Un paio di scarpette rosse – Joyce Lussu #GiornoDellaMemoria

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C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

“Schulze Monaco”.

C’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buckenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’ eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse

a Buckenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.

Joanna Gruda – Il bambino che parlava la lingua dei cani #GiornoDellaMemoria

Di bambini, compagni sovietici e cani umanizzati

cani

Cosa succede se un bambino s’intrufola nelle pieghe della Storia, gioca a nascondino con il Mostro, si diverte anche quando sembrerebbe che ci sia solo da piangere? È proprio quello che fa Julek, il bambino ebreo, polacco, protagonista di questa storia vera, anche se romanzata. Una vita, quella di Julek, bè, una vita che inizia già per scommessa e prosegue con colpi di scena, cambi di identità, di case, di famiglie. E’ un libro che fa ridere, fa commuovere, la storia di un bambino che pur nascendo male storicamente, certamente ce la metterà tutta per sopravvivere e addirittura per godersi la vita anche nelle situazioni più complicate. Sembra scritto dal bambino che il protagonista (che ora ha più di ottant’anni) era all’epoca, e invece è scritto da una delle sue figlie. Il mondo salvato dai ragazzini. Molto consigliato.

DESCRIZIONE

A un anno, una nuova famiglia. A sei anni e mezzo, il primo viaggio con la sua vera mamma. A soli quattordici anni ha già cambiato tre volte nome. È l’incredibile storia (e ci teniamo a sottolineare: vera) di Julian, un bambino polacco di famiglia ebrea e comunista, nato nel 1929 e passato indenne attraverso la guerra. D’altra parte il suo stesso concepimento è avvenuto all’insegna dell’improbabilità: il suo diritto al mondo fu messo ai voti durante una riunione del partito comunista, per decidere se fosse “saggio” per una militante clandestina affrontare la maternità in quelle condizioni. Poi la Francia che lo accoglie e la guerra, mentre la madre –attivista politica- si nasconde dalle autorità. Ma agli occhi di Julian ogni cosa è un’avventura, piena di amici e di cose per cui vale la pena stupirsi. In uno dei momenti più bui dell’Europa, un bambino tiene accesa la fiaccola della speranza, dell’amore e dell’innocenza, con gioia e infinita tenerezza. Chiudendo questo libro non potrete fare a meno di sorridere e di chiedervi: “chissà se un giorno anch’io potrò mai parlare la lingua dei cani”.