Corniche Kennedy – Maylis De Kerangal #Feltrinelli #DeKerangal

«Una scommessa di trascendenza inversa, non più la caduta dunque, la cosa inebriante di cadere come un sasso, ma essere contenuto nel cielo, nel mare, là dove tutto cresce e s’allarga, e tu stesso diventi il mondo, coincidere con tutto quello che respira e che è intenso, rapido, leggero».

Traduttore: M. Baiocchi
Editore: Feltrinelli Collana: I narratori

Affascinato da “Riparare i viventi” non mi sono perso questo libro del 2008 di Maylis De Kerengal recentemente pubblicato da Feltrinelli.
Un breve romanzo di formazione, coglie un giovane gruppo di adolescenti della banlieu marsigliese che nel doposcuola dell’incipiente estate colonizzano un tratto di scogliera tangente alla corniche Kennedy: dalla “Piatta”, un trampolino naturale e da altre rocce ad altezze crescenti si lanciano in acqua sfidandosi ed esibendosi incuranti dei rischi. Il loro è anche un duello con la polizia e con il commissario Sylvestre Opèra, incaricato di mantenere l’ordine e sventare pericoli alla loro salute e portatore a sua volta di una storia che si intreccia con quella dei ragazzi. Giovani che cercano il riscatto, il loro momento di gloria, l’adrenalina, tuffandosi dalla passeggiata panoramica a strapiombo sul mare, rischiando la vita ogni volta. Ma alla fine non più di quanto lo sia affiliarsi ai racket dello spaccio, unica prospettiva lavorativa da queste parti. L’assunto non particolarmente originale e sviluppato con qualche elemento poco risolto e non concluso, è riscattato, anche in questo libro, dalla scrittura veramente strepitosa, a mio avviso.
La capacità di descrivere in poche righe i suoi eroi non soltanto nei tratti fisici ma anche esistenziali, quasi che l’aspetto delle persone parlasse per loro e in una mezza paginetta ci fosse una vita sotto i tuoi occhi e, ancora, i momenti di azione agitati da una forza espressiva che ti fa bruciare le righe come se tu partecipassi a quello che succede assieme agli attori e ti trovassi a correre troppo nella lettura preso dal ritmo impresso dall’autrice: e allora ti fermi e rileggi e ti gusti quello che ti sta raccontando. Una scrittura che si fa continuamente immagine, mentre leggi. E infatti da questo e dal romanzo sopra citato sono stati tratti due film che forse vedrò o forse no: certe storie è meglio leggerle soprattutto se la qualità della scrittura è questa.

Cala la storia sotto lo splendido e luccicante sole del lungomare di Marsiglia, lì dove un manipolo di ragazzini – «angeli mingherlini» tra i tredici e i diciassette anni, abitanti di periferie lunari con la povertà «incollata addosso» – si ritrova sulla piattaforma di scogli proprio sotto alla corniche Kennedy per sfidarsi in lanci da altezze via via maggiori: «inspirano, conto alla rovescia dei secondi, tre, due, uno… via!, e si precipitano nel cielo, nel mare, in tutti i possibili abissi e, una volta in aria, urlano insieme, lo stesso grido, improvvisamente più vivi e più grandi nel più grande mondo che li accoglie».

Renato Graziano

Annunci

Tutto ciò che sono – Anna Funder #AnnaFunder #Nazismo #ErnstToller

Traduttore: S. Rota Sperti
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori

