Astenersi astemi – Héléna Marienské #Clichy #Marienské #AStenersiAstemi

Astenersi astemi -Héléna Marienské

Traduttore: T. Gurrieri
Collana: Gare du Nord
Clarisse, contrariamente alle sue abitudini, arriva in forte ritardo. Quando entra si accorge che la tensione del lunedì precedente è solo un cattivo ricordo. Tutti parlano, tutti raccontano. Sembra ci sia una specie di competizione. Chi è il più tossico? Chi è caduto più in basso? Chi merita la medaglia di più bel relitto?

Clarisse, psichiatra specializzata in dipendenze, decide di sperimentare una terapia: raccogliere i suoi casi più gravi e porli a confronto tutti insieme, nella speranza che si aiutino l’un con l’altro a uscire dalle proprie dipendenze. Devastati, sull’orlo del baratro, nel confronto reciproco trovano il contrario di ciò che si aspettavano di trovare: la polidipendenza. Anziché liberarsi della propria dipendenza, vi aggiungono anche quella degli altri; ma il neo-nato gruppo d’ascolto, inizialmente scettico nei confronti della nuova terapia, si ritrova gradualmente a sviluppare una forza, data proprio dall’unione del gruppo stesso, che permette a tutti di affrontare in modo nuovo il campo di battaglia quotidiano sul quale, prima, si trovavano a lottare in completa solitudine.
Spassosissimo romanzo una commedia sarcastica scritta senza fronzoli, un romanzo originale e sfacciato. La scrittura è diretta, tagliente, i personaggi estremi e dai tratti grotteschi, le situazioni immorali e debordanti. Consigliatissimo.

«Non sto giocando con nessuno di voi. Lo sapete. Ma avvisarvi vi avrebbe privato di questa esperienza: la ricaduta. Finché non l’avrete dolorosamente sperimentata, e Mariette testimonia perfettamente le difficoltà incontrate, vi mancherà un passo indispensabile nella vostra uscita dalla dipendenza. Sarà solo superando la ricaduta che guarirete… Vi darò una chiave, il periodo delle feste di fine anno è uno dei più pericolosi per le dipendenze, come per tutte le patologie mentali. È un tuffo nella famiglia, nelle nevrosi familiari. Tutti gli affetti dolorosi dell’infanzia vengono risvegliati, perché è il momento in cui si è costretti ad amare.»

«Hai detto che avevi un’idea in testa…».
«Una grande idea».

Barbara Tagliabue

Clarisse, psichiatra specializzata in dipendenze, decide di sperimentare una terapia di gruppo ispirata a princìpi del tutto nuovi. E così riunisce in un inedito «gruppo d’ascolto» un prete cocainomane sosia di Papa Francesco, un’alcolizzata senza rimedio, un coltissimo professore universitario sessuomane, una giovane e devastata consumatrice di qualsiasi tipo di droghe, un giocatore d’azzardo con irrisolte pulsioni omosessuali, una fashion-addict ossessionata dall’acquisto compulsivo di abiti d’alta moda, un bancario con moglie dominante e aggressiva che per la sua dipendenza da qualsiasi tipo di sport si è distrutto irrimediabilmente il fisico. Per tutti questi personaggi il resto del mondo è un campo di battaglia nel quale il potere della famiglia e delle istituzioni annienta volontà e sogni, spingendo verso l’unica via d’uscita possibile, quella della perdizione e del vizio. Devastati, sull’orlo del baratro, nel confronto reciproco trovano il contrario di ciò che si aspettavano di trovare: la polidipendenza. Anziché liberarsi della propria dipendenza, vi aggiungono infatti anche quelle degli altri. E così questi «nemici della vita ordinaria», questi ribelli contro la normalità, sfidano la loro terapeuta e il mondo che li vorrebbe isolati e controllati, e all’interno della «squadra» che decidono di formare tutti insieme, scoprono la solidarietà, la complicità, l’amicizia, perfino l’amore.

The dirt – Mötley Crüe. Confessioni della band più oltraggiosa del rock – Neil Strauss #MotleyCrue #Rock

Sesso, droga e rock ‘n’ roll. Forse i Motley Crue non hanno fatto tutte e tre le cose meglio di altri, ma di sicuro le hanno fatte più di tutti gli altri.

Riletto in vista del film (attualmente in lavorazione) prodotto da Netflix e ispirato a questa fortunatissima autobiografia.
Niente di così eccezionale ma è una lettura frizzante e per nulla autoindulgente, che spinge alla curiosità morbosa: uno sguardo dalla serratura nelle vite drogate, degradate, eccessive e completamente caotiche di 4 ragazzi che una trentina di anni fa erano delle rockstar planetarie suonando, come ha sempre proclamato Nikki Sixx, “musica da idioti”.

Questo è quello che mi è sempre piaciuto dei Crue: non si sono mai presi sul serio. Un buon bassista (Nikki Sixx), un discreto batterista (Tommy Lee), un ottimo chitarrista (Mick Mars) e un cantante al limite dell’ascoltabile (Vince Neil). Ma, incredibilmente, questa combinazione avvia la scintilla per un successo di proporzioni immense, dando addirittura il via a una vera e propria scena (lo Street Metal o Glam Metal della Hollywood anni 80). The dirt, con uno stile diretto e piuttosto brillante, ci catapulta nella vita della band attraverso interviste, ricordi e fotografie, un vero e proprio trip di più di 400 pagine, narrandoci la storia di quattro giovanotti che, un po’ per caso, un po’ per fortuna, un po’ per le vie misteriose del destino, hanno dato vita a un grosso capitolo della storia musicale.
Ma, come spesso capita, è capitato, e capiterà, il successo è la scintilla che fa deflagrare le dipendenze insite dei nostri: cocaina, alcool, eroina, pastiglie, crack, e via così di deriva in deriva.
Nikki Sixx è quello messo peggio e infatti il culmine della narrazione è senza dubbio la cronaca della propria morte: infatti il 23 dicembre dell’87 Nikki Sixx fu dichiarato morto per overdose per circa due/tre minuti, salvo poi tornare nell’aldiqua, congedarsi da ospedale e medici, tornare a casa e farsi un’altra pera.
Poi dai vari rehab si passa alle mogli fighe e succhiasoldi: Pamela Anderson, Donna D’Errico, Heather Locklear e via dicendo, ma questo è il passaggio meno interessante.
Il libro contiene anche momenti abbastanza duri: su tutti la cronaca, cruda e umanissima, della malattia e poi della morte della figlia di 4 anni di Vince Neil, un pugno in faccia e un evento che comunque non è mai stato superato nè metabolizzato dal frontman.

Un libro intenso e coinvolgente, schietto e senza panegirici, che non ha parti noiose, e che può divertire anche chi non si interessa particolarmente di Rock e relative band.
In ogni caso: io i dischi dei Crue me li sono sempre ascoltati alla grande (anzi, dr.feelgood fu uno dei primi miei in assoluto), il libro merita e il film che uscirà su Netflix sarà da guardare per forza.

Alessandro Dalla Cort