Richard Matheson – Io sono leggenda #RichardMatheson #Iosonoleggenda

fanucci

Bello. Non mi piace recensire libri, non mi piace perché non sono capace, fossi capace lo farei e vi ammorberei infinite volte con le mie recensioni fighissime.
Quindi lascio solo una riflessione, Matheson come Dick e Asimov viene considerato un grande narratore di quella che quasi nessuno è disposto a considerare arte, creatori di mondi misteriosi, bellissimi ,futuristici ma niente di più. Per me non lo è, per me c’è la vita nei racconti dei grandi della fantascienza e quando dentro ci trovi la vita e qualcosa su cui confrontarti c’è pure arte. Alcuni capitoli di questo racconto lungo li ho dovuti rileggere perché volevo essere sicuro di aver assorbito tutto quello che c’era da assorbire e una volta riletti mi si è aperto un ventaglio di domande a cui non so dare risposta, ma la certifica come arte.

Daniele B.

DESCRIZIONE

Io sono leggenda (I Am Legend), edito anche come I vampiri, è un romanzo fantascientifico/horror del 1954 dello scrittore statunitense Richard Matheson di ambientazione post apocalittica.

Ripensando al Dracula di Tod Browning, Matheson immagina di rovesciarne la situazione di base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi.

Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta in italiano da Longanesi del 1957. Ha avuto varie trasposizioni cinematografiche.

Jeff Vandermeer, Annientamento

annientamento

Sono tre i motivi che mi hanno spinta a leggere questo libro: 1) King su twitter ne parlò strabene; 2) un lungo articolo su un venerdi di repubblica lo ha osannato; 3) la copertina secondo me è fichissima.
Quattro donne (la psicologa, la biologa, la topografa e l’antropologa) partono in missione per una spedizione all’interno dell’Area X, un’area isolata dove ne succedono di ogni. Dovranno indagare sugli enigmi di quest’area, ma cosa spinge queste quattro donne ad affrontare questa missione quasi suicida???
Credo che il libro meriti, ma credo anche che non sia il mio genere, per cui non ne voglio parlar male perchè so che c’è qualcuno in questo gruppo che lo apprezzerà. Certo King lo considerava “terrificante, inquietante, affascinante” ma io l’ho trovato soporifero… Come dire, il problema non sei tu, caro libro, ma sono io…forse non mi meriti.

Ivana Vignato

http://www.einaudi.it/libri/libro/jeff-vandermeer/annientamento/978880621828

La conoscono semplicemente come «la biologa». È una donna che non sa ancora di essere pronta a tutto. La corazza dietro cui nasconde la sua fragilità è fatta di segreti. Ma tutto ciò basterà a difenderla dal mistero che l’attende nell’Area X? Con la tensione del thriller, la visionarietà del fantastico e la profondità della grande letteratura, Jeff VanderMeer ha saputo raccontare le nuove, imminenti, antichissime, paure del nostro mondo.

Quattro donne senza nome si avventurano per scopi scientifici all’interno dell’Area X. Si tratta della dodicesima spedizione all’interno della zona: un’area disabitata sulla costa americana che la natura ha iniziato a reclamare per sé. Un luogo in cui le leggi fisiche sembrano rispondere ad altri dettami, in cui opera una Forza che altera l’ambiente in modi imprevedibili e innaturali. La Southern Reach, segreta agenzia governativa, è incaricata di indagare sulle anomalie del luogo attraverso cicliche missioni di scienziati, il cui compito principe è l’osservazione. Scrivono i risultati della loro esplorazione su un diario (e sono proprio le pagine del diario della Biologa che leggeremo). Sono vietate le comunicazioni verso l’esterno così come l’uso di strumenti tecnologici.

 Jeff Vandermeer ci introduce in un contesto selvaggio, primordiale, fitto di mistero, al confine con il paranormale. Adesso che siamo così immersi nella cultura tecnologica, in cui si ingigantiscono le ombre degli incubi proiettati dalla fantascienza, Hal 9000 e leggi della robotica sono messi da parte.
La lotta ingaggiata in Annientamento non riguarda l’uomo e le sue creature. Più vicino è forse Alien e il suo predatore dall’intelligenza spietata. Tuttavia il senso incombente di minaccia inevitabile – così ben reso dalll’autore – non proviene dall’esterno, nello Spazio sconfinato. L’attenzione è rivolta al nostro pianeta. Perché cercare altrove se così poco percepiamo e conosciamo del nostro mondo, di cui ci crediamo i padroni?