L’invenzione della madre, Marco Peano

Ciao! Come state? Io sono così stanca che quasi non riesco a leggere.

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Vi posso consigliare però l’ultimo che ho letto: L’invenzione della madre di Marco Peano. Solo dopo averlo letto ho saputo che la storia è in parte autobiografica, anche se si tratta di un romanzo, e capirete subito perché la cosa mi ha colpito.

La trama è semplicissima: il protagonista è un ventiseienne, Mattia, che racconta gli ultimi mesi di vita della madre, che ha un cancro incurabile. Insieme al padre allestisce la piccola dépendance che hanno in giardino come una stanza d’ospedale, e cominciano una triste routine.
Mattia analizza ogni secondo di vita della madre e le sue stesse sensazioni in maniera ossessiva, con lo scopo dichiarato di mantenerla in vita più a lungo possibile. Anche dopo la morte cercherà ovunque le sue tracce: quando si misura la febbre e nota che il termometro è rimasto fermo all’ultima temperatura di lei, o quando ritrova la sua voce in un messaggio registrato sono tra i momenti più toccanti del libro.

è un libro forte senza dubbio; tuttavia non ha niente di patetico. Racconta la morte nella sua insensata crudeltà, senza nascondere le parti più sgradevoli, ma allo stesso tempo lo sguardo del figlio accarezza la madre con un tocco delicato e pieno d’amore.

La scrittura è priva di slanci lirici ed esibizionismi, ma vi posso assicurare che non è fredda, anzi: è coinvolgente al punto che io non vedevo l’ora di scoprire come sarebbe andata a finire, anche se in realtà lo sapevo fin dall’inizio.

L’autore è in tour promozionale: se vi capita, andate a sentirlo perché è anche una persona gradevole e intelligente.

Ci sentiamo presto ciao!

Daniela Quartu

I Malavoglia, Giovanni Verga

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Tre libri ho letto dall’inizio dell’anno. Al di sotto della vostra fantasmagorica media, ma insomma, non è neanche finito Gennaio (la maestra mi ha insegnato che i giorni della settimana e i mesi si scrivono con l’iniziale maiuscola, me lo confermate?).

1. I Malavoglia di Giovanni Verga
2. Undici per la Liguria
3. Gli anni al contrario di Nadia Terranova

Il primo lo conoscete tutti, non ve lo devo certo spiegare io. Tuttavia, qualcuno qui – giustamente – glorificava Il conte di Montecristo che io conosco solo grazie a Radio3, perché la scuola non mi ha dato occasione di incontrarlo. Dunque potrebbe essere capitato anche a voi di non esservi imbattuti in un classico importante: se putacaso non l’avete letto, leggetelo, perché è un romanzo incredibile che vi darà un grande fastidio, e tuttavia vi piacerà.

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Ora vi parlerò di Undici per la Liguria. Una bieca operazione commerciale? NO. Si tratta di un librino che costa solo 6 euro in cui trovate undici racconti di scrittori liguri il cui ricavato va a una scuola genovese danneggiata dall’alluvione. Quale alluvione? Bella domanda. Una a caso negli ultimi mesi.
I racconti sono ispirati alla pioggia, alla fragilità del territorio, alla solidarietà; altri sono stati donati senza apparente correlazione al tema dominante: tuttavia, sembra che ognuno parli delle paure universali di tutti noi.
Se come me leggete sul tram, e non temete di avere i lucciconi in pubblico, è proprio adatto a voi.
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Gli anni al contrario di Nadia Terranova: qui ci vuole una riflessione più articolata.
È uscito in questi giorni, forse ne avrete letto sui giornali o altrove,
Io vorrei dirvi tante cose, ma, vi giuro, non posso spingermi troppo. Ho letto già troppe recensioni che scoprono la trama, e questo non mi piace.
Quando vado a vedere un film che mi intriga, salto di proposito i commenti e le stelline.
Aspetto un po’ per scriverne. Intanto, voi, compratelo: non ve ne pentirete, perché è bellissimo.

Daniela Quartu