David Golder – Irène Némirovsky #nemirovsky

David Golder è un libro che gronda odio, soprattutto verso il denaro e tutto ciò che può essere trasformato in denaro, oggetti e sentimenti, e verso le forme infinite che il denaro può assumere. Oggi, non ci rendiamo conto di cosa sia stato il denaro nel diciannovesimo secolo, o nella prima parte del ventesimo: una fiamma ardentissima, una colata di sangue disseccata, sbarre d’oro sciolte e di nuovo pietrificate. Diventava eros, pensiero, sensazioni, sentimenti, fango, abisso, potere, violenza, furore, come nella Comèdie humaine.

 

Questo è un libro feroce, crudele, spietato. Un libro dove i personaggi non hanno possibilità di redenzione o se ce l’hanno la ignorano. E’ un libro bellissimo.
La storia in se non ha niente di eccezionale: inizi ‘900, un pezzo della vita di David Golder, ebreo ricchissimo e affarista senza scrupoli messo improvvisamente di fronte al suo essere mortale da un attacco di cuore. L’infarto sembra essere per Golder l’occasione di riconsiderare la propria esistenza e cambiare modo di viverla, ma quando si guarda intorno quello che vede scatena il peggio di lui. Anche l’unica traccia di luce del libro (l’amore di Golder per la figlia Joyce) si rivela essere contorto, ossessivo e insano. Golder è consapevole del fatto che questo sarà per lui l’ultimo viaggio, è consapevole dell’ingratitudine di Joyce, è consapevole della propria solitudine: “Alla fine si crepa soli come cani, così come si è vissuti” è la frase con la quale riassume il senso della propria esistenza.

E alla fine è l’idea di denaro a vincere. Il denaro in questo libro è sinonimo non di sopravvivenza, quanto piuttosto di odio, di vendetta, di ripicca e di egoismo. Il denaro è fatica ma deve essere soprattutto ostentazione e sfoggio. Il ritratto della moglie di Golder, che al capezzale del marito improvvisa strategie che le consentano di non avere danni dal suo imminente stato di vedovanza, è eccezionale.
Tutto questo è raccontato con uno stile che la Nemirowsky riesce a mantenere contemporaneamente spietato e lieve e che rende il libro godibilissimo e i personaggi memorabili.
Questo finisce nella mia lista “libri da rileggere”.

Anna LittleMax Massimino

Qualcosa sui Lehman – Stefano Massini #StefanoMassini

Un romanzo omerico (800 pagine) del drammaturgo Stefano Massini che al tempo stesso è ballata, poesia narrativa, graphic novel.

qualcosa

Ricordate Lehman Brothers? Chi non ricorda il nome della banca che, fallendo nel 2008 ha iniziato la drammatica stagione in cui lo scoppio della bolla della finanza speculativa è diventata poi una crisi economica industriale e sociale di cui portiamo ancora pesantissime conseguenze, soprattutto in un’Europa senza rotta e senza nocchiero? Ma se volete sapere “Qualcosa sui Lehman” ve lo racconta Stefano Massini, che dopo avere scritto un magnifico lavoro teatrale (Lehman’s Trilogy, ultima regia di Luca Ronconi e prossima regia di Sam Mendes a Londra) ci regala questo capolavoro di quasi 800 pagine. L’autore lo definisce romanzo/ballata, ma certo è che in quasi ottocento pagine ogni genere di scrittura è toccato, sfiorato, avvicinato: a colpo d’occhio, sembra poesia, una poesia narrativa, con un suo misterioso ritmo, con ripetizioni, riprese, squarci lirici. Non è un romanzo, non è una biografia, non è un saggio, ma tutto questo insieme, una ballata epica che scorre meravigliosamente fluido e leggero per oltre 700 pagine (ma non allarmatevi! sono pagine di versi molto brevi), raccontando una vicenda davvero unica di 160 anni a partire da un settembre 1844 in cui l’ebreo tedesco Heyum Lehmann (con due enne, poi americanizzato in Henry Lehman) arriva a New York, fino alla crisi fatale dei primi anni 2000 quando un manipolo di speculatori sale al vertice per portarla al fallimento.
In mezzo c’è di tutto: la trasformazione della prima bottega di stoffe aperta da Henry, poi raggiunto da altri due fratelli, e la crescita progressiva e tumultuosa da laboratorio artigiano a negozio, per poi inventarsi mediatori d’affari, finanziatori dell’industria e poi in qualcosa che sembra sempre di più una banca, e lo diventa. Il tutto attraversando la storia americana con la Guerra di Secessione, l’industrializzazione, il proibizionismo, la crisi del 1929 a Wall Street, le due guerre mondiali, il maccartismo e l’era dei computer. Ma ci sono anche decine di personaggi della famiglia e protagonisti descritti con inventiva, gusto e ironia che rendono la lettura piacevolissima. Inoltre laudo la capacità dell’autore di rendere semplici e comprensibili i meccanismi elementari di macro economia e della finanza che accompagnano ascesa e caduta di una dinastia economia creata dal nulla (nella migliore tradizione americana del self-made
Man). E di rendere brillantemente umori, stili di vita, ambizioni, sentimenti di una intera nazione rendendola attualissima e godibile aldilà dello specifico interesse che ciascuno può avere sulla vicenda
Massini lo fa con una scrittura lieve e nello stesso tempo di grande intensità affabulatoria usando anche metafore e modalità eterogenee (ad un certo punto anche uno stralcio di fumetto di Superman!) e mescolando fra loro materiali narrativi di ogni tipo, a testimonianza di un enorme lavoro di ricerca e approfondimento che si intuisce alle spalle di questo lavoro veramente singolare e, a mio parere, imperdibile.
Si è capito che mi è piaciuto proprio tanto ? Io spero che possa piacere anche a voi. Consigliatissimo.

Renato Graziano