Il club delle lettere segrete – Ángeles Doñate #recensione #romanzo

lettere

Far seguire alla biografia di Keith Richards le sdolcinature di questo romanzo è stato sconvolgente!

La storia è semplice: Sara, giovane postina di un paesino spagnolo, sta per essere trasferita in città. Nessuno scrive più lettere e l’ufficio postale non ha più ragione di esistere. Rosa, la sua anziana amica ottuagenaria, ha una brillante idea. Quale?
“Semplice, come ho fatto io: scrivi una lettera. Non importa se lunga o corta, né he sia scritta bene o male. Mandala a un’altra donna in paese. Anche se non la conosci, condividi con lei pochi minuti della tua vita. Formiamo una catena di parole talmente lunga da arrivare in città e forte che nessuno la possa spezzare.”
Insomma, una sorta di catena di sant’Antonio al femminile per dar lavoro alla postina. Bellissima idea, mi è piaciuta molto.

A questo punto, però, io mi trovo ad un bivio.
Perché le lettere che queste donne scrivono sono bellissime. Davvero. Sono donne giovani o anziane, felici o no, soddisfatte o deluse, piene di sogni o di alcol. C’è la madre che ha lasciato i figli in Perù e non li vede da tre anni. C’è l’anziana signora che cucina come nessuno al mondo e che parla con tenerezza e rispetto con gli attrezzi della sua cucina. E c’è quella che scrive “siamo andati via e abbiamo fatto finta che la felicità non fosse mai esistita, per non doverla rimpiangere”.
Consiglierei la lettura del libro solo per il contenuto delle lettere. Oltre che per la storia d’amore tra i due ragazzi, lei aspirante poetessa e lui viaggiatore mancato, rimasto a prendersi cura del padre malato di Alzheimer (le pagine che lo riguardano sono molto toccanti).

Come dicevo, però, sono ad un bivio oltre ad essere ancora posseduta dallo spirito cinico di Keith Richards. Per cui vedere questo ameno paesino dove tutti si vogliono bene, si dicono cose come “sei lo scoglio al quale sono finalmente approdato”, hanno le farfalle nello stomaco, si amano, e fondamentalmente grondano miele, oltra al fatto che dai, sarai anche tonta ma 4 pagine per convincerti ad uscire con una scusa la sera dei tuoi 40 anni che anche il mio cane l’avrebbe capito che c’era una festa a sorpresa…..uff…. Quanta dolcezza e quanta poca credibilità, certe volte. Oltre al fatto che se hai anche solo una punta di acidità di stomaco non puoi non notare che l’ufficio postale è salvato con un totale di 7 lettere. Però!

Una cosa che mi ha fatto molta tenerezza comunque è stata che, come stabiliva la regola, tutti i destinatari hanno mantenuto il segreto sul contenuto delle lettere ricevute, ognuno ha conservato le confidenze nel segreto del proprio cuore (!). Nessuno ha sentito il bisogno di scannerizzare le lettere e pubblicarle su Facebook. Questo è bello.

Anna Massimino

Ti odio, anzi no, ti amo! – Sally Thorne #SallyThorne

CATEGORIA ROMANCE – CHICK LIT DI QUALITA’, uomini alla larga.

tiamof-1024x683

Ieri ho letto questo, in inglese, e mi è piaciuto così tanto che ve ne volevo parlare a prescindere perchè, bè, è proprio bello. Poi per curiosità ho guardato se per caso fosse tradotto, lo è, ed è quindi obbligatorio raccomandarvelo, care signore orfane di Kinsella quando le importava di scrivere un buon libro, perchè con un titolo così non lo comprereste mai, e fareste male.

