3 (bei) romanzi

Ciao a tutti! Vi aggiorno un po’ sulle mie ultime letture, vi risparmio recensioni lunghissime, e mi concentro sull’essenziale.

  • “Il giorno del giudizio” di Gigi Paoli. Sono una fan di questo giornalista/scrittore, che qualche anno fa creò un personaggio fantastico, suo alter ego, un giornalista di cronaca giudiziaria del quotidiano più importante di Firenze che si ritrova invischiato in indagini per omicidio. Sullo sfondo una Firenze insolita, affascinante, lontano dalla città turistica dall’opulente bellezza. Questo è il quarto thriller che ha per protagonista l’ironico e irriverente Carlo Alberto Marchi, ed è stato sempre un crescendo: lo scrittore è maturato insieme al suo personaggio, che qui raggiunge il top. Mi diverto sempre molto con questi thriller giornalistici, ma oltre a questo c’è tanto altro: provare per credere.

“Italiana” di Giuseppe Catozzella.

«Al personaggio di Cicilla, sospeso tra storia e leggenda, Giuseppe Catozzella dedica il suo nuovo libro, Italiana, da cui emerge una accurata ricostruzione del cosiddetto “brigantaggio”»Chiara Fenoglio, la LetturaQuesto è un romanzo storico uscito di recente, che ho letto insieme al gruppo di lettura che frequento abitualmente. Acquistato e letto a scatola chiusa, è stata una bellissima scoperta: si tratta di un romanzo storico ambientato nella Calabria agli albori dell’Unità d’Italia e racconta la vita di Maria Oliverio, la prima Brigantessa della neonata nazione italiana. Attraverso la vita di Maria ripercorriamo un periodo molto buio del nostro paese, devastato da una guerra civile di cui ancora oggi sappiamo molto poco , se non che si scatenò a causa dei sogni di libertà che Garibaldi aveva ispirato nel popolo dell’ex Regno delle Due Sicilie e che si infransero miseramente a causa di tutte le promesse che il nuovo Re, Vittorio Emanuele, non mantenne mai. Stupefacente come l’autore, che racconta in prima persona, sia riuscito a catturare la complessità di un animo femminile, trasportando su carta un vissuto interiore che, da uomo, è quasi impossibile anche solo decifrare.

“Il ballo delle pazze” di Victoria Mas.

«Con questo ballo in cui le “pazze” sembrano le uniche in grado di sentire davvero Victoria Mas consegna al lettore un romanzo intenso e fiero, che obbliga a spostare i limiti tra normalità e follia e insieme a riconsiderare quanto caro, nel corso della storia, è stato il prezzo pagato dalle donne per essere legittimate a esistere»Andrea Marcolongo, Tuttolibri

Un libro di sole 185 pagine che racchiude una tale grazia, una tale perfezione stilistica che sembra impossibile essere un esordio. L’autrice, che arriva dal mondo della televisione, ci racconta cosa era nella Parigi di fine ottocento la malattia mentale femminile, come veniva curata, come purtroppo esistesse un confine sottilissimo tra ribellione e pazzia che spesso veniva travalicato . Quando questo accadeva, si aprivano le porte de “La Salpetriere”, un ospedale adibito a manicomio femminile. Qui i più grandi luminari in campo psichiatrico si riunivano per studiare l’isteria, con sedute aperte al pubblico in cui le donne rinchiuse nel manicomio venivano usate come cavie. Qui le donne scomode, che osavano contraddire padri o reagire a mariti violenti, venivano depositate come un bagaglio di cui disfarsi, per non uscirne mai più. Bellissimo, assolutamente da leggere.

Paola Castelli

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Così crudele è la fine – Mirko Zilahy #Longanesi #MirkoZilahy @barbarafacciott ‏

Così crudele è la fine – Mirko Zilahy

Editore: Longanesi

Sono ponti così: pochi giorni di vacanza, tanto lavoro (e grazie al cielo che ce n’è tanto), da doppio monitor. Che bello perciò leggere un romanzo giallo ambientato a Roma nei luoghi che in questi anni ho visitato: il teatro di Marcello, la Garbatella, La Sapienza, il Portico d’Ottavia, Campo Scellerato, lungotevere Gassman, lungotevere Flaminio, il Gianicolo … e che brava sono stata a non buttare via un minuto nelle mie peregrinazioni romane. Se avessi avuto fretta o se non avessi colto l’attimo, mi sarei persa uno spettacolo incantevole. Perciò, per la mia saggezza, sono ampiamente ripagata da una serie di ricordi che saranno miei per sempre.
Da qui deriva la meraviglia di leggere di una Roma antichissima e segreta che, di questo romanzo, è la parte più accattivante: la città stessa si fa protagonista irrinunciabile del racconto. Ed è una Roma nera, paurosa, ricca di mistero.
L’affascinante Enrico Mancini è un profiler che ha studiato a Quantico (ma che figata è studiare a Quantico e abitare a Roma?!?) ed è tanto provato dalla vita che gli tocca andare in cura dalla psichiatra della Polizia. L’assassino, d’altro canto è sfuggente, trovarlo é molto complicato anche perché i delitti apparentemente sono slegati. Ma il commissario pre-sente che è fondamentale lui affrontare questo serial killer. Ne va della sua stessa vita.
Tanti sono i personaggi che si incontrano, tutti ben definiti e complessi. Scopro che questo libro appartiene ad una trilogia e andrò subito a prendermi i primi due, temendo di essermi spoilerata qualche passaggio. Mannaggia a me che ancora scelgo i libri dalla copertina e inizio a leggere saltando prologhi e quarte.
Il romanzo è un po’ psyco-thriller ed è gradevole anche perché è a caratteri enormi, cosa non sottovalutabile a 51 anni, e scorre via a paginate con grande soddisfazione.
È pur vero, d’altro canto che, come thriller di un certo livello, quando uno ha assaggiato Stephen King, non può più esaltarsi per altro, ma suvvia, andiamo oltre.
È anche vero che, ti viene da pensare, se Stephen King avesse ambientato uno dei suoi capolavori a Roma…. scànsate…

Ma non divaghiamo. Mi è piaciuto, molto godibile, lettura di intrattenimento intelligente.

“Quando si ha a che fare con i morti, anche se per mestiere e a qualunque livello, come succede tra noi, è sempre in fatto personale. Non dovrebbe essere così. Siamo professionisti. Ma é esattamente così che va. Ho passato notti a pensare a come isolare una parte dentro di me per usarla come fosse un piccolo deposito in cui scaricare quelle immagini orribili. Ho capito che la mia macchina fotografica mi aiuta. Ma non basta, non basta mai. Ogni tanto quel deposito si satura e quando le voci, le facce, i corpi emergono, io sto male. Quelle vite spezzate mi turbano, peggio, mi cambiano da dentro. E allora ho capito una cosa. Che è sempre una questione personale e che io non voglio più stare sola.”

Barbara Facciotto