Tumbas. Tombe di poeti e pensatori – Cees Nooteboom

tumbas

Lo dico subito: libro stupendo. Ho appena girato l’ultima pagina e già mi manca.

Cees Nooteboom, scrittore e poeta olandese, ha avuto un’idea che è una meraviglia e un omaggio sterminato insieme.
E’ una Spoon River dei poeti estinti. Un viaggio interminabile che Nooteboom ha compiuto per tutto il globo terrestre, alla ricerca delle tombe di scrittori e poeti del cuore, del suo e anche del nostro, almeno in parte. Lo ha fatto per se stesso, prima che per noi, ma è un grande regalo.

Quindi non tombe comuni, ma tombe davvero speciali. Tombe con cui puoi dialogare, da cui puoi ancora ascoltare, potenti, commoventi, le voci di chi è sepolto lì sotto. Persone uniche. Persone elette. Persone che non abbiamo mai avuto la fortuna di conoscere personalmente, ma con le quali qualcuno di noi sente un legame comunque fortissimo. E Nooteboom in più le ha conosciute, diverse di loro. Quindi i suoi ricordi sono in molti casi fortissimi, e le sue sensazioni acuite, si avverte ammirazione sconfinata, si avverte anche il legame dell’amicizia strappata, ma eternamente viva, unita a un’inestinguibile debito di riconoscenza, letteraria e umana.
E’ un viaggio che costruisce una biblioteca dell’ideale. Che quasi mette in comunicazione tra di loro poeti e scrittori, è un filo rosso, questo viaggio, che unisce, sorprende, regala.
E’ anche un viaggio che è autobiografia, di Nooteboom e anche di sua moglie, è anche autobiografia di coppia, è Simone Sassen, infatti, la fotografa e la sua compagna, ad immortalare le tombe e le lapidi visitate. E’ bello anche per questo particolare, il libro, le immagini delle lapidi aprono il discorso sui poeti, sono come un portale verso le loro voci, è qui, la vera magia: si viaggia alla ricerca dei sepolcri, si pronunciano i nomi che vi sono incisi, e si spalanca il mondo magico delle loro opere. Non è un viaggio verso la morte, è un’apertura alla vita, i loro scritti saltano fuori dalla terra e si dispiegano nell’universo, immortali.
Siamo lì con Nooteboom, mentre cita, mentre si emoziona, mentre si commuove, mentre ironizza con rispetto, siamo lì in raccoglimento profondissimo.
Vediamo le tombe e conosciamo particolari inediti, a volte sorprendenti, siamo di fronte a sepolcri sontuosi ma anche a tombe quasi dimenticate, nascoste, come se qualche poeta fosse stato davvero dimenticato un momento dopo la morte. Ci sono poeti che si mostrano, altri che giocano a nascondersi, più o meno come in vita, si celano dietro piante, fiori, arbusti, erbe. Molti riposano uno accanto all’altro, e magari chissà quanto sparleranno di noi e del nostro mondo attuale.
Ma sono gli epitaffi, a farli rivivere, comunque.
Nooteboom commenta in modo personale ogni foto della sua compagna, appunti di viaggio, ricordi personali, oppure inserisce brani di altri scrittori, o sceglie un brano del defunto, il più adatto a commemorare se stesso, in certi casi. Perchè molti di loro han preparato in vita la loro stessa dipartita.

Non so proprio come spiegarlo, ma mi sono emozionato come se fossi lì con lui, a scostare rami e foglie, per leggere il nome del poeta defunto sulla lapide, mentre magari pioveva a dirotto,e fa un freddo cane, perché “i cimiteri hanno qualcosa a che fare con le previsioni meteorologiche” oppure a Napoli, travolto e infastidito dal frastuono del traffico che oltraggia la tranquillità che avrebbe desiderato Virgilio, sono lì a trasalire di sdegno per gli insulti neri nazisti sulla tomba di Brecht, a scostare l’arbusto che copre il nome di Italo Calvino e a ridargli la luce, a leggere la forza infuriata della firma di Canetti, uno che non avrebbe voluto morire mai, a passeggiare nella via dove è nato Cervantes, dove il tempo sembra essersi fermato, e a sperare che questo Genio possa ricomparire dar voce a quei “disparati pensieri” derivati dal suo “sterile ed incolto ingegno”, a commuovermi sulla lapide di Cortazar, commosso soprattutto dal racconto di Nooteboom sull’ultimo viaggio di Julio con sua moglie Carol, condannata dalla malattia, di nuovo a commuovermi per le sue parole sulla Divina Commedia di Dante: “Ho letto molte volte la Commedia… per quanto mi riguarda, mi ha accompagnato per tanti anni e so che appena l’aprirò, domani, scorgerò cose che non ho visto sino ad ora. So che questo libro andrà oltre la mia veglia e le nostre veglie”. E poi a Napoli, con Leopardi, Napoli che “lo attraeva come la stella attrae il pianeta”, seduto al caffè con lui, che si sentiva a suo agio nell’essere essere anonimo in mezzo alla folla, un gobbo tra la folla sognando di esserne parte. Con Melville, tanto bistrattato e non considerato in vita, in un doloroso contrasto con un presente che lo vede risiedere trionfale in tutte le biblioteche e tutte le librerie del mondo, un bellissimo e terribile contrasto… Siamo con quei duecento uomini a scavare un sentiero in poche ore per seppellire Stevenson sul monte Vaea, e poi con Eliot, Goethe, Holderlin, tutta una fila di emozioni che non sono in grado di mettere su carta. Anche perché ho gli occhi lucidi, da quando ho iniziato a scriverne.

