mentre magari impara un mestiere servendo in un MacDonald…ha personalità, il giovane, e lo conferma nei “duelli” verbali con la psicologa, a volte spassosi…
“La gente pensa che se dimostra di avere ragione…l’altra persona cambierà idea. Ma non è così.”
Cameron cristallizza la descrizione in questo attimo di passaggio, non ci dice niente del passato di James e niente del futuro, il suo intento è appunto mostrarci cosa si prova nell’attimo del salto. La paura di crescere, di aprirsi, di non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. E non è roba che riguardi solo gli adolescenti, riguarda chiunque. Quante volte ci nascondiamo nel guscio, noi adulti, pur di non affrontare la vita? E siamo tutti a sperare che, prima o poi, arriveremo a dire che sì, in effetti tutto il dolore passato ci è stato utile.
Il libro ha uno stile delicato, ha grazia, eleganza, leggerezza, e scorre benissimo. Ma i temi, pur se non originali, sono profondi. (anche perchè vorrei capire quali sono i temi originali, e come si tirano fuori…)

Carlo Mars

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