Anne Frank – La voce della memoria (ed. per bambini) – Elisa Puricelli Guerra

af

Tanti di voi lo sanno già: l’anno scorso, nella giovane collana “Grandissimi” della casa editrice per bambini e ragazzi EL, è uscito “Anne Frank – La voce della memoria”. La collana si rivolge a bambini a metà della scuola primaria, e raccoglie mini-biografie sui personaggi più disparati: Leonardo da Vinci, Cleopatra, San Francesco, Mozart, Nefertiti, Marco Polo, Spartaco… la biografia che tratta i personaggi della storia più recente è anche una di quelle che mi risultano più care (e che propongo e vendo di più), quella che Francesco D’Adamo ha dedicato a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Gli autori di questi libretti tascabili ed economici sono, come si dice, tra le migliori penne della letteratura contemporanea per ragazzi (tra i molto noti, almeno). La biografia di Anne Frank, scritta per questa collana da Elisa Puricelli Guerra, è attualmente, fra le edizioni non scolastiche, l’unica che possa essere adatta anche a lettori di sette anni. La considero una buona introduzione alla figura di Anne e un primo approccio propedeutico alla lettura del suo Diario. Una buona lettura, o forse una lettura buona.

Insieme alla copertina di “Anne Frank – La voce della memoria”, pubblico una foto di Anne con sua sorella Margot: la piccola con lo stesso sorrisone della sua foto più nota, la maggiore con l’evidente e spigoloso disagio di certi adolescenti. Sono state seppellite insieme.

Sonia P.

Teo De Luigi – Eravamo solo numeri #GiornoDellaMemoria

eravamo

“Un ragazzo di diciannove anni, uno come quelli che domani avrò di fronte in classe, un giorno di marzo del 1944 decise di incrociare le braccia accanto alla macchina alesatrice alla Piaggio di Finale. Facendo quel gesto così banale non pensava di scegliere il suo destino. Sceglieva solo da che parte stare, e forse neppure quello. Sceglieva solo di non mettersi dalla parte sbagliata, quella dei nazifascisti.
Antonio Arnaldi, detto Tunittu, dopo quell’azione così normale fu deportato a Mauthausen, soffrì ma sopravvisse. Tornò a Finale, riprese a lavorare alla Piaggio e cominciò la sua nuova vita di testimonianza fra i giovani che dovevano sapere.

La sua storia, raccontata nel libro “Eravamo solo numeri” di Teo De Luigi ci ricorda che, se esiste la banalità del male che trasforma la più inconcepibile e inumana efferatezza in un meccanismo  assurdo e burocratico, esiste anche la semplicità del bene”.

Teo De Luigi – Eravamo solo numeri

Quella di Antonio Arnaldi, detto “Tunitto”, l’ultimo deportato di Finale Ligure a Mauthausen. “Tunitto”, scomparso lo scorso settembre a 90 anni, il primo marzo 1944, è un operaio allo stabilimento Piaggio di Finale e partecipa a uno sciopero, uno dei tanti di quel periodo, segnato dalla fine del Fascismo e dalla lotta partigiana al Nord contro l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale. Lo vanno a prendere a casa, e dopo qualche giorno trascorso in trasferimenti tra Genova e Bergamo, finisce imbarcato su un treno diretto ai campi di concentramento. finisce nel campo di Gusen, racconta ciò che ha visto, vissuto e subìto e lo fa a distanza di decenni con un tono asciutto che non contrasta con la drammaticità della storia. I tempi e i ritmi del campo, la sveglia, il lavoro, il terrore di morire da un momento all’altro, la fame. L’assenza di limiti nell’umiliazione delle persone, ciò che ha fatto dire a Primo Levi “Se questo è un uomo”.