Antonio Manzini, Non è stagione

amelia

il terzo volume con le avventure del commissario – vicequestore, si dice vicequestore! – schiavone conferma che dalla penna di manzini è uscito proprio un bel personaggio.

le clarks, il rito laico di una canna per schiarirsi le idee, la benevola insofferenza per una città ordinata e rispettosa delle regole come aosta, la battuta sempre pronta e un atteggiamento cazzaro tratteggiano un protagonista con cui è difficile non entrare in sintonia.

se come giallo l’episodio centrale della serie (“la costola di adamo”) rimane superiore, qui c’è un discreto colpo di scena finale che apre la strada sia ad un probabilissimo seguito, forse in un’altra sede lavorativa, che ad una prossima chiarezza sul passato comunque non limpidissimo del nostro ispettore.

fra tanti noir scritti con lo stampino e il pilota automatico inserito, questa trilogia ha il merito di portare un po’ di aria fresca. al lettore il compito di capire se pura come quella del capoluogo valdostano.

Andrea Sartorati

Christopher Moore, Un lavoro sporco

Un inizio intrigante, condito da una massiccia dose di umorismo, mi aveva subito convinto a comprare l’opera omnia di moore.

il prosieguo della storia – una intricata vicenda di individui chiamati a recuperare le anime dei defunti – ha complicato un po’ il quadro: una miriade di personaggi (anche strambi e simpatici, ma non sempre funzionali alla fluidità della trama), descrizioni dettagliate, aggettivazione fitta e così via.

gli elementi fantastici (nello specifico uomini-scoiattolo, arpie delle fogne, cani parlanti, ecc.) non sono propriamente la mia cup of tea in ambito letterario e quindi la lettura si è rivelata più faticosa del previsto, mentre attendevo con ansia lo sviluppo lineare e “normale” della storia sottostante che aveva comunque destato la mia curiosità.

sufficienza piena in funzione del talento ironico dell’autore.

come per stefano benni, nella fusione tra naturale e soprannaturale, io preferisco solo la prima metà degli ingredienti, ma mi siedo comunque a tavola.

Andrea Sartorati

moore