La fattoria del Coup de Vague – Georges Simenon #GeorgesSimenon #Adelphi

Come tutti i giorni, spuntò il sole, ma loro nemmeno se ne accorsero. Ci erano talmente abituati, come anche al paesaggio, che non ci facevano più caso. Un sole luminosissimo, un cielo che, pur essendo meno azzurro che altrove, era di una purezza assoluta. Vero è che si muovevano in un mondo fuori dall’ordinario: né sulla terraferma né sul mare, e l’universo, smisurato eppure in apparenza deserto, sembrava l’immensa valva di un’ostrica, con le stesse sfumature iridescenti, verdi, rosa e azzurre, che si fondevano come nella madreperla.
L’Île de Ré, per esempio, o meglio la sottile fila di alberi che se ne scorgeva, sembrava sospesa nello spazio, simile a un miraggio. La fattoria del Coup de Vague era quasi altrettanto irreale: una casa rosa, di un rosa troppo intenso, con un filo di fumo che prolungava il comignolo al di sopra della spiaggia di ciottoli, dove di lì a poco i carretti avrebbero ripreso contatto con la terraferma”.

Il “coup de vague” è quello della marea di La Rochelle che va a coprire gli allevamenti di mitili e di ostriche possedute dalle due zie Laclau – Hortens, dura e austera come una suora ed Emilie, dolce e, solo apparentemente, fragile. Vivono nella fattoria con il nipote Jean, figlio di un fratello defunto nel Gabon francese e di una madre senza nome morta di parto. Lui, che non si fa troppe domande, è il bel ragazzone del paese. Come per ogni cosa che non sia raccogliere le ostriche e portarle al mercato, il suo lavoro, sono le zie a prendere in mano la situazione per “risolvere il problema” di lui che mette nei guai la figlia del sindaco. Quando la marea si abbassa, lascia scoperta la fanghiglia del fondo, quella del mare e quella della vita provinciale della costa atlantica francese, quella che l’autore fa emergere con la sua infallibile scrittura fatta di mezze frasi, allusioni, non detti che dicono tutto della povertà morale e materiale, le menzogne e le ipocrisie che abitano le persone e i personaggi. Un Simenon che sceglie di ambientare e sviluppare la sua storia quasi esclusivamente all’interno delle mura domestiche, un romanzo introspettivo che scava fra le pieghe dei rapporti familiari, portando a galla il non detto. Bellissimo romanzo duro, non un giallo, in cui spiccano le figure femminili: alcune dure e calcolatrici, padrone della loro vita che non necessita degli uomini, altre picchiate e sfruttate da fannulloni, altre sposate per forza e sottomesse.

Simenon, “Le coup de vague”, scritto nel 1939, ancora una volta impareggiabile affrescatore della condizione umana. Imperdibile per gli lettori Simenon-dipendenti come il sottoscritto.

Renato Graziano

La fattoria del Coup de Vague – Georges Simenon

Traduzione di Simona Mambrini
Biblioteca Adelphi, 716
2021, pp. 142
isbn: 9788845935619
Temi: Letteratura francese

Risvolto

Ogni mattina, da tutte le case prospicienti la spiaggia denominata, quasi fosse un presagio, Le Coup de Vague (alla lettera: «il colpo d’onda»), avanzano, nella melma e nei banchi di sabbia lasciati dall’oceano che via via si ritira, i carretti dei mitilicoltori che vanno a raccogliere ostriche e cozze. Tra loro, Jean e sua zia Hortense, «coriacea, granitica, solida», quasi fosse «fatta anche lei di calcare». È Hortense, insieme alla sorella Émilie, con la sua «faccia da suora», a mandare avanti la casa e l’azienda. E dalle zie Jean si lascia passivamente coccolare e tiranneggiare: gli va bene così, ha una motocicletta nuova, le partite a biliardo con gli amici e tutte le donne che vuole, perché è un pezzo di marcantonio, con i capelli neri e gli occhi azzurri. Quando però la ragazza che frequenta da alcuni mesi gli annuncia di essere incinta, la monotona serenità della loro vita viene travolta da qualcosa che assomiglia proprio a un’ondata, improvvisa, violenta. A sistemare la faccenda ci pensa, naturalmente, zia Hortense: basta conoscere il medico giusto, e pagare. Ma qualcosa va storto, e Jean è costretto a sposarla, quella Marthe pallida, spenta e sempre più malata, di cui le zie si prendono cura con zelo occhiuto e soffocante…
Rari sono gli scrittori capaci, come Simenon, di portare alla luce, sotto la corteccia della rispettabilità piccolo-borghese, un verminaio di menzogne e di rancori, di ricatti e di ferocie.

