Umberto Eco, Numero Zero

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Meno di zero. L’interesse per questo pseudoromanzo inutile e scontato, noioso, freddo e frivolo, scritto in fretta e male. Un insulto al lettore e una vergogna, che sfocia nella pena, per uno degli scrittori italiani più originali e interessanti degli anni Ottanta, uno dei pochi ad aver saputo adattare il romanzo postmodernista e il genere della cosiddetta “metanarrazione storiografica” alla tradizione letteraria italiana. Fino a Baudolino l’ho seguito con piacere e interesse, poi il vuoto, la discesa inesorabile verso il già detto, il detto male, il noioso – fino al becero “La fiamma della regina Loana”, l’inutile e stantio “Cimitero di Praga” (che di Praga aveva solo il titolo) e ora, infine, il nulla. Il numero zero.
Dopo ci sono solo i numeri negativi.
Paolo Simonetti

Morituri, Yasmina Khadra

morituri è scritto da un’algerina sotto pseudonimo, la terza di copertina recita “per evidenti motivi di sicurezza”. la situazione in Algeria non mi pare sia granchè nota qui alle nostre latitudini, quantomeno non è nota a me, quindi, forse, manca qualche elemento culturale per apprezzare appieno questo lavoro che io personalmente ho trovato tranquillamente rinunciabile. La trama, un giallo poliziesco che ha per protagonista il solito commissario spocchioso e di rigidi princìpi, non è certo di quelle che appassionano, così come nessuno dei personaggi ti entra nel cuore. La storia l’ho trovata contemporaneamente piuttosto banale e incasinata: spesso i personaggi vengono chiamati prima per nome e poi per soprannome, ma un soprannome arabeggiante non è così evidente, quindi lì per lì ti chiedi “e questo chi cazzè adesso'”. Comunque, tre quarti di libro per un finalino che introduce di botto la retrostoria che, peraltro, non è manco troppo entusiasmante. Beh, se un giorno la siora Yasmina decidesse di cercare qualcuno che le faccia promozione in Italia, forse è il caso che non si rivolga a me.

fabio sari