Mary Costello – Academy Street

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Terminato in pochi giorni questo libro appena uscito e abbastanza consigliato qui e la. Devo ammettere che Mary Costello è brava, almeno secondo me. E’ un romanzo con pochissima azione, si pensi che in meno di 200 pagine l’autrice racconta tutta la vita di una donna irlandese, Tess. Gli avvenimenti sono molto concentrati, perché l’autrice più che altro pone l’accento sui sentimenti dalla protagonista. Sì, più che il racconto della vita di una donna direi che potrebbe essere il suo diario dei sentimenti. E’ tutto pervaso da una malinconia di fondo che non ti molla mai, ma non ti stanca. Tess è una donna sfortunatissima, che vive un’esistenza come se fosse sospesa dalla realtà, in perenne attesa che succeda qualcosa per essere felice: nemmeno a dirlo, questo momento non arriverà mai. E’ una anti eroina che subisce tutto quello che le capita (e le capita davvero di tutto, credetemi) passivamente, come se non potesse ribellarsi, come se sentisse di meritarselo, come se sopportasse tutto solo perché spera sempre in un DOPO. Non è irritante, anzi, è molto umana in questo e molte di noi potremmo ritrovarci nelle sue debolezze. A volte, mentre si abbandona alla tristezza verrebbe voglia di strattonarla urlandole di reagire, di darsi una mossa, di andarsi a prendere quello che vuole, ma poi finisci con il darle una pacca sulla spalla e ad accettarla così com’è. Una donna sola, sfortunata e malinconica, che vive di libri e di ricordi e nel mentre invecchia. Sembrerebbe un libro da non leggere, e invece no. Esistono anche i perdenti, gli sconfitti in partenza, quelli che non ci provano nemmeno a lottare perché sanno già che andrà a finire male. Quelli che aspettano le disgrazie, e tra una e l’altra si dimenticano di respirare.

Paola Castelli

Stephen King, Mr Mercedes

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Ne abbiamo già recensioni di Mr Mercedes, lo so, però sto a casa malata e mi sto annoiando a morte, così l’ho scritta e ora vi tocca!

Adoro Stephen King, e leggo qualunque cosa egli proponga. Raramente sono rimasta delusa, anche se non ho letto tutto il suo repertorio (non so se basterebbero un paio di anni interamente dedicati a lui). Questo non è il suo prototipo di romanzo, anzi tutt’altro. Questa volta si cimenta in un thriller ad alta tensione di ottima fattura, degno dei migliori maestri del genere. In più, oltre alla suspence, troviamo altri ingredienti atipici della sfera kingiana (le indagini meticolose, il procedere macchinoso dei ragionamenti, la ricerca di prove) ma la sua penna è riconoscibile ad ogni tratto. Gli elementi cari all’autore sono comunque espressi alla massima potenza: c’è il male, celato dietro l’apparenza di una insospettabile normalità, un male subdolo, che è riuscito ad affondare le sue radici nell’infanzia fino ad esplodere al raggiungimento dell’età adulta. Un male che è terribile ed oscuro, che non si comprende e che è difficile anche da leggere nero su bianco. C’è la ricerca di redenzione e di riscatto da una vita avara, strafatta di solitudine. Una rivincita per cui spesso non c’è spazio, e che ha il sapore amaro dei premi di consolazione. La contrapposizione tra bene e male viene interpretata da due personaggi memorabili: uno spietato killer, autore di un terribile massacro e rimasto impunito, ed un ex poliziotto in pensione che viene sfidato in una agghiacciante caccia all’uomo dall’omicida stesso. Brady, ragazzo solitario che ha un lavoro precario in un grande negozio di elettronica e che vive con la madre alcolizzata, è IL MALE. Il vecchio Hodges, che dopo il pensionamento conduce una vita tristemente vuota fatta di cibi precotti e di giornate interminabili trascorse a guardare idioti programmi televisivi, è IL BENE. Anzichè darci la visione di due opposti, il re del male con l’aspetto di un orco e un supereroe giovane e muscoloso paladino della giustizia, King ci presenta entrambi come due anonimi sociopatici che impareranno presto a (ri)fare i conti con la realtà. E, assurdamente, avranno bisogno l’uno dell’altro per riuscire a farlo. Per Brady questa sfida rappresenta in un modo o nell’altro la possibilità di mettere fine ad un incubo che dura da tutta la vita, istigando il suo nemico contro se stesso. Mentre per Hodges segnerà l’inizio della parte migliore della sua esistenza. Hodges, per la sua tagliente ironia e il suo modo dolente di vivere, è stato paragonato dalla critica a Philpp Marlowe, indimenticabile detective frutto della fantasia del padre del “noir” Raymond Chandler. Personalmente faccio fatica a compiere questo parallelismo…Marlowe è inarrivabile ma devo ammettere che come erede Hodges non è tanto male.

Spesso mi ritrovo a parlare del genio di King. Ogni volta che mi capita di leggere un suo libro ci sbatto dentro con violenza, eppure ancora oggi se dovessi definirlo non sarei in grado di farlo. So per certo che in questo thriller ce n’è una buona parte, ed è quel tocco in più che lo rende così diverso da tutti gli altri anche se la trama probabilmente non è delle più originali.

“Caro detective Hodegs,

secondo le mie ricerche ha risolto centinaia di casi. Se è vero, come credo lo sia, ormai avrà immaginato che sono uno dei pochi riusciti a sfuggirle. Infatti sono l’uomo che la stampa ha deciso di chiamare a) il Jolly, b) il Pagliaccio, c) l’Assassino della Mercedes, il mio preferito!”

Sinceramente suo,

L’Assassino della Mercedes

Paola Castelli