Controvento – Federico Pace #federicopace #recensione #controvento

Storie e viaggi che cambiano la vita

Controvento – Federico Pace
Super ET Opera Viva

Nel gennaio 1975 Keith Jarrett suona a Colonia quello che è il suo concerto più famoso e memorabile, quel Koln Concert fatto di una serie di improvvisazioni così intensamente vivaci, struggenti e sensuali da togliere il respiro.
Quel giorno Jarrett era partito la mattina presto da Losanna e aveva percorso i quasi 700 chilometri di distanza a bordo di una Renault 4. Non un viaggio all’insegna dalla comodità, temo.
In realtà avrebbe dovuto viaggiare in aereo, ma per quegli strani ghiribizzi della vita aveva deciso di usare l’auto, come nelle tappe precedenti del tour. Arrivò a Colonia insonne e stanco di 8 ore di macchina e non trovò il pianoforte che aveva espressamente richiesto. Non è famoso per il suo bel carattere, Keith Jarrett. Si rifiutò di suonare, fu convinto all’ultimo e fece qualcosa di straordinario: sfogò l’insonnia e la stanchezza del viaggio sulla Renault 4 sopra l’incolpevole, sbagliato pianoforte. Il giorno dopo, quando sentì la registrazione, non parve vero neppure a lui che quella musica fosse così perfetta.

Il libro di Federico Pace è l’insieme di tanti frammenti come questo. Tanti brevi o lunghi viaggi (in auto, in treno, in nave, in aereo) che per un motivo o per l’altro hanno rappresentato svolte memorabili o decisive nelle vite dei protagonisti.
Il breve passaggio in auto verso casa che il giovane scrittore Adolfo Casares diede a Jorge Luis Borges che fu la nascita di un’amicizia durata tutta la vita, l’estenuante viaggio in nave di Gauguin verso Tahiti, il viaggio in auto di Joni Mitchell nel Sud degli Stati Uniti, sola con se stessa per dimenticare un amore. E poi ancora il viaggio in treno di Frida Khalo da Boston al Messico verso sua madre che muore, il viaggio di David Bowie sulla Transiberiana, il suo “ritorno sulla terra”. Ma anche il viaggio di un bambino sollevato in aria dalle braccia del padre, verso l’alto, verso il cielo: il cammino di Van Gogh alla ricerca di Jules Breton, pittore da lui tanto amato, il rocambolesco viaggio in auto di Oscar Niemeyer, l’architetto che si inventò la città di Brasilia, e tanti altri personaggi più o meno conosciuti.

Poche pagine per ogni racconto, la narrazione totalmente incentrata su uno specifico viaggio e su quello che ha rappresentato: il cambiamento, la svolta, la crescita, il distacco… o la morte, come il ragazzo che volò dall’Africa a Londra nascosto nell’incavo delle ruote d’atterraggio di un aereo.

Pace si avvale dell’aiuto di diari, biografie, vecchi giornali, ricordi dei protagonisti, e di quel briciolo di licenza poetica necessario in un libro come questo.
Il tono, secondo me, è un po’ troppo lirico e vagamente sussiegoso (ma credo che dipenda dal fatto che sono dovuta andare a cercare su Wikipedia chi fossero alcuni dei personaggi citati….. 🙂 però il risultato è interessante, piacevole e in alcuni casi commovente.

Anna LittleMax Massimino

DESCRIZIONE

Dai colori dell’India ai segreti del Monte Athos. Dalla sterminata cordigliera dell’America Latina agli ipnotici silenzi della Siberia. Dalle dolci sinuosità della Moldava fino al Pacifico e oltre. Dalle antiche vie che costeggiano il mare alle strade che uniscono le grandi città. Il viaggio in auto di Oscar Niemeyer lungo oltre mille e duecento chilometri da Rio de Janeiro fino a Brasilia per dare vita a una città mai esistita prima. Il cammino a piedi di Vincent Van Gogh tra il Belgio e la Francia nell’inverno in cui finí per capire cosa gli serviva davvero per diventare pittore. La soglia inattesa con cui è costretta a misurarsi Frida Kahlo. La fuga di Joni Mitchell dalle battaglie meschine della fine di un amore. La corsa insonne di Keith Jarrett verso Colonia. Controvento racconta le storie di chi, attraversando un ponte, mettendosi su una strada, salendo su un autobus o un treno, ha trovato in un giorno, in un istante, il modo di cambiare e trasformarsi. I viaggi hanno segnato la vita di molti e di molti altri la segneranno nel tempo che verrà: perché l’altro e l’altrove hanno sempre in serbo qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, che lenirà il nostro dolore e ci schiuderà il passaggio verso la strada poco battuta.

Pubblicità

Felici i felici – Yasmina Reza #yasminareza #recensione

 

“Non c’è niente di più impenetrabile di una coppia. Non riesci a capirla una coppia, neanche quando ne fai parte.”

“Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici»: le due ultime «beatitudini» di Borges, che Yasmina Reza inscrive sulla soglia di questo romanzo, ci indicano la via per penetrare nel fitto intreccio delle vite che lo popolano. Perché la felicità – nell’a­more o nell’assenza di a­more, all’inter­no di una coppia o al di fuori di ogni legame – è un talento: e di tutti i personaggi che a turno consegnano al lettore confessioni a volte patetiche, a volte grottesche, a volte atrocemente comiche, si direbbe che quasi nessuno lo possegga.

Una scrittrice cinica quanto basta, vera quanto basta, credibile quanto basta.
Sotto accusa il matrimonio.
Coperta sotto cui giacciono corpi e menti insoddisfatte.
Gente che finge, gente che mente.
Gente infelice, gente che cerca.
Quante cose ci raccontiamo, per vivere meglio?
Quante cose nascondiamo, per vivere meglio?
Quante bugie raccontiamo a noi stessi?
Quante parti recitiamo, ogni giorno?
Che razza di capacità di mimetismo siamo in grando di mostrare al mondo, pur di essere lasciati in pace?
Quante illusioni crollate, quanta disillusione incamerata?
Forse non tutto è vero, forse queste storie non sono tutte possibili.
Ma molto è credibile.
Tiriamo su una fortificazione e ci nascondiamo nei suoi viottoli interni.
Ma Yasmina Reza si diverte a colpirci in quegli abissi.
A scoprire le nostre meschinità.
Con una scrittura asciutta, cruda e crudele, sarcastica, ironica.
I personaggi sono tanti e si conoscono tutti tra di loro, sono tutti parenti o amici, e tu finisci col dimenticarti dei loro nomi, ma non contano i nomi, conta il concetto espresso.
Conta il concetto di queste unioni ipocrite, piene di veleno, sempre sul limite della rottura, ma che diventano puro rancore e pura solitudine frustrata.
Quando ti accorgi che puoi solo sopravvivere.
Perchè «Essere felici è un talento. Non puoi essere felice in amore se non hai un talento per la felicità».
E allora non resta che raccontarcela, questa fiaba della felicità.

Musica: You Know I’m No Good, Amy Winehouse
https://youtu.be/b-I2s5zRbHg

Carlo Mars