Il fondo della bottiglia – Georges Simenon #GeorgesSimenon #Adelphi #recensione

«In fondo P.M. non conosceva per niente il fratello. A parte qualche vago ricordo d’infanzia, lo conosceva meno di un estraneo appena incontrato. A Emily Donald chiedeva regolarmente soldi, no| Nelle sue tasche dovevano essere finiti tutti i risparmi della sorella. Di sicuro la impietosiva con qualche frase ben congegnata, le parlava di Mildred, dei bambini. Probabilmente aveva provato a batter cassa anche dal padre. «Quelli come lui, che parlano con compiacimento della propria sfortuna e della propria onestà, credono che tutto gli sia dovuto».

Traduzione di Francesca Scala
Biblioteca Adelphi
2018, pp. 176

Tumacacori (Arizona) 24 agosto 1948

Questo vecchio romanzo (sessantadue anni fa la prima traduzione in italiano) è la storia di un Abele e di un Caino (i due fratelli Ashbridge), ma soprattutto di quanto sia difficile, forse una delle cose più difficili, essere fratelli. Cupo e nerissimo, di potenza elementare, è Il fondo della bottiglia.

A Nogales, sulle sponde del fiume Santa Cruz, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, nel piccolo mondo costituito dai ricchi proprietari dei ranch, si consuma la drammatica storia di due fratelli. Il primo, partendo dal basso, è riuscito a diventare uno stimato avvocato, sposato con una ricca signora. Il secondo, evaso dal carcere in cui scontava una condanna per il tentato omicidio di un poliziotto, si presenta alla porta del fratello per chiedere aiuto nel varcare la frontiera e tornare dalla propria famiglia in Messico. L’avvocato vede vacillare tutte le sue certezze a questa richiesta del fratello minore – quello debole, irresponsabile, sfortunato, eppure dotato di un inquietante potere di seduzione; l’avvocato non può comunque certo tradire il fratello che, d’altro canto, risulta straniero a tutti i vicini e potrebbe quindi rimanere nascosto nel ranch. Ma anche se nessuno sospetta del forestiero giunto da poco, la verità troverà il modo per filtrare: l’arrivo dell’estraneo scatena una sorta di psicodramma, che culminerà in una vera e propria caccia all’uomo, mentre, fra odio e amore, rancori e sensi di colpa, sbronze e scazzottate, si consuma la resa dei conti tra i due fratelli.
In un’atmosfera cupa, con il temporale che impazza, lampi, pioggia e tanto, tanto alcool!

“Teneva il bicchiere in mano, guardando distrattamente il pallido goccio di whisky rimasto sul fondo. Sembrava che volesse ritardare il piacere di bere l’ultimo sorso, e forse era proprio così”.

Una lettura forte, amara, personaggi ben delineati, nessuno è simpatico, ma difficilmente si potranno giudicare, perché ognuno ha le proprie debolezze.

“Esaù e Giacobbe, Giacobbe era debole. Esaù era forte, fortissimo… eppure era stato Giacobbe a ricevere la benedizione del padre.”

Un insolito e strabiliante Simenon, come al solito bravissimo.

Elena Fatichi 

Revolutionary Road – Richard Yates #RichardYates #RevolutionaryRoad

Traduttore: A. Dell’Orto
Curatore: A. Lombardi Bom
l complesso residenziale di Revolutionary Hill non era stato progettato in funzione di una tragedia. Anche di notte, come di proposito, le sue costruzioni non presentavano ombre confuse né sagome spettrali. Era invincibilmente allegro: un paese dei balocchi composto da casette bianche e color pastello, le cui ampie finestre prive di tende occhieggiavano miti in un intrico di foglie verdi e gialle.

Prendete una bella e giovane coppia, entrambi con desideri di essere oltre la mentalità piccolo borghese, leggermente intellettuali, un po’ snob, due bambini piccoli (praticamente bambolotti, educati, puliti, silenziosi) una sonnacchiosa, mite periferia americana, primi anni 50, prendete alcolici, sigarette, colori pastello, case linde, profumi di arrosto in forno, cosa vedete?
Il sogno americano, iconografia classica di un mondo che hanno cercato di farci sognare. Una storia comune. Vite reali, improntate a procedere su luoghi comuni, circondati dalle illusioni che crescono giorno dopo giorno, arrivando al punto fermo dove non si può tornare indietro.
Adesso prendete il tutto e mettete un muro tra quello che leggete e quello che siamo, altrimenti il rischio di restare impantanati nella storia, nei personaggi di Frank ed April, così reali, così attuali, così vicino, così tristemente dolorosi.
Vite che trasudano routine, il desiderio di uscirne, uscirne vivi, quanto può essere pericoloso seguire un sogno, sapendo che è un’illusione?

“Non possiamo continuare a fingere che è la vita che volevamo. Avevamo dei progetti, tu avevi dei progetti. Guarda noi due: siamo cascati nella stessa ridicola illusione. L’idea che devi ritirarti dalla vita, sistemarti nel momento in cui hai dei figli… era una bugia.”

Libro bellissimo.

Elena Fatichi sotto Yates 2