Toni Morrison – Amatissima #tonimorrison

amatissima

Attenzione: si segnala libro ad altissimi livelli di Ottima Letteratura.

Il devastante mix convalescenza-insonnia- caldo di questi giorni mi porta a leggere come se fossi pagata a cottimo per farlo. Ed è nell’abbuffata del periodo che ho scoperto, con mia somma vergogna, di aver ignorato fino a ieri l’esistenza di questa scrittrice americana. Non riesco a farmi una ragione di quanto abissale sia la mia ignoranza.

Premio Nobel per la letteratura, premio Pulitzer (per Amatissima, appunto) e molte altre cose, la Morrison ha scritto e scrive della condizione degli afro americani in diversi momenti della storia. Definizione esatta ma assurdamente superficiale.

Veniamo a noi. Perché vi consiglio Amatissima?
Perché Amatissima racconta in uno stile che ancora non avevo mai incontrato la realtà degli schiavi negli Stati Uniti di fine ‘800. Perché racconta dell’amore più grande, quello di una madre per la figlia, perché cerca di farci comprendere quanto è grande l’Amore se quella madre uccide la figlia pur di non farle subire ciò che lei stessa ha passato (lo spunto del libro è tratto da una storia vera). Perché è un libro brutale e delicatissimo, che ferisce e brucia, che sconvolge e intenerisce, che fa ammutolire per l’orrore di qualcosa che era quotidianità, abitudine, norma e regola e che fa provare vergogna per il solo fatto di avere la pelle bianca, che porta in una dimensione insieme reale e magica, che ci porta a piccoli passi a comprendere il Perché la figura della schiava Sethe sia così straordinaria, che fa provare compassione e affetto per la vecchia Baby Suggs. Insomma, potrei fare una lista lunghissima di ragioni.
Da lettrice compulsiva tendo a dimostrare un certo buonismo verso i libri che leggo, me ne rendo conto. Però qui siamo davvero di fronte a qualcosa che va oltre, molto oltre, un buon libro. Qui siamo a livelli altissimi.

Se si decide di leggere Amatissima bisogna prepararsi a farsi male, a leggere con attenzione, a prendersi del tempo. Perché a volte si legge un passaggio e qualche riga oltre ci si ferma e si torna indietro per rendersi conto di aver letto bene, di aver davvero capito.

Come in questo passaggio:
-Che cosa ha detto?
-Niente.
-Niente?
-Non una parola.
-Gli hai parlato? Non gli hai detto niente? Gli avrai pur detto qualcosa!
-Non potevo, Sethe…è che….non potevo proprio.
-Perché?
-Avevo il morso in bocca.

Mara Renato ed io – Alberto Franceschini #albertofranceschini

“Tonino, molla i miti, noi siamo stati solo dei tossicodipendenti, drogati di tipo particolare, di ideologia. Una droga micidiale, peggiore dell’eroina”
mara

Libro consigliatomi da più persone, qui nel gruppo. Ottimo suggerimento, grazie. La storia di Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Brigate Rosse: dall’avvicinamento alla lotta armata agli anni di carcere fino alla decisione di dissociarsi dalle BR.
Interessante affiancare questo libro a “A viso aperto” di Renato Curcio: il diverso punto di vista dei due padri fondatori delle Brigate Rosse. Interessante la contrapposizione in cui i due leggono e valutano episodi, teorie, riflessioni, scelte condivise e non. Il lato anche umano della lotta armata, non solo le dinamiche storiche, l’ideologia e il motivo della rabbia politica, perchè non si è trattato di tre facinorosi, ma della generazione figlia dei partigiani, cresciuta nelle file del PCI: studenti, operai, professionisti, persone che si sono sentite tradite da un sistema.

“Peso quarantotto chili, la pelle è sottilissima. Se mi guardo il torace mi viene in mente Holger Meins, il primo compagno della RAF morto per uno sciopero della fame. Io non voglio morire. La prima parte della mia vita se n’è andata, è come se avessi concluso il capitolo di un libro. Voglio continuare. Forse è bello girare con in tasca una patente vera, da far vedere ai carabinieri senza stare con la mano pronta a scattare alla cintura, dov’è la pistola.”

Anna LittleMax Massimino

Io, l’infame – Patrizio Peci

A viso aperto, Renato Curcio