Il 30 gennaio 1933 il presidente Paul von Hindenburg nomina cancelliere Adolf Hitler, e dopo l’incendio al Palazzo del Reichstag, quattro giovani (Dora, Ruth, Ernst ed Hans, i protagonisti del romanzo) tra cui il drammaturgo Ernst Toller, una delle due voci narranti di questo libro, sono costretti ad espatriare, e cercano in ogni modo di mettere in guardia il mondo sul pericolo nazista, rischiando la loro stessa vita. I personaggi della storia sono realmente esistiti, il racconto nasce dalle letture di Anna Funder, in cui i protagonisti furono il soggetto di altri studi. Come Ellroy nelle sue opere, la Funder immagina ciò che è celato agli occhi di tutti, non la realtà storica quindi, ma i dialoghi e il quotidiano delle vite vissute. Il periodo raccontato è quello dell’ascesa della dittatura nazista.
Il romanzo alterna i ricordi di Toller e Ruth, anziana signora che vive in Australia, ma il filo conduttore, il fulcro, il cuore, dela vicenda sono della protagonista appassionata e affascinante, Dora Fabian.
Una giovane donna intelligente, coraggiosa, troppo moderna per il suo tempo, che da Londra cercherà invano, con i suoi compagni, di avvisare il mondo del pericolo dell’ascesa di Hitler al potere.

Tutto quello che abbiamo visto e tutti quelli che abbiamo conosciuto entrano in noi e ci costituiscono, che ci piaccia o no. Siamo collegati in un disegno che non possiamo vedere e di cui non possiamo conoscere le conseguenze. Un’imperfezione qui, un punto saltato là, una bozza tra le fibre, e l’intera stoffa sarà diversa una volta che è intessuta. 

Una storia nella storia, un libro drammatico, vero, un romanzo d’amore, di tradimenti, dove la nostra consapevolezza postuma di lettori scatena rabbia, paura. C’era chi vedeva il pericolo, c’erano le avvisaglie, ma i grandi d’Europa si sono voltati. Il libro secondo me rende un poco di  giustizia a quella coraggiosa generazione distrutta dalla violenza nazista e dall’indifferenza delle democrazie occidentali, è importante che si ricordi il loro sforzo, il fatto che la Germania non fosse nel suo insieme una società monolitica che accolse ciecamente la dittatura.
Questo romanzo ci insegna anche che deve insegnare che la libertà non è mai scontata o irreversibile, e fino a quando divideremo il mondo tra “noi” e “loro”, il pericolo ci sarà sempre e comunque.
È un libro politico non sulla guerra, dove le grandi masse si esaltano per personaggi carismatici, dove i pochi che vedono le minacce vengono oppressi, minacciati, reclusi, espulsi, uccisi.

“La maggior parte della gente non ha immaginazione. Se potessero immaginare la sofferenza degli altri, non li farebbero soffrire così”.

Ruth: “È quello che credevamo tutti. È quello che credeva anche Toller, suppongo, finché non ha più potuto credeci. Mettersi nei panni degli altri è un atto di compassione sacro come qualunque altro. Preparavamo volantini, ciclostillavamo la verità. Raccontavamo gli eventi sulla carta delle confezioni di burro e delle scatole di sigari e le facevamo entrare di nascosto in Germania. Rischiavamo la vita per aiutare i nostri simili – in patria come a Londra – a immaginare la sofferenza altrui. Non l’hanno fatto. Ma Toller, pur essendo un grande, si sbaglia. Non che alla gente manchi l’immaginazione. È che non vuole usarla. Perché una volta che hai immaginato tanta sofferenza, come puoi continuare a far finta di niente?”

“Il mondo si dimenticherà che abbiamo cercato così disperatamente di salvarlo?”

Oggi il mondo, purtroppo, si sta dimenticando… e siamo noi che dobbiamo ricordarlo, sempre.

“Gli attimi più intensi della mia vita si sono rivestiti di un’atmosfera tutta loro, come se fossero muti, sott’acqua. Una cosa porta a un’altra e butti giù una porta, ti siedi su una sedia, bevi una tazza di tè, ti scotti la bocca, ti si gela il cuore. Poi prendi una polverina per dormire e cerchi disperatamente l’oblio, ma allo stesso tempo sei triste perché sai che ogni notte l’allontanerà sempre di più, e che il tuo futuro sarà senza di lei. E chi se n’è andato ti lascia con un’anima sola e piccola, avvizzita dentro un corpo che è solo un involucro del dolore.” Ernst Toller

Elena Fatichi