Jeanette Winterson – Scritto sul corpo

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“Sarà diverso quando saremo sposati. Pensa ai bambini. Il tempo rimargina le ferite. Ancora in attesa del Signor Right? della Signora Right? E magari di tutti i piccoli Right? Sono i cliché il problema. Perché un’emozione precisa richiede un’espressione precisa. Se ciò che provo non è preciso, dovrò comunque chiamarlo amore? E così terrificante, l’amore, che tutto quello che posso fare è ficcarlo dentro un cesto pieno zeppo di soffici giocattolini rosa e spedirlo al mio indirizzo con un biglietto di “felicitazioni per il fidanzamento”. Ma non è il fidanzamento, è la confusione, il punto. Faccio di tutto per distogliere lo sguardo, perché l’amore non si accorga di me. Voglio la versione annacquata, il linguaggio sdolcinato, i gesti insignificanti. La poltrona sfondata dei cliché. Va bene, milioni di culi si sono seduti qui prima del mio. Le molle hanno ceduto, il tessuto ha un odore familiare. Non devo aver paura, ascolta, l’hanno fatto anche i nonni, lui con il colletto inamidato e il cravattino, lei col vestito di mussola bianca che tirava un po’ sui fianchi. L’hanno fatto loro, l’hanno fatto i miei genitori, adesso lo farò anch’io, no? Le braccia aperte, non per abbracciarti, ma per tenermi in equilibrio, mentre camminando nel sonno mi dirigo verso la poltrona. Come saremo felici. Come saranno tutti felici. E vissero tutti felici e contenti.”.

Lalab Bianchi

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