Massimo Carlotto, Il ritorno dell’alligatore: la banda degli amanti

carlotto

Carlotto mi mette l’assist per tornare tra voi dopo qualche mese di silenzio e io, opportunista come il miglior Inzaghi, sfrutto l’occasione e metto la palla in gol…

Il miglior Inzaghi non è certo l’attuale, ma neanche l’ultimo Carlotto è certo ai livelli del primo, oramai da un po’. Se non altro peró Pippone è all’inizio e forse puó migliorare, mentre Carlotto dà l’idea di avere irrimediabilmente esaurito la vena creativa o di avere trasmesso due tre punti base a qualche ghost writer che svolge il compitino con diligenza non dimenticandosi le solite pippe sul calvados, sui dettagli gastronomici almeno cinque o sei volte a romanzo, sull’imbarbarimento della società civile e criminale in contrapposizione al rigido codice di comportamento dell’alligatore e dei suoi compari. Questi ingredienti magici in questo caso sono affogati in una trama che si tira continuamente per i capelli con episodi che sarebbero al limite dell’inverosimile anche nella versione italiana di CSI (ris) per poi arrivare ad una fine che ti fa dire: “ah minchia finisce così?”, lasciando peró i giusti ganci per un seguito che ruoterà intorno agli stessi protagonisti. Insomma altra prova sottotono, pare l’inter di Thoir.

Fabio Sari

The postman always rings twice, James M. Cain

postman

Lunedì sono andata a fare un giro in biblioteca e nella minuscolissima sezione dei libri in lingua originale ho trovato questo libriccino un po’ male in arnese ma allettante, visto che non l’avevo mai letto – non ho nemmeno visto il film, stranamente – e considerato che uno degli strilli sul retro sosteneva che “Nessuno è mai riuscito a sospendere la lettura di un libro di Jim Cain”. Ho girato la copertina e sulla prima pagina ho trovato una dedica vergata a mano che recita: “1st January 1986 – When I saw this book, I immediately thought of you. Suppose Bruno was a restaurant owner… To my dearest little Scot, a world of wishes and love, M.” e ovviamente a quel punto DOVEVO sapere perché M avesse scritto quelle righe. Insomma, lo confesso, ho letto Il postino suona sempre due volte per voyerismo!
La storia d’amore – ma è amore? – tra Frank Chambers e Cora è il motore di un crimine, di un processo lampo e del mutuo sospetto che entrambi gli amanti nutrono sulla lealtà reciproca. L’epilogo a sorpresa – ma con quel titolo non è proprio una sorpresa – può essere interpretato come una redenzione o come una condanna definitiva, a piacere.
Effettivamente, letta la prima pagina non sono più riuscita a mettere giù il libro, che è comunque abbastanza breve e si presta ad una lettura tutta d’un fiato. La storia è narrata in prima persona da Frank che sembra scegliere le parole in base ad un principio di economicità, raccontando solo l’essenziale, come se fosse sul banco dell’imputato. C’è un che di violento, di animalesco – mi verrebbe voglia di dire rudimentale – nel tratteggio del protagonista, che non si ravvisa nell’ingenuità del Greco, la vittima del crimine, che invece ispira simpatia per la sua dabbenaggine e il suo ottimismo spesso tutto riassunto nell’inglese smozzicato di immigrato in quella che nel 1936 sicuramente per molti europei era proprio the land of opportunity. La protagonista è femme fatale quel tanto che basta, Eva tentatrice che chiede morsi e Madonna con bambino in progress che sogna baci per i seni che si preparano all’allattamento, più evoluta del suo amante che s’accontenterebbe di vagabondare e vivere d’espedienti mentre lei aspira ad “essere” qualcosa. Sicuramente hard boiled, godibile, avvincente e divertente, ma non lo metterei nella valigia degli indispensabili. Epperò continuo a chiedermi se quella dedica del 1986 fosse un messaggio in codice per qualcuno, e quale…

Maria Silvia Riccio