Il tempo materiale – Giorgio Vasta

vasta
Romanzo d’esordio, Vasta è considerato tra i migliori esordienti degli ultimi anni.
Romanzo allucinato, linguaggio allucinante. Non conta tanto la trama, quanto lo stile e il linguaggio: il linguaggio, l’ossessione di Nimbo, il protagonista, orgogliosamente definito “mitopoietico”.
Anno 1978, anno dell’uccisione di Moro. I protagonisti sono tre undicenni della periferia palermitana, attirati dalle Brigate Rosse romane: la periferia attirata dalla capitale. Si organizzano in un gruppo, il NOI. Si rasano, cambiano il loro nome (dal cognome si passa a nomi di battaglia), aboliscono il linguaggio tradizionale e l’alfabeto latino sostituendolo con l’alfamuto: 21 posizioni del corpo che prendono ispirazioni dalla tv e dal pop.
È un romanzo intriso di violenza, con scene davvero intense. Può essere interessante da leggere per scoprire nuovi autori emergenti dell’impermodernismo ma io non lo consiglio. Non ho ancora capito cosa Vasta abbia voluto dirmi con questo romanzo.

Federica G.

DESCRIZIONE

Nel 1978, in una Palermo preistorica e selvaggia, tre ragazzini pieni di passione e ideologia si affacciano al mondo per la prima volta. Tra loro c’è Nimbo – precoce, impaziente, ferino – che attraversa il geroglifico della città convinto di essere un eletto.
Da Palermo, Nimbo e i suoi amici sentono il vento di Roma nell’annus horribilis della storia repubblicana – le Brigate Rosse e il sequestro Moro – e, disgustati dal provincialismo senza scampo dell’Italia, si scollano lentamente dalla realtà fondando una loro cellula terrorista.
Per Nimbo è l’inizio di una discesa notturna che porterà lui e il suo gruppo a progettare attentati con una disperante lucidità, riproducendo in scala tutto il peso tragico di quegli anni.
Il tempo materiale è un romanzo crudele e commovente, che fotografa il nostro paese nell’attimo in cui perse definitivamente l’innocenza; il racconto di una generazione che, nell’incessante rielaborare la propria esperienza, ha sempre rinviato il momento del dolore. Perché il tempo materiale è anche il tempo mancante, quello in cui si sarebbe dovuto amare, e non lo si è fatto.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/11/tempo-materiale-vasta.shtml?uuid=083ffd58-aaa6-11dd-9c6a-39fa5cb05797&DocRulesView=Libero

Le vite di Dubin – Bernard Malamud #BernardMalamud #MinimumFax

“Il passato trasuda leggenda: non si ricava argilla pura dal fango del tempo. Non esiste vita che possa essere ricreata integralmente, così come è stata. E ciò equivale a dire che ogni biografia è, in ultima analisi, narrativa.”

dubin

Trovo Malamud uno scrittore straordinario, grande attenzione ai dettagli, dialoghi perfetti, personaggi sempre speciali.
Detto questo, “Le vite di Dubin”, che da più parti ho letto sia la sua opera più riuscita, e che Malamud stesso considerava il suo romanzo migliore, non ha trovato in me una grande estimatrice.
Forse per via di una trama poco convincente, e molto complessa.
William Dubin è uno scrittore di mezz’età che sta lavorando a una biografia di D.H. Lawrence. In qualche modo influenzato dalle sue letture, benché sposato si lascia coinvolgere e comincia una relazione con una ragazza molto più giovane. Più che la trama qui contano soprattutto i personaggi: William Dubin, rifugiatosi in campagna; la moglie Kitty, meraviglioso ritratto di persona fragile che però resta salda attraverso ogni dolore; e la giovane e spensierata Fanny, amante di William. Per tutto il romanzo Dubin rapporta la sua vita alla biografia di D.H. Lawrence, la propria infedeltà coniugale gli fa nascere una tormentata riflessione sul tradimento e sulla fragilità dei rapporti, escono tutte le problematiche dell’uomo alle soglie della vecchiaia ma che non ne vuole sapere di invecchiare. Dubin poi non è un personaggio a cui ci si affezioni facilmente, non ha quelle debolezze che lo rendono più umano, è piuttosto consapevole della propria superiorità intellettuale su tutti grazie alla quale si sente in diritto di portare avanti la propria doppia vita, proprio sotto gli occhi della moglie.

Un gran tormento insomma, ma che offre tantissimi spunti di riflessione.
Il libro mi è risultato a tratti leggermente ripetitivo, però Malamud scrive così bene che ci si passa un po’ sopra.

Raffaella G.

DESCRIZIONE

Riproposto finalmente oggi, a trent’anni dalla sua prima pubblicazione nel 1979, questo romanzo è considerato uno dei migliori usciti dalla penna fabulista e visionaria di Bernard Malamud.
È la storia di William Dubin, biografo di mezza età, che vive una vita tranquilla insieme alla moglie in un piccolo centro di campagna dello stato di New York, studiando e raccontando le vite altrui nel tentativo, forse, di capire meglio la propria. Durante una stesura della monografia sullo scandaloso D.H. Lawrence, però, il suo mondo viene scosso dall’incontro con Fanny, una sua ammiratrice di trent’anni più giovane, vivace e disinibita. I due cominciano un’improbabile relazione adulterina che si snoderà, fra alti e bassi e in maniera spesso surreale, quasi sotto gli occhi della legittima moglie di Dubin, una donna al tempo stesso fragile e incrollabile. Dal corto circuito fra queste tre personalità, Malamud, maestro dell’ironia e dell’affabulazione, crea una gustosissima commedia psicologica sulla natura enigmatica e contraddittoria delle nostre esistenze.