Violeta – Isabel Allende #Feltrinelli #IsabelAllende

Una premessa: quest’anno che ho più tempo per leggere, dal momento che sono finalmente in pensione, sono piuttosto inconcludente nelle mie letture: inizio molto e termino poco, ma non perché non mi piacciano i libri che ho a mezzo, semplicemente perché sono distratta da tante cose e non molto concentrata. Però un bel risultato l’ho raggiunto e me ne vanto: sono riuscita a leggere un intero romanzo in lingua originale inglese e magari un giorno ne parlerò qui.

Stasera però vorrei parlarvi di un romanzo che ho terminato qualche giorno fa, in pochissimi giorni nonostante le 600 pagine: Violeta di Isabel Allende.

Donna eccezionale questa Violeta Del Valle, nata nel 1920, come la mia mamma, durante l’epidemia di Spagnola, e vissuta fino al 2020, l’anno della pandemia di Coronavirus. Una vita intensa, raccontata in prima persona in una sorta di lettera diario scritta per il nipote Camilo, nella cornice degli avvenimenti storici, piena di amori, dolori, amici, figli e nipoti, persone indimenticabili, alcune per la loro grande umanità, altre per ragioni completamente opposte.

Diversi luoghi del mondo fanno da sfondo alle vicissitudini di Violeta, dal Cile – che pur non nomina mai, come non fa mai il nome della capitale, chiamandola appunto “la capitale” – agli Stati Uniti, con puntate fino all’Antartide e persino in Norvegia. È una persona laboriosa, positiva ed istintiva, capace di decisioni improvvise e di grande generosità. Patisce dolori immensi, che una madre non vorrebbe mai provare ma vive anche grandissime gioie, come quella di allevare il nipote come se fosse suo figlio. Conosce grandi amori, che poi tali non si rivelano, se non l’ultimo, che vive quando ha già sessant’anni.

Mi sono emozionata tanto, e mentre leggevo, Violeta era lì, davanti a me. Era tanto che non mi succedeva. Merito sicuramente della trama avvincente e del personaggio, ma anche dell’ottima scrittura dell’autrice, scorrevole ma non banale, che mi ha permesso di leggerlo in fretta, come spesso sono costretta a fare prima che mi scada il prestito digitale di MLOL. Vi consiglio di leggerlo.

«La penna di Isabel Allende è ricca, multiforme, sovraccarica di colore e dettagli: profondamente legata alla storia, nella quale cala la finzione dei suoi personaggi, “Violeta” è un romanzo appassionato, che guarda dritto al nostro oggi: siamo esseri imperfetti, inseparabili dal nostro mondo, non esistiamo senza il passato e i suoi insegnamenti, perché siamo fatti dei nostri sentieri e di tutti i nostri legami.»

Manuela Sardelli

di Isabel Allende (Autore) Elena Liverani (Traduttore)

Feltrinelli, 2022

Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali.

Cent’anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez #riflessione #Macondo #gabo

Mia mamma ama Márquez e i sudamericani, io invece ho preso anni fa il treno diretto a Nord e non sono più scesa; potrei riassumere così la mia strada letteraria. Conscia di essermi persa qualcosa, ho deciso di salire sul treno del Sudamerica, prima fermata: Macondo (così, con nonchalance, senza sapere che mi sta per arrivare in faccia la letteratura sudamericana in dieci minuti di pallottole al rallentatore come in una scena di Jon Woo).
“SANTO IDDIO COSA HO LETTO” è il pensiero che mi è balenato più spesso durante la lettura (ovviamente questa è la versione censurata).
Non ho mai letto niente del genere, e i miei studi hanno solo potuto darmi una manina per sorreggermi, in imbarazzo, dicendomi “secondo noi se continui non te ne penti”. Sono completamente sperduta, disorientata, basita e ….conquistata.
Sono sicura che si è già detto di tutto di “Cent’anni di solitudine”, ma devo dire la mia e parlarne con qualcuno anche solo per riprendermi.
Questo libro puzza. Suda e trasuda polvere, odori, insetti, colori. Non ho mai letto niente di così materialmente reale e allo stesso tempo favolistico e assurdo. 300 pagine di avvenimenti impossibili alla logica descritti con una destrezza e un realismo sfrontati, frasi meravigliose che ti fanno vibrare seguite poco dopo da cose come “le sue scoregge facevano appassire i fiori”. E cristo se ti ci perdi in questa storia che si ripete, e si ripete, e poi succede qualcosa di assurdo (la mia preferita personale: Remedios la bella che sale in cielo con le lenzuola di Fernanda… è talmente bello, geniale, sacrilego che mi viene da ridere) e poi tutto stagna e ti senti veramente opprimere dal vento, dalla pioggia, dall’evento asfittico di turno che fa stagnare il villaggio… Ho perso il filo degli Aureliani, lo ammetto, ma li ho amati tutti uno per uno al loro turno. Ho visto e sentito ogni cosa, dalla più bella alla più schifosa, mi sono persa in alcune delle descrizoni più belle che abbia mai letto e il finale mi ha semplicemente sbigottita. Non ho avuto reazioni “visibili”, non ho pianto, non ho lanciato il libro… Ma non ne sono uscita indenne. “Cent’anni di solitudine” mai titolo fu più azzeccato, questa sorta di maledizione che tiene avvinti i personaggi in modi incredibili, oltre la decenza direi ma chissenefrega, se fosse finita diversamente per gli ultimi due ci sarei rimasta male… (non voglio fare spoiler).
Insomma, ora mi darò a qualche lettura veramente leggera per riprendermi e “azzerarmi” un po’ la testa. Maaaaammma mia che librooooo!

Ci metto anche io la canzone, che per una volta ne ho trovata una!

Selena Magni

Macondo Express (Modena City Ramblers)

https://www.youtube.com/watch?v=2xEMos_qjMI