John Irving – Le regole della casa del sidro #JohnIrving

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Il primo approccio con Irving e “Il mondo secondo Garp”, non è stato felicissimo, molto, ma molto meglio questo “Le regole della casa del sidro”.
Narra di Homer Wells, ragazzo cresciuto in un orfanotrofio del Maine e del rapporto strettissimo con il medico che gestisce l’ospedale. Quest’ultimo accoglie nella struttura neonati lì partoriti e abbandonati da donne che si rivolgono a lui non potendo provvedere al figlio, ma soprattutto procura aborti a chi non vuole tenere il bambino e non può pagare per avere questa prestazione al tempo illegale. Il dottore chiama questa pratica”il lavoro del Signore”.
Il medico e Homer hanno un rapporto strettissimo di amore e stima, tanto che il dottore gli insegna la professione medica nella speranza che un giorno prenda il suo posto.
La storia si sviluppa attraverso fatti che toccano temi molto interessanti, aborto, razzismo, guerra, amore, omosessualità.
Non ci sono colpi di scena e pur essendo un libro lungo e lento, scorre benissimo. Nessuna delle oltre 600 pagine mi è sembrerà superflua, ma mi ha fatto conoscere personaggi molto ben descritti.
Una storia che fa capire come spesso non si abbia il potere di dare la direzione desiderata alla propria vita, ma si può solo cercare di farla andare nel modo migliore.
Il libro è anche un omaggio a Dickens, spesso citato attraverso la lettura che nell’orfanotrofio si fa di David Copperfield e Grandi Speranze, come ricerca del riscatto della condizione dell’orfano che sogna l’adozione.
Dal libro è stato tratto un film che non ho visto ma che vorrò vedere sicuramente, pregustando il fatto che la parte del dottore (secondo me la più interessante), è interpretata da Michael Caine.

Raffaella Giatti

Quarta di copertina

Un percorso di formazione in un mondo inverosimile attraversato da passioni e violenze fin troppo verosimili.

La storia di Homer Wells, un ragazzo dall’animo ricco di sentimenti e ideali, cresciuto nell’orfanotrofio di St. Cloud’s nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto. Homer preferisce lasciare l’orfanotrofio e seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo dei grandi, e che dovrà affrontare dolori, asperità, e percorrere molta strada per capire le regole della vita. Un percorso di crescita in un romanzo dall’atmosfera ricca di sentimento che affronta i quesiti esistenziali della vita, della morte e dell’amore.

Teresa Raquin – Emile Zola #EmileZola

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Rileggere libri a distanza di molti anni mi fa bene.
Primo, perché dopo tanto o anche poco tempo non ricordo un gran che di quello che ho letto. Secondo perché quasi sempre quello che mi piacque allora mi piace anche adesso.
Ho rispolverato un amore giovanile, Teresa Raquin di Zola.
Linguaggio duro, crudo, non gira attorno a niente per raccontare le bassezze umane.
A Zola interessa analizzare i personaggi, esseri abietti che sprofondano nei peggiori abissi, perseguitato da fantasmi che loro stessi hanno creato.
Atmosfere pesantissime nella Parigi più umida e squallida, dove spesso Zola ha ambientato i suoi romanzi. Qui in particolare ci va giù pesante col macabro.
A distanza di circa 30 anni mi è piaciuto ancora.

Raffaella G.

DESCRIZIONE

Si tratta di uno dei più importanti romanzi dell’autore dove si nota implicitamente il realismo francese, trattando della storia di un delitto passionale. Nel romanzo, lo scrittore non risparmia niente e nessuno, descrivendo la realtà, per quanto cruda, nel modo più minuzioso possibile. Il lettore si sente così coinvolto nella lettura del romanzo da percepire i sotterfugi dell’unione dei due protagonisti, immedesimandosi con le loro vicissitudini. Nel romanzo vengono spesso enfatizzate le colpe persecutorie che porteranno i due protagonisti principali, alla fine, fino al suicidio. Tale situazione risulta l’unica soluzione possibile per riscattarsi dalle proprie colpe che, con il passare del tempo, corrodono gli animi dei protagonista. Il sommo realismo dell’autore, la schiettezza nel descrivere le situazioni e l’ipocrisia imperante, fanno del libro uno dei massimi capolavori di quel tempo, la cui lettura risulta essere consigliabile ad un pubblico più adulto.