Ancora io / La scelta di Katie – Lisa Genova #LisaGenova #Piemme

Traduttore: L. Prandino
Editore: Piemme
Traduttore: L. Prandino
Editore: Piemme

La scelta di Katie – Lisa Genova

Il mio intento era esplorare le tematiche patologiche legate al cervello in chiave un poco romanzata, e ho trovato lei, Lisa Genova. Meglio conosciuta come l’autrice di Still Life sul morbo di Alzheimer da cui è stato tratto un famoso film di successo con protagonista Julianne Moore, intitolato Perdersi, la Genova, italiana di nome ma di fatto americana, è una romanziera ma anche esperta in neuroscienze che si è cimentata in altri romanzi su malattie neurodegenerative. È il caso di “Ancora Io” sulla sindrome del Neglect Unilaterale e della “Scelta di Katie” sulla Corea di Huntington (CH). Il significato di questa mia scelta non è stato solo conoscere le caratteristiche essenziali delle varie malattie cerebrali quanto piuttosto il loro impatto sulle persone affette e la capacità di reazione dei malati. Questo è il filo che accomuna le due letture e questo l’intento del mio commento.
In “Ancora io” la protagonista Sarah è una donna in carriera, responsabile delle risorse umane in una grossa società americana. Vive a Boston con 3 figli ed un marito e va a 1000 cercando di sconfiggere la mancanza di tempo, essere sempre la migliore in questa corsa affannosa e restare comunque una buona madre. Ha conflitti irrisolti che si riverberano nei sogni ma essenzialmente non si concede mai il lusso di fermarsi a pensare. Le urgenze hanno la priorità ed essere multitasking è il suo credo e il suo vanto. Nei primi capitoli si sente forte questa ansia da prestazione che coinvolge il lettore sino allo spasimo. Ma la vita riserva sorprese e non sempre piacevoli. In uno di questi momenti in cui guidando si può fare anche altro la ricerca di una agenda nella borsa è fatale. Si verifica un incidente pauroso che cambierà tutta la sua vita, suo malgrado. Una volta in ospedale scopre di aver subito un danno all’emisfero destro, per cui il cervello non percepisce niente di quello che sta a sinistra. Non è cieca ma è come se lo fosse, non è zoppa ma in effetti lo è. Non può utilizzare il piede e la mano sinistra ma in effetti potrebbe, la visione rimanda un tutto che in realtà è una metà. Non c’è più modo di comandare tutto e tutti, al contrario, anche le operazioni semplici, come leggere una pagina di un libro, vestirsi o nutrirsi, diventano per lei sfide dolorosissime, che la impegnano in uno sfibrante lavoro di recupero destinato a dare risultati molto lenti. La sua patologia, la Negligenza Spaziale Unilaterale, le impedisce di riconoscere le parole scritte nella parte sinistra della pagina, di comandare il braccio sinistro, di scoprire l’esistenza delle posate poste alla sinistra del piatto: le operazioni che gli altri compiono senza neppure pensarci per Sarah diventano avventure faticose, a volte al di sopra delle sue capacità. Il multitasking esce di scena, e con esso la felice alleanza tra successo e identità: Sarah è ancora Sarah? Dopo un primo momento di disperazione, ella affronta la malattia con determinazione, “Conoscenza. Pugno. Lotta. Posso farcela.” con Attitude, come è scritto nel poster della sala di riabilitazione. È l’unica strategia che conosce, è l’unica con cui è cresciuta, è l’unica che l’ha difesa durante una infanzia e giovinezza dolorose e solitarie. Ma questo non è l’atteggiamento giusto: “Mi sono tanto concentrata sulla mia sorte orribile e ingiusta che non ho preso in considerazione l’aspetto positivo delle mie condizioni, come se fosse rimasto seduto in silenzio sulla sinistra, presente ma ignorato.” In effetti sul poster non è scritto “vinci” ma “sii grata”. Ora finalmente il vero cambiamento può avere inizio. Romanzo forse un po’ scontato ma raccontato con passione e davvero coinvolgente.

«Katie, e tu?» chiede Patrick.
Sospira. Vuole davvero saperlo?
Sì e no. Certo, scoprirsi negativa sarebbe un enorme sollievo.
Ma in fondo in fondo è quasi sicura di averla.
Però in assenza di una prova clinica indiscutibile
può sempre sperare di non averla.

Ne La scelta di Katie, si parla invece di una malattia meno conosciuta, ma davvero crudele e subdola, la Corea di Huntington (Qui il sito italiano della Onlus relativa). Cosa si può dire a Joe, un poliziotto di Boston di 43 anni che scopre che i suoi movimenti inconsueti, la sua rabbia, la sua paranoia non sono i postumi di una sbronza ma i segni inequivocabili della Corea di Huntington, una malattia totalmente ereditaria neurodegenerativa e senza via di scampo? Nulla, solo si assiste impotenti a questo veloce deteriorarsi; la malattia è genetica ed ereditaria, e al momento non esiste una cura e porta alla morte, è come un killer silenzioso che uccide da dentro e che non soddisfatto è in grado di uccidere anche il resto della famiglia, i suoi 4 figli, suo nipote. Sì, perché la discendenza ha 50% delle possibilità di ereditarla e morire inesorabilmente entro 10 anni. Joe, come Sarah, è abituato a combattere, a gestire le situazioni difficili, come gli hanno insegnato alla scuola di polizia, ma vedere fallire tutto intorno a sé, dal lavoro, alla pensione, e soprattutto i sogni dei propri figli, è troppo. Patrick, Meghan, Katie e JJ potrebbero sapere subito la propria sorte attraverso una semplice analisi del sangue… ma è giusto conoscere il proprio futuro abdicando al proprio presente? Oppure sapere tutto li libererà dell’angoscia quotidiana di sbirciare angosciati le possibili mancanze di equilibrio, mancanze di memorie, difficoltà di parola, gesti incontrollati, pur rimanendo consapevoli? E in queste condizioni è il caso di lasciarsi amare? Avere un figlio? Nessuno può lasciare la scena. Il suicidio in questo caso forse è un atto di egoismo. Vivere per insegnare come morire e per amare gli altri potrebbe essere una possibilità dato che noi siamo più di un DNA.