The hating game è la storia di Lucinda e Joshua, che sono colleghi, entrambi assistenti esecutivi dei due CEO dell’azienda in cui lavorano; si odiano al parossismo, e non c’è modo di fermare la cosa nel momento in cui inizia il romanzo, perchè la fine di ogni giornata lavorativa porta solo a un altro giorno di scontri. Come trama, non è niente di nuovo nel genere, e non è neanche tra le mie preferite, i colleghi ti amo e poi ti odio e poi ti amo. Ma l’ho comprato perchè ne avevo letto benissimo in rete, e mi è piaciuto tanto pur partendo da premesse che non mi attiravano, per dire.

E’ un libro che ha un cuore profondo, generoso, e simpatico, come la protagonista: Lucinda ha un grande senso dello humor, è testona e precisa, ha il complesso della propria altezza minima e di piacere agli altri. Le sue battute sono esilaranti, la vedi pensarle con questi enormi fumettoni sulla testa in caratteri Palatino78 mentre macina una risposta al vetriolo al collega. Lui è il classico Darcy, grandi sentimenti nascosti dietro facciate di inespressiva superiorità, ed è abbastanza uomo da non avere paura di chiedere scusa se ha sbagliato. Il romanzo funziona perchè il loro odio reciproco è basato sul fattore della coppia “diversi ma complementari”: il contrasto tra i protagonisti è riflesso non solo nelle loro personalità, ma nel modo in cui vestono, in cui intendono il lavoro, nella stessa etica lavorativa delle due diverse compagnie per cui originariamente lavoravano che si sono poi fuse insieme rendendoli colleghi. Anche il modo in cui trattano i collaboratori è antitetico, però intelligentemente l’autrice non descrive nessuno dei due come davvero superiore all’altro: Lucinda ha l’approccio personale e umano, ed efficace; lui si mantiene distaccato, rigoroso, educato, ed è ugualmente efficace. C’è il lato artistico e quello analitico, e anche se entrambi lavorano come due cammelli, chi legge capisce che non ci potrà mai essere un vero vincitore perchè l’aspetto perfetto del criterio lavorativo sarebbe una fusione dei due punti di vista, e questo contribuisce ad accrescere la generale tensione che percorre tutto il libro. I personaggi secondari sono pochi e solo di sostegno alla trama principale, non ci sono grandi ambientazioni paesaggistiche o particolarità della vita in una grande città nè altro: il romanzo è costruito tutto su dialoghi e monologhi interiori, e sono praticamente perfetti. L’energia sprigionata da certi passaggi è incredibile, ed è puro divertimento. Il romanzo amoroso, in sè, è basato sulla tensione e riconcilazione delle immagini di due persone che proiettano all’altro quello che pensano sia giusto e accettabile far vedere di sè, e il momento in cui entrambi “vedono” quello che davvero l’altro è. E sono due persone che non si piacciono, e davvero, davvero, poi cominciano a piacersi. Soprattutto per me, funziona perchè a parte qualche incompresione, si parlano. E’ un romanzo rosa, ci sono cose romanzate e deliziosamente incredibili che fanno sognare noi sciurette inside, e ne sono felice. Però ci sono anche due persone vere in una relazione tutto sommato quasi normale che si dicono cose, e va bene anche questo: lei è offesa, lui chiede scusa, bòn, pace fatta, non prendono 50 pagine di panegirici e lei che gli fa la cura del silenzio perchè è arrabbiata ma non si dice perchè se no l’autrice non saprebbe come fare progredire il libro.

Dopo la metà del romanzo, parte una certa sdolcinatura che potrebbe non piacere a tutte, lo ammetto, sono gusti. Però lo consiglio perchè trovo che sia uno dei pochi romanzi di questo genere che ho letto con una scrittura elegante, intelligente e divertente, con una scelta di parole felice, e protagonisti vivi e ben descritti. E perchè ha energia, umorismo, e fa sognare il giusto. E comunque il titolo in inglese è meglio. Non posso garantire sulla traduzione, ovviamente, ma se date un’occhiata all’anteprima per l’ebook di Amazon vi potete fare un’idea sullo stile. Baci e ora vado a leggere robba pesa per riequilibrare il neurone.

Lorenza Inquisition