Ian McEwan, La ballata di Adam Henry

Avevo detto forse che avrei resistito? L’avevo detto?? Ma come avrei potuto se vado ora confessandovi che lo Ian è stato per lungo tempo uno dei miei scrittori contemporanei preferiti? E quindi vado aspettandomi sempre cose belle da lui e quando trovo diludenti alcune sue robe tuttavia non demordo e continuo a dargli credito. Faccio bene, mi dico dopo aver terminato sta ballata. Faccio bene perché la sua scrittura ancorché per me paragonabile a una gelida, bigia, piovosa serata di tipo londinese, trova quasi sempre il modo di prendermi il cuore e non lasciarmi indifferente.
La storia: Fiona, donna matura e giudice rigoroso, esemplare e retto, con un matrimonio in difficoltà, deve decidere se autorizzare una trasfusione che potrebbe salvare la vita di un diciassettenne la cui famiglia appartiene ai testimoni di Geova. Egli stesso, pur se ancora minorenne rifiuta il trattamento. L’incontro tra la donna matura e il giovane non sarà privo di conseguenze…
Il tema, il rapporto tra giustizia e morale, il conflitto tra ragione e sentimento (uelà!), tra condotta personale e pubblica, la crisi improvvisa in un’esistenza apparentemente colma di certezze, la consapevolezza che nulla invece può dirsi certo.
Alcuni trovano la scrittura dello Ian insopportabilmente noiosa (vero Sir?), io non sono tra coloro…

“Sentire Adam suonare la commosse, e la turbò nel profondo. Chi prende in mano un violino, o qualunque altro strumento musicale, compie un gesto di speranza che comporta il desiderio di un futuro”

Stefania Lazzia

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