Jeff Apter, Jeff Buckley -Una goccia pura in un oceano di rumore

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Un libro uscito qualche anno fa e recentemente ristampato. Un gradito regalo di Natale.
Bisognerebbe avere una competenza musicale decisamente maggiore di quella che ho io per recensire a dovere questo libro. E forse per apprezzarlo appieno.
Per me Jeff Buckley è stato fino a oggi soprattutto la voce in grado di farmi schiacciare il tasto repeat dello stereo per ascoltare Hallelujah un numero imprecisato di volte, allo sfinimento. Un volto bello, un destino tragico e un nome sentito citare ogni tanto in rifermento ad altri artisti, di solito preceduto dalle parole “fortemente influenzati da….”. Poche nozioni davvero.
Questo libro, con i suoi pregi e i suoi difetti, lo ha reso reale. L’ho divorato in pochissimo tempo, godendomi un’infinità di piccoli aneddoti, di ricordi, di citazioni. Mille riferimenti a musicisti più o meno conosciuti (da me, intendo dire) e una quantità di titoli di canzoni che mi sono andata a cercare online per avere la colonna sonora adeguata a questa lettura.
Si parte dalla storia del padre, quel Tim Buckley famoso tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70 che ebbe in comune con il figlio una vita breve e finita tragicamente. Una figura pesante quella di Tim che abbandonò la moglie incinta e vide il figlio Jeff solo in un paio di occasioni. Pesante per il ricordo che Jeff si portò negli anni e soprattutto per il costante confronto che, malgrado i suoi sforzi, la critica continuò a sbattergli in faccia nel corso della sua breve carriera.
Il libro ha un buon ritmo, quasi accelerato, come l’idea che dà della vita stessa di Jeff. Una frase che viene ripetuta spesso in queste pagine è che “Jeff sentiva di dover fare tanto, in fretta, perché il tempo che aveva era poco”. Ma non lo si dice sempre di chi muore giovane?
Come succede spesso nelle biografie, mi hanno colpita le innumerevoli dichiarazioni di chi lo sapeva destinato a qualcosa di grande, di chi lo vedeva come un essere speciale, di chi lo considerava una creatura straordinaria. Rarissime le parole contro. E anche questo succede sempre, no? Dopo, certo.
In ogni caso il ritratto di Jeff Buckley che viene fuori da queste pagine sembra abbastanza verosimile anche se l’autore tende un po’ a glissare sulle parti meno positive. Non potevano esserci sorprese sul finale, è ovvio, ma in ogni caso ogni volta che ho girato pagina avvicinandomi a quel finale che già conoscevo, ho provato una sensazione di malinconia che mi ha fatto più volte pensare “Che peccato. Che ingiusto e triste peccato. Che spreco.”
Reale, dunque, questo ragazzo. Dai concerti del lunedi sera al Sin-é (ah….aver potuto essere almeno una volta in un angolino di quel piccolo locale del Village, un qualche lunedi sera di tanti anni fa…), alla mania di perfezione nelle canzoni incise, alla costernazione di fronte al fatto che, malgrado fosse diventato il nuovo idolo della Columbia, non aveva abbastanza soldi per comprarsi una casa. E poi la magia che veniva fuori quando trovava il feeling giusto con altri musicisti, gli alti e i bassi, l’orrore nell’essere inserito nella classifica dei più “fighi” del mondo, i tormenti, l’onestà, la tequila. Un milione di cose. Non credo sveli nulla di nuovo ma disegna un bel ritratto, esauriente e a suo modo affascinante. E mi ha fatto capire che il cantante Rufus Wainwrigh, chiunque esso sia, è un essere davvero spregevole.
Il libro mi è piaciuto, decisamente, malgrado alcune traduzioni che sospetto siano state fatte con google translator e una palese allergia ai congiuntivi.
Lo consiglio vivamente anche ai tanti fans di Glan Hansard: il vostro beniamino è molto presente in questa biografia, pare fossero molto amici. Ma penso lo saprete già

Ah si, dimenticavo: il titolo è una citazione di Bono degli U2 che definì in questo modo Jeff Buckley pochi giorni dopo la sua scomparsa. Mi sembra un bellissimo epitaffio.

Anna LittleMax Massimino

Natura morta con custodia di sax, Geoff Dyer

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Natura morta con custodia di sax – Geoff Dyer

Già da qualche tempo questo libro era stato consigliato debbrutto da Sore e quando Sore consiglia tocca eseguire puntoebbasta.

