Cara Napoli – Lorenzo Marone #LorenzoMarone #Napoli

Editore: Feltrinelli
Collana: Varia 
“Ai media piace il nero di Napoli, perché il nero fa audience. Perciò risposi che no, non ho paura, dissi quello che dico sempre in giro per l’Italia, che esiste una Napoli “normale” che non è raccontata perché non interessa raccontarla, una città fatta di gente “normale” che conduce “una vita normale”.

Un libro d’amore, eccome se lo è. Non un romanzo rosa, ma una guida “turistica” sui generis scritta da chi la città che deve narrare la ama profondamente, di un amore onesto, viscerale, sincero. Non prendiamoci in giro: amiamo qualcosa e qualcuno e proprio perché lo amiamo spesso finiamo per ridisegnarne i contorni, come a permettere alla nostra geografia di incastrarci alla sua, di cosa o persona che sia. Spesso, ma non sempre. Talvolta riusciamo a sentire ed esprimere l’amore con e in tutte le sue contraddizioni. E qui si compie il miracolo: la bellezza non perde un grammo della sua potenza ammaliatrice nemmeno quando la luce latita; la poesia non perde i colpi a ridosso dei difetti; la fatica ha un suo senso, un senso profondo, quello di quando in fondo ai passi messi uno dopo l’altro puoi dirti consapevole.
Amo Napoli e leggerla scritta così, capita così, strapazzata così, guardata dritta in faccia così, amata così da uno scrittore che stimo, che ogni volta riesce a prendermi per mano e a farmi sentire meno bestia, meno sola, meno molte altre cose, è stato davvero un bel leggere.
Amo Napoli grazie ad amici straordinari che me l’hanno insegnata proprio come la scrive Lorenzo: con i suoi odori, i vicoli, i colori (ah, quel grigio lì), le tartarughe, i dossi dell’orizzonte, le isole appoggiate lì, il pontile, le canzoni, i sapori, le enormi contraddizioni, il cuore, l’ironia, i disegni sui muri, la monnezza e dietro alla monnezza le ceramiche, quel Cristo indimenticabile, il Madre, le foto fatte a rovescio nelle pozzanghere, le macchine che si sfiorano, s’ammucchiano, ma non si prendono, anzi all’improvviso scompaiono e allora parcheggi anche te, ti metti lì e la guardi da Castel Sant’Elmo e tremi, un po’ per la frittura all’italiana che ti sorride dal cartoccio, un po’ perché ti viene da piangere di meraviglia, giuro.
E allora sì, è un libro d’amore questo. E non serve avere Napoli nel cuore. Serve avere voglia di meravigliarsi, di fare un passo avanti rispetto ai tanti (sempre troppi) luoghi comuni, di vedere un pezzettino più in là di tutto ciò che urlando copre la musica. Evviva la musica, gente. Evviva.
P.S. menzione speciale per “Le piccole grandi cose che amo di Napoli” in cui Cesare Annunziata (La tentazione di essere felici) presta il gioco dei MI PIACE all’autore.

Rob Pulce Molteni

 

La tristezza ha il sonno leggero – Lorenzo Marone #LorenzoMarone

«Tra la speranza e il rimpianto passa un soffio. E in quel soffio trascorriamo gran parte della nostra vita.»

marone

È un bel romanzo il secondo romanzo di Lorenzo Marone: denso, ben scritto, semplice di quella complessa scorrevolezza che somiglia davvero a come ama rimbrottare la memoria quando non ti metti a domarla; un caleidoscopio umano dentro al quale non strabuzzi lo sguardo, ma riconosci, riesci a sentire, impari le facce e ti figuri le ossa delle anime che lo popolano. Non sono le stravaganze a rendere godibile la storia di Erri, ma la straordinaria normalità delle tragedie interiori, quelle minuscole che ti rompono lo stomaco, quelle enormi in fronte alle quali finisci per fare davvero la tua conoscenza. Ci sono voci che ci mettono anni per trovare il proprio timbro, intere adolescenze e infanzie e scatoloni di cartoline messe via. Poi un bel giorno se ne escono dalla cantina dei timori e iniziano il loro racconto e quel giorno è un grande giorno: gli specchi la smettono di restituire bugie, l’ironia si fa, se possibile, anche più corposa, la decenza lascia spazio allo spettacolo delle fragilità, i brandelli si vestono a festa e non sanno più cos’è la vergogna. È nelle storie umanissime e piccoline che spesso si incontrano i destini più grandi, la saggezza che riesce a dissetare sul serio. Non servono i capolavori, delle volte: a volte serve sentire di avere avuto fra le mani qualcosa di vero. E questo libro lo è: umile e vero, e umile significa sincero, come le cose fatte a mano che poi non ti viene davvero di buttare via anche se la vita le ha tutte sbrindellate.
Avvertenza: se avete letto “La tentazione di essere felici” sappiate che per riuscire a godere di “La tristezza ha il sonno leggero” dovete prima provare a chiudere fuori casa Cesare Annunziata. Solo allora Erri avrà modo di dirsi e darsi interamente.

Rob Pulce Molteni

DESCRIZIONE

Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre. Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con la sua vita. E deciderà di affrontare una per una le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ami, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza…

Uno straordinario romanzo sulla famiglia allargata italiana dei nostri giorni, che racconta quanto le persone che ci circondano influenzino la nostra vita, tendendo a plasmare il nostro carattere e ad assegnarci un ruolo. Fino al giorno in cui capiamo che se non vogliamo vivere una vita che non ci appartiene, occorre ribellarsi a chi ci ama.