“Impareremo da te come convivere con la CH e come morirci, papà”. In fondo quello che serve, in ogni vita, è poter credere in qualcosa.

Paola Filice 

L’Isola del Tesoro – Robert Louis Stevenson #IsoladelTesoro #Stevenson

“Non ho mai visto il mare calmo intorno all’Isola del Tesoro. Il sole poteva risplendere alto, l’aria essere priva di un alito di vento, la superficie liscia e azzurra, ma i cavalloni continuavano a rovesciarsi lungo l’intera costa esterna, rombando e rombando giorno e notte: e non credo vi sia un solo punto nell’isola dove non giunga il loro fragore.”

Traduttore: L. Cangemi
Illustratore: G. Bernstein

Dopo “La vera storia del pirata Long John Silver”, dovevo tornare alle origini. Ed eccomi piena di entusiasmo con la bella nuova edizione del Battello a Vapore, traduzione di Laura Cangemi (una garanzia, direi), introduzione di Piumini perfetta per il pubblico per cui è pensata, note storico/culturali a margine e graziosi disegni.

Probabilmente solo io non l’avevo ancora letto, e probabilmente solo io non sapevo nulla della storia a parte i nomi dei personaggi principali, ma due parole vorrei spenderle.

Mi è sicuramente piaciuto, è stata una lettura veloce, leggera e scorrevole, ma forse troppo. Mi aspettavo grandi emozioni, grandi intrighi, grandi cose… Invece ho avuto la sensazione che in alcuni passaggi il Sig. Stevenson non sapesse come ‘cavarsi d’impiccio’, vuoi per mancanza di fonti/conoscenze per descrivere bene le cose, vuoi per fretta di finire, non so, ma troppi passaggi si risolvono in una veloce lista della spesa e ciao, in 3 righe passiamo oltre. Questa cosa mi ha lasciata un po’ delusa. Penso che se l’avessi letto a 10 o 13 anni mi sarebbe piaciuto un sacco di più, probabilmente è un ricco piatto per lo stomaco di un ragazzino ma per un adulto risulta un antipasto nemmeno troppo abbondante…
Sull’ambientazione vaga e confusa si può soprassedere: crotali in un’isoletta presumibilmente caraibica? Pini? Anche marittimi, esistono in centro-america? Mi devo informare. Ci sorridi un po’, ma dispiace.
John Silver è sicuramente il personaggio più magnetico della storia. Lui mi è piaciuto un sacco, ma è ovvio. =D
Non mancano dei passaggi degni di nota, a mio parere quando Jim ruba la nave per nasconderla è forse il punto di picco, e anche lo sbarco e la scoperta del tradimento della ciurma. Tutto il resto mi sembra un gran potenziale inesploso. Un deposito di polvere da sparo ma con la miccia che si spegne e non esplode, e tu sei lì che aspetti il botto.
Non era poi mia intenzione relegare il romanzo tra le letture solo per ragazzi, ma mi rendo conto che da come ho espresso il pensiero, può sembrare così. Il fatto che sicuramente mi sarebbe piaciuto di più da ragazzina è soprattutto perchè ero sicuramente meno “rovinata” da anni di studi letterari e romanzoni/pipponi/classiconi/paroloni. Che è tutto bellissimo, ma poi diventi esigente. E il romanzo ottocentesco io lo amo. E quindi ci resto male. Se invece hai 12 anni e non hai alcun preconcetto, probabilmente ti leghi più a quello che è raccontato, non al come, e quindi “chissenefrega delle righe frettolose. fa niente se gli eventi scattano in avanti in zero secondi, anzi, meglio! siamo già sull’isola” invece no, adesso io mi aspetto il racconto del viaggio. Non so se si capisce. Intendevo questo.
é sicuramente una pietra miliare, ma a mio parere non sta sul podio.

E quindi, continuerò a recuperare i classiconi che ho mancato da cciofane, ne vale sempre la pena, peccato che forse le letture fatte nel frattempo si mettono un po’ in mezzo. La sfida sarà cercare di approcciarsi a mente più aperta possibile.

“Pezzi da otto! Pezzi da otto!”

“-Per trent’anni- disse – ho solcato i mari, e ho visto il bene e il male, il meglio e il peggio, il bello e il cattivo tempo, le provviste esaurirsi, i coltelli impugnati, e non so cos’altro ancora. Be’, ti dirò, non ho mai visto venire fuori il bene dalla bontà. Io sono per chi colpisce per primo; i morti non mordono; questa è la mia opinione: amen, e così sia.”

Selena Magni