Allooooora…eh, non lo so. Alcune bellissime pagine, strazianti, di una struggente poesia. Però poi io che sò un pochetto Furio per certune, quadrangolari fissazioni, io dicevo, mi si narra di Lester Young e io devo ascoltarlo e così con Chet Baker, Art Pepper, Charlie Mingus etc. La scrittura dovrebbe aiutare a capire la musica e vaiseversa, no? E, bè gnente, gna faccio, è più forte di me.

Io provo ad ascoltare il jazz e dopo un minuto du minuti tri minuti gnente, me viene proprio grave reazione allergica, tipo che me se gonfia la lingua, inizio a respirare male, mi stride ogni singolo nervetto e devo coooorrere a ingerire un tot di bentelanrock, veloce veloce.

Mi spiace, non capisco. E puttroppo io che ritengo di essere tollerante verso molte cose, non tollero.

Ignorante. Moo dico da me.

Lazzìa

Gianni Mantini a me era piaciuto, ma come dice Paolo Conte ” Le donne odiavano il jazz – non si capisce il motivo – du-dad-du-dad 

Stefania Lazzìa Eccallà!

Anna LittleMax Massimino tu con il jazz nun ce la poi fare, se sa! Le unghie sulla lavagna! Però bello lo stile di Dyer, vero? A me è piaciuto tanto e i vecchi filmati di Mingus, Baker e compagnia lo hanno reso magico.

Sara Rebori Stessa reazione
… troppo poco di pancia come musica forse? Troppo celebrale e i miei neuroni sono fermi al pogo dei concerti dei CCCP? Mi evolverò mai? 

Alberto Il Cala Calandriello maqqqquindi se non piasce lo jazz nun se affronta?

Anna LittleMax Massimino No, Alberto. Secondo me è godibilissimo anche se non si conosce il Jazz. Ci sono magnifici ritratti di musicisti, apprezzabili anche se non si è amanti di questo tipoi di musica. Io non sono un’esperta di jazz, tutt’altro, ma ho adorato questo libro

Alberto Il Cala Calandriello ma se lo jazz lo odi?

Anna LittleMax Massimino Se lo odi il libro può essere un ottimo spunto per andare oltre il pregiudizio

Stefania Lazzìa Eh io penza che lo si apprezza meno…

Alberto Il Cala Calandriello ahahahahahahaha anna e lazzia mi sembrate il diavoletto e l’angioletto sulle spalle del povero indeciso

Anna LittleMax Massimino Come nei libri di Don Camillo. Poi l’angioletto e il diavoletto se le danno di santa ragione e don Camillo se ne va per i fatti suoi.

Alberto Il Cala Calandriello io per il momento propendo per la lettura perchè, mi dico, che non potrà rompermi i coglioni più di un disco di jazz, no?

Anna LittleMax Massimino No. Inoltre non è un audiobook…non lo senti, il jazz! Dai dai, prova e poi dicci 

Gianni Mantini le autobiografie dei jazzisti sono tutte molto interessanti, quelle di Miles Davis e Charles Mingus sono splendide, direi capolavori

Sara Rebori Magari è bello lo stesso… anche se uno non “pratica ” immagino però che se il jazz lo conosci possa essere una goduria

Anna LittleMax Massimino Assolutamente d’accordo con Gianni Mantini 

Stefania Lazzìa È che se io leggo di musica e mi si racconta la genesi di un pezzo e il suo crescere ammè sorge spontaneo andarlo ad ascoltare, quel pezzo lì. Bon, io ascolto e tutta la poesia del racconto dileguossi nello stridere di suoni che mi trapanano la brocca e mi ispirano impulsi suicidi/omicidi. Chiedo umilmente perdono all’amanti del jazz, tuttavia.

Gianni Mantini la musica è come la letteratura, richiede impegno; poi non tutto il jazz è difficile KInd of blue per esempio è godibilissimo e formalmente perfetto come un libro di Calvino.

Stefania Lazzìa Si si impegno ma io però son disposta ad impegnamme pe fà robbe che me piaceno non per codelle che obbrobrio. Poi ho anche provato, in gioventù me sò sorbita concerti ed ascolti ma PECCARITA’ se volete escogitarmi un supplizio chiudeteme in cella con diffusione de jazz e libri di Delillo. Ne uscirei diretta al manicomio criminale, è matematico.

Claudia Venturi Però il jazz e’ un genere ampio, secondo me non si può dire che non piace, magari il free jazz, che dopo un po’ penso ai fatti miei; insomma dire che non piace il jazz e’ come dire, che so, che tutti gli uomini sono bugiardi e traditori.. ehm che però in effetti è vero.. 

Stefania Lazzìa Ahhh ahh ahhh Claudia!!!

Lorenza Inquisition ahahah