Leggetelo. Leggete la prefazione. Perché è già da lì, che ho capito con chi avevo a che fare, ho capito la magia degli scrittori, ho capito che non moriranno mai. Ho capito il paradosso di Nooteboom, che dice che nella tomba di un poeta c’è tutto e non c’è niente. C’è niente, perché il corpo non esiste più, ma c’è tutto, perché basta leggerne il nome e il lettore parte per un viaggio mentale e sentimentale, tutte le parole lette gli si gettano dentro il cuore, e tutto diventa possibile. Ecco perché tanti hanno visitato quelle tombe e hanno lasciato un fiore, una boccetta di profumo, una lettera. E’ il gioco descritto da Cortazar, due persone che giocano a tennis con una palla immaginaria. E lo spettatore che raccoglie la palla inesistente finita in tribuna e gliela rilancia. Chi non crede in questa magia, non lascia fiori , non lascia una bottiglia di vino sulla tomba di un poeta, non lascia ardenti rossetti sulla lapide di Oscar Wilde.

“L’essenziale resta invisibile. Il segreto si nasconde nelle lettere che nessuno leggerà. Una balena a New York, un cacciatore delle Alpi ad Anversa, l’inferno a Ravenna, una chitarra azzurra ad Hartford, Connecticut, la collina dell’infinito a Napoli: il lettore vede sulla tomba del suo poeta quel che non vede nessun altro”.

Musica: Time, The Alan Parson Project
https://www.youtube.com/watch?v=cZX8u1eCXzo

Carlo Mars

Arabia Felix, Thorkild Hansen

Arabia Felix, Thorkild Hansen: The Danish expedition 1761-17676708831

Non è un libro di quest’anno. Lo lessi per l’esame di Lett. Scandinave qualche anno fa.
Mi piacerebbe fargli un po’ di pubblicità e consigliarvelo perchè è meraviglioso. Non mi aspettavo un capolavoro, a vederlo, a primo impatto. Credevo fosse il solito mattone pacco che c’è in ogni esame di Letteratura e l’inizio mi stava dando ragione. Invece, superate le prime 100 pagine, diventa stupendo. Interessante, accattivante, scritto benissimo e con una storia che vibra di vita e verità, ricerca, intensità.
Hansen era un giornalista danese. Ha scritto vari romanzi-inchiesta a tema storico, documentandosi tantissimo. I suoi libri sono interessanti perchè l’ingrediente principale è il fatto storico ma non pesano come potrebbe farlo un saggio storico perchè sono romanzati.
“Arabia Felix” è sorprendente, intelligente e poetico. Sembra di essere lì con i personaggi, di fare il viaggio con loro. Ci si emoziona e si impara.
Vi trascrivo una citazione, meglio che parli per me. Vi lascio anche il link che rimanda al catalogo Iperborea. Quanti conoscono questo piccolo gioiello di casa editrice? Pubblica solo autori nordici e fa un gran lavoro di diffusione culturale.

“Non avere niente, non essere niente; la definizione che dà il deserto della vita umana non era nuova per Carsten Niebuhr. Fin dall’inizio aveva rifiutato gli alti titoli che von Haven e Forsskål avevano richiesto come condizione per partecipare alla spedizione. Non aveva voluto essere professore, non aveva preteso pensioni a vita e non aveva dato per scontato di dover essere il capo della spedizione. Alla fine si era anche tenuto alla larga dall’ambiziosa lotta di potere tra gli altri due. Nel deserto era in ogni caso indispensabile rinunciare a tutti i privilegi, vestirsi come gli arabi e condividere la loro povera vita. Qui titoli e ricchezza sarebbero comunque stati fuori luogo quanto il loro abbigliamento europeo. Non era affettazione da parte di Niebuhr, ma una pura e semplice condizione per sopravvivere e poter svolgere il compito affidatogli.