L’acqua del lago non è mai dolce – Giulia Caminito #GiuliaCaminito #Bompiani

«In un romanzo a tratti visionario e affidato a una lingua corposa, dalla consistenza materica, mentre Antonia resta “scolpita nel marmo della sua maternità”, Gaia, personaggio capace di suscitare nel contempo solidarietà e profonda avversione per il crescente cinismo, “muta come biscia al sole”»Marzi Fontana, la Lettura

Buonasera cinquantine e cinquantini ( molto più prolifici lettori di me), vi lascio la mia esperienza dell’incontro difficile e carnale con un libro di cui si sta parlando molto, per chi desidera addentrarsi. Buona lettura!

Leggere il libro di Giulia Caminito é stato una lotta. Avevo previsto un giorno di bulimia emotiva, sono diventati tre, poi una settimana. Ho detestato la sua incredibile pesantezza, la drammaticità che penetrava nelle porosità di ogni singola frase. Durezza adamantina, nucleo d’acciaio dentro un guanto di pelle scabra. Ce la faccio? Leggevo due pagine e il cuore doveva già rallentare, troppa verità, troppa acqua. Tre storie vere si intrecciano in un’unica trama romanzata, sullo sfondo Anguillara Sabazia e il lago di Bracciano, al centro la vita adolescente di Gaia è quella della madre Antonia.

Antonia mi ha ricordato cicatrici ben note nella storia della mia famiglia, quella rabbia trasparente e feroce di chi deve fronteggiare ogni giorno la minaccia della miseria e deve reggere da sola le mura di un’intera famiglia. La povertà rende scorze dure, gli affronti si stratificano pronti ad esplodere, come un’eruzione vulcanica, e la vita di Gaia si annoda intorno a questi scoppi, arrampicandosi attraverso le varie tappe della crescita con le unghie e con i suoi indomabili capelli rossi. Studentessa modello, ragazza criminale. Amica coraggiosa, discreta, limpida, ma che sa punire con distanze omicide, silenzi gelidi. Ma nella vita tutto gira e ritorna, tutto si paga. Finché, con il sopraggiungere dell’età adulta, il vulcano si spegne lasciando il buco di un cratere, ma persino il vuoto, il solco più doloroso, può essere colmato con l’acqua. Anche se non é mai dolce.

In questa storia vengono a galla anche questioni politiche e sociali, che però si avvolgono intorno alla storia o, per meglio dire, trasudano da essa, lasciando alla mente del lettore il compito di valutare, cogliere. Un romanzo che definire crudo sarebbe riduttivo e ingiusto, perché ingiusta, dura, palpitante, violenta, appassionata e crudele é proprio l’adolescenza, e leggere questo libro ne fa rivivere il dolore, che sia per riconoscimento o per mancanza. A me, per esempio, ha ricordato che un’adolescenza normale, con gli amici di gruppo, i fidanzati, le nemiche e i nemici, i riti di passaggio e di iniziazione, i pomeriggi trascorsi a casa con le amiche, le uscite in bicicletta, in motorino, in macchina, per andare al bar, in spiaggia o in discoteca non ci sono mai stati, se non davvero radi. È un libro molto “italiano” e per questo scomodo, perché raccontando di Gaia e della sua famiglia, di Anguillara e di Roma, si racconta anche di quello che é l’Italia, di cosa significa vivere nella realtà ristretta ma anche intima, antica di un paese, ed essere sottoposti al perenne stigma del confronto tra strati sociali diversi, con il loro pesante carico che si ripercuote anche sulle possibilità di un futuro, sul tentativo disperato di emergere. Un romanzo che potrei anche, perciò, senza timore definire “politico”.

Persino un cuore duro come il mio si é lentamente sciolto, alla fine le parole di Giulia mi hanno sparato, mi sono penetrate nel fianco. Consiglio una lettura immersiva in cui vi lasciate trasportare dalla corrente in piena di questo linguaggio particolare, dagli echi classici, con punte semantiche forbite come piccoli diamanti ed elenchi di immagini che come melma, rami caduti da un faggio, foglie, detriti e cadaveri vi trascineranno, se vorrete abbandonare l’ego, verso la cascata delle emozioni che compongono la nostra identità privata, ma anche la nostra identità di italiani che vivono, lottano e combattono per sopravvivere in Italia.

Giulia Casini, 3.03.21

L’ acqua del lago non è mai dolce – Giulia Caminito

Editore: Bompiani Collana: Narratori italiani

Anno edizione: 2021 In commercio dal: 13 gennaio 2021