L’uomo nero e la bicicletta blu – Eraldo Baldini #EraldoBaldini #recensione

L’ uomo nero e la bicicletta blu Eraldo Baldini
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011

Empatia. Nostalgia. Amore. Rabbia. Compassione. Dolore.
Un’altra storia della nostra Italia di provincia.
I nostri bisnonni, i nostri nonni, i nostri genitori, le loro storie, la nostra identità, le nostre origini.
Un mondo antico, ma genuino.
Dove tutti avevano la loro importanza,
il loro ruolo sul palcoscenico della vita,
anche gli strani,gli strambi, gli originali.
Le feste di paese, la raccolta del grano,
gli amici del cuore, quelli che non dimenticherai mai, i focolari, le famiglie, la povertà e la ricchezza, la prima tv, il festival di Sanremo, la scuola che a volte non finisce mai e a volte finisce troppo presto, le estati agognate, le avventure, i sogni, una bicicletta nuova e il primo amore di ragazzini.
Quel continuo rincontrarsi nelle case e nei bar
e quel continuo raccontarsi le stesse vecchie storie, che alla fine diventano come leggende,
e se pure le conosci a memoria non puoi non fermarti a riascoltarle.
Questo è un libro che ti trascina indietro.
Che ti fa ricordare le tue corse, le tue prime emozioni, i primi casini, i primi schiaffoni subiti, le prime gioie, le prime ingiustizie, i primi digiuni per protesta o per amore.
La prima volta che stringere una mano nella tua
vuol dire volare. Ho rivissuto la Purezza.
Ma qui c’è momento preciso in cui l’infanzia si spezza.
La prima volta che arriva il Male.
L’attimo preciso in cui l’adulto irrompe e fa male.
Anche se la stragrande maggioranza di noi
non ha avuto uno strappo cosi doloroso.
Due terzi di storia in cui ho riso e sorriso.
L’ultimo terzo che ti strazia il cuore.
Ho rivisto Ammaniti, ho rivisto Stand By Me, ho rivissuto tutte le storie di bambini innocenti e sognatori, quelli che avrei voluto abbracciare ed aiutare, quelli che mi hanno fatto vivere i loro undici anni e fatto ripensare ai miei.
Parole semplici, dirette, che mi sono arrivate
dritte al cuore. Gigi resterà nella mia mente per molto tempo.
Insieme alle lacrime che ci ho versato in un pomeriggio estivo.
Resti con la nettissima sensazione che tutto sia accaduto davvero, e ti senti un vuoto dentro vivissimo.
Così bello, così crudele.

Musica: Uno per tutte, Tony Renis
https://youtu.be/HuOOMoXiPR0

Carlo Mars

Me parlare bello un giorno – David Sedaris #davidsedaris #recensione

*Rory Gilmore Reading Challenge

Me parlare bello un giorno David Sedaris
Traduttore: M. Colombo
Editore: Mondadori
Anno edizione:2005

Scrittore americano figlio di genitori greci, Sedaris pubblica questo libro nel 2000, una raccolta di racconti abbastanza brevi, o meglio una bizzarra e tutto sommato divertente collezione di episodi di vita personali che ritrae in maniera impietosa equilibri di famiglia, relazioni sentimentali e rapporti interpersonali.

Il titolo è dovuto a un problema linguistico che Sedaris aveva da bambino, e parla dei relativi incontri con la logopedista. L’umorismo e le descrizione sono divertenti, intelligenti e quasi mai banali, l‘autore si racconta in prima persona con sarcasmo e ilarità: dai difetti di pronuncia curati dalla perfida logopedista, all’infanzia nel North Carolina, le origini greche dei genitori, il passato da artista/performer improvvisato a New York, il college e la droga e infine l’esperienza da espatriato in Francia.
Alcuni episodi fanno ridere, altri meno consistenti, e per me, nonostante il divertimento, il libro è senza infamia e senza lode. Immagino sia stato più divertente ascoltare gli sketch radiofonici riguardo gli episodi tragicomici della sua vita dal vivo che rileggerli poi per iscritto. Certamente qualche risata la strappa, quindi forse va semplicemente letto così, come un passatempo, con spirito leggero.

Stephanotis Lillium

«Quando la merda ti piove addosso, tu mandala affanculo e strafogati di caramelle!»