Chi vuole vedere deve farsi quasi invisibile. Chi vuole ricordare deve vivere inosservato e dimenticato. Nelle capanne del caffè della Tihamah Niebuhr passa la notte insieme ai poveri contadini del deserto che non sanno niente della sua carta dello Yemen. Sembra uno di loro, è vestito come loro, parla la loro lingua, divide con loro il pane di durra, le pelli sulla panca di terra, l’acre odore del sudore. Gli offrono il loro kishr, ascolta le loro storie, guarda i loro occhi seri e sempre più si rende conte che la via che porta in alto è senza interesse. La verità non può fluttuare nell’aria. Sta sulla terra, ai nostri piedi; asini e uomini la calpestano e la insudiciano,ma non importa, la verità rimane sulla terra; è la terra, in un certo senso, tesa sotto di noi come una rete di sicurezza: più in basso è impossibile cadere. Perciò non c’è ragione di temere. Non esiste sconfitta.”

Selena Magni

A proposito della casa ed Iperborea (corsi e ricorsi del Gruppo :-D)
“Piccola premessa: io di solito non compro i libri delle edizioni Iperborea perché hanno un gravissimo difetto che mi irrita molto. Non rimangono aperti. Credo abbiano dentro una specie di molla che fa sì che rimbalzino. Se per caso li appoggi aperti capovolti sul tavolo, compiono un balzo fulmineo e oplà! si richiudono. Non parliamo poi di leggere a letto comodamente distesi su un fianco e appoggiati su un gomito! Impossibile tenere aperte le pagine con una mano sola a meno di non avere una manona gigantesca o usare due mattoni come ferma libro. Probabilmente l’Iperborea pubblica cose meravigliose, ma io non lo saprò mai (a parte Piccoli suicidi tra amici che lessi anni fa)”
Anna LittleMax Massimino
L’unica alternativa per questi libri è forzarne l’apertura, e rimangono lì, aperti come cozze.

Carlo Mars: Infatti pubblica cose molto belle :)) ma capisco bene il commento ahahah 

Mely Kronos Zaffiro Ahaaaahh!!! C’è un trucco! (Cioè… non l’ho provato con Iperborea ma con altri libri coi quali ho avuto un problema simile 

Lorenza Inquisition Sì, spaccare tutto (sono una tipa propensa all’azione viùlenta)

Angela Del Rosso qual’è il trucco Mely?! facci partecipi. Ma no, inqui, nooo!

Lorenza Inquisition Martellateeee!

Angela Del Rosso sei peggio di pepe carvalho, che bruciava i libri #cattivainqui.

Mely Kronos Zaffiro Ahahah no xD praticamente, trattasi (prima di cominciare la lettura) di aprire poche pagine alla volta (alternando un po’ l’inizio e un po’ la fine) e premere delicatamente fino ad arrivare al centro. A volte è necessario ripetere l’operazione un paio di volte, ma è come massaggiare un libro tesissimo per farlo rilassare… beh, coi miei libri ha funzionato

Giulietta Isola anche per me sono difficoltosi…inoltre per le dimensioni mi scompaginano la libreria e corro il rischio di romperli mentre leggo per aprire meglio le pagine…fasidiosi.

Lorenza Inquisition Cosa c’entra Angela se li brusci non li puoi leggere ma martellati stesi sì

Mely Kronos Zaffiro Ah dimenticavo. Lo si fa posando il dorso del libro sul tavolo, altrimenti si scolla tutto 

Diegoliano Zetti Iperborea pubblica Paasilinna, già solo per questo merita stima.
Certo, il formato non è fra i più comodi…

Anna LittleMax Massimino Mamma mia! Ma dove vai a ripescarle queste cose? Non ricordo quasi di averlo scritto. La penso ancora così anche se negli anni ho addirittura letto un altro libro Iperborea. Non potrei mai forzarne l’apertura: soffrirei troppo 

Lorenza Inquisition Sto aggiornando con la nuova catalogazione il blog e ieri ho riletto sto pezzo. Coincidenza fu!

Luca Bacchetti ” Leggo solo libri usati.Li appoggio al cestino del pane, giro pagina con un dito e quella resta ferma. Così mastico e leggo. I libri nuovi sono petulanti, i fogli non stanno quieti a farsi girare, resistono e bisogna spingere per tenerli giù. I libri usati hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi. Così alla trattoria di mezzogiorno mi siedo alla stessa sedia, chiedo minestra e vino e leggo. ” qui ci sta benissimo.

Selena Magni Ahaahha devo dire.che è vero! Quando ho letto la Saga di Gösta Berling mi facevano male le mani! Io i libri li maltratto ma per chi li ama intonsi, è un dramma! Per il formato, a me piace e ormai è un tratto distintivo!

Però davvero, hanno un catalogo davvero pregevole!

Anna  LittleMax Massimino Sono d’accordo con te, Selena. I due libri che sono riuscita a leggere mi sono piaciuti molto.