Il cammino delle oche selvatiche – Marcella Guidoni #MarcellaGuidoni @GEdizioni

Un lungo viaggio, che partendo dalle montagne pirenaiche, attraverso foreste, colline e lande sterminate, ponti, fiumi, paesi e città, ci porta fino all’oceano, dove per gli antichi si trovava la fine del mondo conosciuto. Un cammino leggendario che ripercorre un’antichissima via di pellegrinaggio, carica di memorie e suggestioni letterarie: era la Via dell’Ovest, che seguiva il cammino del sole e portava alla regione mitica, dove secondo le credenze celtiche si trovava l’entrata a un altro mondo. I racconti e i paesaggi, le memorie e i luoghi ci permeano e ci trasformano, e quando le leggende sono ormai depositate nel profondo del nostro essere, nel cuore del cammino, in un paesaggio terroso, arido e desolato, basta chiudere gli occhi per entrare nel mondo sotterraneo e vedere l’Altra Terra, un mondo crepuscolare, silenzioso, una plaga meravigliosa di armonia e serenità, popolata da creature che vivono in un universo parallelo in cui la nostra nozione di tempo scompare.

Tutti lo conoscono come Cammino di Santiago de Compostela, ma il Cammino ha tanti nomi, alcuni dei quali risalgono al periodo pre-cristiano in cui quelle terre erano abitate dai Celti. Il Cammino tra i vari scelto dall’autrice Marcella Guidoni è quello che parte da Saint-Jean-Pied-de-Port, nei Paesi Baschi, e attraversando numerosi paesi, in parte abbandonati, in parte trasformati, anche snaturati, per accogliere i pellegrini, raggiunge l’agognata meta, che per i più è Santiago de Compostela, ma nella tradizione, e per l’autrice, è Finisterre, il punto più a ovest, in cui per gli antichi finiva il mondo.

Un cammino che non comporta solo un notevole impegno fisico, attraversando campi e lande desolate, con dislivelli anche oltre i mille metri, ma è soprattutto un impegno spirituale, di rinascita. E in questo cammino interiore le storie e le leggende, non meno delle fontane, aiutano e indicano la via.

Purtroppo il turismo di massa ha fatto perdere in larga parte questo aspetto del Cammino, riducendolo a un impegnativo esercizio fisico, e a volte neanche a quello, grazie agli autobus che fanno la spola tra le tappe. Questo libro ci restituisce lo spirito originario, ricco come è di leggende e descrizioni. Impossibile dopo averlo letto non aver voglia di cimentarsi nella prova.

“Parlò degli dei e degli eroi, delle guerre e delle leggende. Parlò dei miti antichi e dell’avvento dell’inganno e del terrore. Non era il male dei tempi antichi, era un fenomeno nuovo, mai visto prima. Come una forza che consuma il pensiero, uccide la mente e la fantasia e riduce l’essere umano a un automa. Nessuno raccontava più per il piacere di raccontare, e le storie della terra di oggi, vuote invenzioni ingannevoli, si proiettavano su un mondo senza storia.”

Rosangela Usai

di Marcella Guidoni (Autore) Gilgamesh Edizioni, 2021

Una donna – Sibilla Aleramo #SibillaAleramo #Feltrinelli

Questo romanzo di Sibilla Aleramo è del 1906. La sua immediata fortuna in Italia e nei paesi in cui fu tradotto segnalò una nuova scrittrice, che in seguito avrebbe fornito altre prove di valore, segnatamente nella poesia. Ma soprattutto esso richiamò l’attenzione per il suo tema: si tratta infatti di uno dei primi libri ‘femmisti’ apparsi da noi.

Lettura sofferta, complicata quella di Una donna di Sibilla Aleramo, così come deve essere stata dolorosa la scrittura: lucido e strabiliante racconto dell’esistenza – quella autobiografica dell’autrice – di una donna fisicamente e psicologicamente provata dalle continue violenze del marito e delle restrizioni dettate da un contesto culturale ancora fortemente maschilista e annientante.

Siamo in Italia nei primissimi anni del ‘900, ma quelle parole vibrano purtroppo ancora con prepotente attualità.

Grazie, Sibilla. Per aver trovato nella scrittura una via d’uscita. Per esserti mostrata e aver dato voce a quella sofferente e travagliata interiorità.

Owlina Fullstop

Come mai un romanzo scritto oltre un secolo fa e qualificabile come un ‘classico’ come quello di Sibilla Aleramo, risulta ancora attuale? Pubblicato nel lontano 1906 e ripubblicato nel corso degli anni in molteplici edizioni, esso nasce dall’esperienza autobiografica dell’autrice ed è frutto di quei fermenti sociali che portarono alla nascita del femminismo, di cui lei stessa si sentì parte attiva. Man mano che il libro andava componendosi, la scrittura diveniva lo strumento di un processo autoconoscitivo di cui sono specchio la coerenza, il realismo e l’equilibrio compositivo. Nel suo iter di formazione, la Aleramo designa una vicenda comune, per molti aspetti, ad altre donne del tempo, ma che ancora non aveva trovato analoga espressione nella produzione letteraria del suo tempo, reclamando coraggiosamente, sul piano della specificità della scrittura al femminile, un proprio integrale riconoscimento. Nell’intento di rivelare, per la prima volta, «l’anima femminile moderna», con grande spirito realistico la Aleramo compone pagine di aperta denuncia e di critica sociale, affrontando argomenti come la povertà e l’ignoranza, le differenze regionali, il socialismo e naturalmente la condizione svantaggiosa da cui la donna avrebbe dovuto riscattarsi. Dal momento poi che la vera indipendenza della persona coinvolge presupposti di natura culturale e psicologica, prima ancora che materiale, suonano davvero profetiche le parole della Aleramo in una lettera scritta a Mondadori il 5 agosto 1956, alla soglia degli ottant’anni: “Vi dicevo che se io fossi nata in un qualunque altro paese, avrei in quest’occasione onoranze nazionali. Perché sono un poeta, la sola donna poeta oggi nel paese, perché il mio primo libro Una donna avrà a novembre cinquant’anni, perché i giovani si stupiscono ch’io, mezzo secolo fa, scrivessi per i giovani d’oggi e per quelli che vivranno il secolo venturo. […] Io ho dinanzi a me il futuro, anche se voi non lo credete”.