L’orizzonte, Patrick Modiano

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Roba da mangiarselo in una sera. Io non ci sono riuscita, ma se lo meriterebbe. Interromperne la lettura è un delitto. Come staccare a metà Fitzcarraldo dei The Frames. Ti perdi il crescendo, quello che succede alla pelle quando le note si ammucchiano per esploderti in faccia. Qui se lo meriterebbero le parole e il disegno emotivo, che cresce, con la scaltrezza affascinante dei silenzi denudati dalle carezze di un linguaggio impeccabile sempre.

*La Parigi segreta e misteriosa del IX e X arrondissement. Una ragazza che fugge e un uomo che cerca di amarla. Una crudele donna dai capelli rossi, un gangster vestito da torero e un uomo dalla pelle butterata e dalle mani enormi. Una minaccia costante, ossessiva perseguita Margaret Le Coz e Jean Bosmans; uniti da uno stesso destino in un singolare noir del tempo che passa.*

Rob Pulce Molteni

Jean Bosmans ha l’abitudine di annotare su un taccuino tutti i frammenti di memoria che si affacciano alla sua mente. Cosí, a partire da un nome di donna, ricorda l’incontro avvenuto a fine anni Sessanta con Margaret Le Coz, una ragazza ventenne frequentata a Parigi e amata intensamente per alcuni mesi. Con Margaret, Jean ha condiviso il sentimento di essere seguito, spiato, aspettato ogni giorno, o meglio braccato. Lei da un uomo dal viso magro, gli zigomi butterati e un abito sempre troppo stretto: un certo Boyaval; lui da una donna crudele dai capelli rossi, forse sua madre. Margaret è una giovane donna bella e misteriosa, vulnerabile, segreta, silenziosa. Di lei si sa soltanto che è nata a Berlino, che è arrivata in Francia con la madre, che non ha mai conosciuto il padre e che è cresciuta in vari collegi. È una donna che fugge. E durante una delle sue fughe incontra Boyaval che inizia a perseguitarla. Fugge ancora, ma l’uomo non le dà tregua, cosí come la incalzano alcuni misteri che provengono dal suo profondo passato, zone d’ombra che di punto in bianco la convincono a nascondersi, ad abbandonare tutto senza avvertire nessuno. Una sera Margaret non si sente piú sicura, abbandona precipitosamente Parigi e parte per Berlino dove sparisce senza lasciare traccia. Quarant’anni dopo la partenza di Margaret, Jean Bosmans, diventato nel frattempo uno scrittore, decide di ritrovarla: parte per Berlino dove un ragazzo incontrato per caso gli conferma che una donna con quel nome possiede una libreria lí vicino. Jean si siede in un caffè all’aperto prima di andare a incontrarla. Le ultime pagine sono splendide e sembrano sollevate da un vento venuto da chi sa dove.

Al mio giudice, Alessandro Perissinotto

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Luca Barberis, ricco e stimato esperto di sicurezza informatica, autore di un brutale omicidio, è fuggito all’estero. Potrebbe scomparire nel nulla ma è un appassionato lettore di Simenon e per questo, emulo del protagonista della “Lettera al mio giudice”, dà avvio a uno scambio epistolare con il magistrato che sta conducendo le indagini. Il carteggio scava alla ricerca delle ragioni che hanno fatto di un uomo di successo un reietto costretto a nascondersi. Luca ha infatti ucciso perché così voleva la sua vittima, non aveva altra scelta: ora vuole solo capire in quale rete è caduto. La posizione di Luca si complica quando muoiono altre persone e il suo nascondiglio viene scoperto… 

Barbara Chiari:

Chiusa ieri sera l’ultima pagina. Bello, bello, bellissimo.
Qualcuno ha letto il romanzo di Simenon a cui si ispira? (Lettera al mio giudice, G. Simenon)

L’impulso incontrollabile della vendetta, un omicidio che costringe alla fuga notturna, oltre confine. Un crimine non premeditato che trasforma un brillante esperto di sicurezza informatica in un assassino. Comincia così la confessione di Luca Barberis, nella prima di una lunga serie di e-mail indirizzate a un insolito interlocutore, Giulia Ambrosini, il giudice incaricato della sua cattura. Attraverso queste lettere Luca rivela la sua storia, scandisce il ritmo dell’indagine e la arricchisce di inaspettate deviazioni, rimettendo al giudizio di Giulia l’invisibile rete di potere fondata sull’inafferrabilità dei sistemi bancari informatici e la spregiudicatezza della finanza on line. È da questo meccanismo che Luca si è lasciato stritolare, cadendo nella trappola di speculatori rapaci e senza scrupoli. La promessa di un contratto da capogiro, l’iniziazione alla bella vita e ai suoi status symbol: esche fin troppo appetibili per un trentenne figlio della Torino operaia. Ma il mondo del potere è un territorio chiuso e Luca si ritrova a essere una pedina senza valore. Quando la trappola scatterà l’istinto della vendetta non potrà che avere la meglio, costringendolo a rinunciare agli affetti, alla speranza, perfino al proprio nome. Dalle periferie francesi ai quartieri a luci rosse di Amsterdam, un percorso devastante che Luca racconta nelle sue lettere, mentre i retroscena del suo crimine rivelano una storia inaspettata, in cui il confine fra vittime e carnefici sfuma in un drammatico ribaltamento. Dopo le incursioni nel passato dei suoi precedenti romanzi, con Al mio giudice Alessandro Perissinotto, vero e proprio autore rivelazione, ha scelto di guardare l’Italia di oggi in un libro che non è solo un giallo trascinante, ma anche un feroce attacco al lato oscuro della new economy, un monito attuale, duro e disincantato che mette in guardia dall’euforico miraggio della ricchezza a ogni costo. Con la lucida amarezza del maestro Simenon, Perissinotto ha creato un congegno narrativo implacabile, che scova l’umanità nella voce di un assassino, lasciando affiorare le inquietanti ragioni del male.