Colum McCann – Questo bacio vada al mondo intero #ColumMcCann #recensione

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Nel 2014, spinto dal quarantennale dell’impresa, ho cercato il film Man on Wire, di cui vi ho già raccontato qualche settimana fa. Acquistandolo mi è stato proposto anche questo libro, che narra di vicende che avvengono proprio all’ombra di quell’uomo sospeso in una danza magica su un cavo teso a 110 piani dal suolo. Il titolo non mi ispirava per niente, ma le recensioni dei lettori mi hanno spinto a mettere anche quello in lista.
Così sono partito di nuovo per NY, nell’Agosto del 1974, e dintorni.
Il libro prende l’avvio proprio da quella mattina. Una figura nera sul cornicione, lassù in cima al mondo, qualche passante che inizia a guardare e che inizia a diventare folla, e domande e cosa succede e che ci fa lassù e forse si butta e buttati! e…
E poi il libro racconta di altre vite e altre storie, tutte a loro modo unite da fili sospesi nel vuoto, fili invisibili ma tesi e capaci di portarti dove non ti saresti mai aspettato, o di farti precipitare. Si racconta di perdite e di incontri, della vita che svolta in un battuto di ciglia, della grande Storia, che in quegli anni si chiamava Vietnam e Watergate, e della storia dei miserabili, dei tossici e delle battone nel bronx, o dei ricchi di Park Avenue, che ritrovano proprio tra quelle case fatiscenti una ragione per farsi forza a guardare oltre la propria disperazione.
Fili sospesi da percorrere verso un posto una persona che si possa, finalmente, chiamare Casa, lasciando il resto del mondo a girare.

PS: il libro mi sembra tradotto bene, ma non mi capacito della scelta del titolo, orribile. L’originale è Let the great world spin.

Luca Bacchetti

Colum McCann, TransAtlantic

 

 

transatlantic

McCann è l’autore di quel piccolo gioiello pubblicato qualche anno fa col titolo “Questo bacio vada al mondo intero” (che straconsiglio, non fosse altro per incontrare l’angelico Philippe Petit). In questo nuovo libro propone una forma narrativa rischiosa: l’incastro tra vero e verosimile, tra figure realmente esistite e altre inventate ma la cui esistenza è del tutto credibile, tra Storia e fantasia. Uno scritto che è anche romanzo storico e che copre un arco temporale piuttosto ampio, da fine Ottocento ai giorni nostri.

Il libro ci racconta un’unica grande storia frammentata in più capitoli con diverse voci narranti e salti temporali nei quali, all’inizio, si fa fatica a trovare un legame ma che con il procedere della lettura iniziano a comporre un quadro stupendo.

Il filo conduttore della storia è una lettera, mai aperta, che viene tramandata da madre in figlia per diverse generazioni, mentre vicende diverse ci accompagnano in un viaggio continuo tra Stati Uniti ed Irlanda, legate dal filo doppio dell’emigrazione prima e della politica poi. In questo viaggio mai interrotto troviamo figure reali come quelle degli aviatori Alcock e Brown , primi al mondo a tentare una trasvolata atlantica senza scalo agli inizi del Novecento; Frederick Douglass, nero liberato diventato personaggio centrale nella lotta per l’abolizione della schiavitù; il senatore americano George Mitchell, figura recentissima con un ruolo di primo piano nei colloqui di pace per la questione irlandese.
Inizia con loro, questo libro. Con personaggi reali sullo sfondo di grandi eventi storici. Ma è quando si arriva verso la metà del romanzo che compaiono in modo consistente le vere protagoniste della storia. Sono le donne indipendenti, battagliere, forti ed orgogliose la vera anima del libro. Combattono contro la povertà, i pregiudizi, l’atroce accanirsi del destino. Lottano per la loro indipendenza, per i la sopravvivenza dei figli, per far sentire la propria voce e difendere la propria terra. Sono ritratti di donne che entrano nel cuore, soprattutto l’ultimo che chiude il libro e la storia di una famiglia. Hannah è l’ultima voce narrante, una donna anziana con il cuore ferito dalla più dolorosa delle perdite, con il peso degli anni e dell’eredità di una storia famigliare che si sta chiudendo. E con il peso di quella lettera mai aperta, un fragile ricordo di un secolo prima, la leggerezza della carta e il peso della possibilità che potrebbe rappresentare.

McCann ha il dono della poesia, quel modo di scrivere e descrivere con una delicatezza che non è quella melensa e ruffiana di chi scrive con la pretesa di nascondere il nulla dietro periodi ben confezionati. La sua scrittura avvolge senza soffocare, in alcuni passaggi (quelli in cui si entra più nell’intimo dei personaggi) incanta.

Questo libro mi è piaciuto molto, anche se non ai livelli del precedente lavoro di questo autore. Una critica potrebbe forse essere quella rivolta ad alcuni passaggi che definirei telegrafici: un susseguirsi di frasi brevi, contratte, che in alcuni momenti non ho apprezzato. Ma per il resto mi ha affascinata e commossa, perché “Nessuna storia è muta…malgrado la sordità e l’ignoranza, il passato continua a scorrere nel presente”.

Anna LittleMax Massimino