Rimini – Pier Vittorio Tondelli #Rimini #PierVittorioTondelli

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Riviera romagnola anni ’80, il posto dove trovare tutto il “divertimento” possibile. Locali notturni, musica disco, alcool, droga, sesso, l’anima notturna e trasgressiva dove la Riviera la faceva da padrone.
Un sacco di personaggi, troppi, tante storie che a volte si incrociano a volte vanno per la loro strada. Una Babilonia di sesso libero, droga acida e letteratura postmoderna, e poi quel sentimento di tristezza e decadenza che riscontro sempre in Tondelli.
D’altronde gli anni ’80 sono stati quelli delle ambizioni esagerate, dove andava tutto bene, le aspettative erano alte, ma spesso dietro l’angolo c’era il fallimento e la delusione.
In Rimini, Tondelli non ci risparmia niente e forse l’inserimento di tutti i fatti e personaggi sono rappresentativi del caos di quegli anni.

Raffaella Giatti

«Tondelli ha fotografato l’ altra vacanza – sottolinea Guido Conti – , quella vivace e creativa che finisce per descrivere una parte dell’ Italia degli anni Ottanta». E’ la Rimini che i giornali descrivono come la Sodoma e Gomorra delle vacanze, dove governano gli eccessi e le stravaganze. Una riviera forse un po’ romanzata, ma che ha costruito su quella realtà trasgressiva e controcorrente un mito che ha travalicato i confini nazionali. «Rimini non è solo un romanzo – sostiene Fulvio Panzeri – , ma un luogo che identifica gli anni Ottanta, mettendo in scena la riviera romagnola come se fosse lo specchio su cui si riflettono i sogni e i desideri dell’ Italia del nazional-popolare».

Vasco Pratolini – Il quartiere #SantaCroce

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Ambientato nel periodo che va dal 1932 al 1939, il romanzo narra le peripezie amorose di un gruppo di ragazzi appartenenti al quartiere popolare di Firenze  Santa Croce, colti nel passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza, cogliendo lo sviluppo della loro educazione sentimentale e la formazione di una coscienza politica.

La vita in un quartiere, gli amici che ti seguono per l’infanzia e l’adolescenza, gli amori (obbligati) del vicinato, quelli che diventano matrimoni, e poi l’avvento del fascismo e i diversi destini, anche tragici. Si parte tutti dallo stesso quartiere povero, poi è la vita e sono le diverse indoli che definiscono il futuro di tutti.

Un romanzo corale, un intreccio continuo di vicende personali ed affettive nelle quali si muovono i vari personaggi, senza che qualcuno emerga o si riconosca particolarmente, neppure nella figura di Valerio, la voce narrante che si identifica con l’autore.

Un bel libro di formazione, moderno pur raccontando di un mondo che non c’è più (il quartiere viene poi distrutto per la nuova riurbanizzazione voluta dal Duce). Scritto quando la guerra volgeva al termine (1944), è un bell’esempio di quel modo italiano di raccontare la realtà in letteratura e anche al cinema in quei tempi che sembra ormai perduta a parte rari casi. Ogni tanto dobbiamo ricordarci dei classici italiani, di lui avevo letto solo Cronaca Familiare (al liceo ce lo fece leggere il prof di italiano). voto: 8

Nicola Gervasini