La lotteria – Shirley Jackson #ShirleyJackson #Lotteria #recensione

NO SPOILER.

La Lotteria è un racconto di Shirley Jackson, in genere pubblicato insieme a qualche altra novella dell’autrice, poichè è davvero breve. Tuttavia è considerato uno dei capisaldi della letteratura americana, oggetto di tesi universitarie e saggi critici, adattato in diversi film, trasmissioni radio, un’opera, un atto teatrale, una graphic novel che leggerò oggi, per finire citato anche nei Simpson. Uscì per la prima volta nel 1948 sul New Yorker, causando una valanga di proteste nei lettori, un putiferio di richieste di spiegazioni e scuse, accuse, insulti, e annullamenti di sottoscrizione alla rivista. Quella che era allora la Unione del Sudafrica ne bannò addirittura la pubblicazione. Sia la Jackson che la redazione del New Yorker furono presi in contropiede dalle reazioni dei lettori attoniti, scandalizzati, o addirittura spaventati dalla inquieta possibilità che una cosa del genere “potesse davvero succedere”. La stessa autrice racconterà di aver ricevuto solo quell’estate all’incirca trecento lettere di rabbia e insulti da lettori, e per contro poteva contarne non più di una decina positive, tutte inviate da amici. Persino sua madre la rimproverò per aver prodotto “Quel racconto“, spiegando che forse era meglio si dedicasse a tirare su il morale delle persone, non a turbarle.

La Lotteria racconta di una piccola, tranquilla cittadina del New England, che ha un’annuale lotteria appunto, tenuta da tempo immemore in una bella mattina assolata del mese di giugno. Senza nulla anticipare, partendo dal titolo è ovvio che più o meno tutti questi anni di film e libri che hanno sviluppato tematiche simili ci hanno in un certo senso preparato a quello che può essere il contenuto della storia. In un certo senso, ma non del tutto. Fidatevi. Ho letto una marea di letteratura gotica e horror, passata e presente, eppure la fine mi è arrivata come un treno in faccia: dall’idillio, alla cupezza, all’angoscia, al nero più profondo. Quando si sa scrivere, si sa scrivere, punto. La Jackson in neanche 50 pagine costruisce un classico, che rimane tale settanta anni dopo perchè lascia con brutale efficienza il lettore angosciato a pensare. Perchè l’aberrazione è proprio dietro l’angolo, ovunque, anche nella tranquilla provincia americana dei prati verdi, granaio rosso e chiesetta bianca in lontananza.

Perchè di quello che succede nella lotteria non viene fornita spiegazione della causa, non c’è ragione, se non quella del “si è sempre fatto così”. Perchè la coscienza individuale quando subentra la mentalità imperante del branco è sempre pronta a soccombere.

Perchè siamo tutti brava gente, finchè.

Lorenza Inquisition

 

L’incubo di Hill House, Shirley Jackson

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‘L’incubo di Hill House ‘ Shirley Jackson

‘A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce.’ Dedica Stephen King nella prefazione de ‘L’incendiaria ‘.
Incuriosita dall’autorevole citazione, e ancora desiderosa di fantasmi e lugubri atmosfere dopo la lettura del Giro di vite, malgrado la mia superpila di libri in attesa, mi sono avventata in libreria e ho acquistato il suo romanzo più famoso, L’incubo di Hill House.
Hill House e’ una vecchia casa, tutta piani inclinati, angoli sfalsati, stanze labirintiche una dentro l’altra, in una conca fra incombenti colline, progettata e fatta costruire dal proprietario originario per andarci a vivere con la famigliola felice. Ovviamente invece una serie di funesti avvenimenti, nel tempo, fa’ si’ che la casa rimanga abbandonata, con la fama di essere maledetta e foriera di sventure.
‘.. me ne vado prima che cominci a far buio’ annuncia la governante ‘non ci sarà nessuno intorno se ha bisogno di aiuto. Quelli più vicini stanno in paese. Nessun altro e’ disposto ad avvicinarsi più di così’.
La protagonista e’ Eleanor, una donna fragile, dalla vita sfortunata, invitata da un professore studioso dell’occulto che ha riunito nella casa un gruppetto di persone con pregresse esperienze di manifestazioni paranormali, per documentare i fenomeni che vi accadono allo scopo di scriverne un libro. Eleanor cerca un’avventura che movimenti la sua triste vita, e quindi resiste a tutti gli avvisi di pericolo e alla lugubre dichiarazione iniziale della governante. E poi alla fine non può più scegliere di andarsene perché la casa sceglie lei..
E’ un romanzo di 230 pagine, e nelle prime 100 non succede niente, creando un’attesa anche forse un po’ irritante, però poi ampiamente ripagata dalla successiva quantità di paurosi accadimenti.
Ne hanno fatto anche alcuni film, Haunting-presenze ricordo anche di averlo visto in un passaggio in tv, secondo me è molto meglio il libro.
Bello, ma non leggerei altro di questa autrice che il Re considerava una maestra.
Senza dubbio questo e’ un caso in cui l’allievo ha superato il maestro.

Claudia Venturi