Patrizio Peci, Io-l’infame

patrizio peci

Un memoir molto interessante nell’edizione riveduta del 2008.
Patrizio Peci é un uomo che fu prima membro e poi fra i leader delle Brigate Rosse, stando dalla parte dei carnefici.
Ma, dopo il pentimento e la scelta di collaborare con Dalla Chiesa e i suoi uomini, visse anche dalla parte delle vittime. Suo fratello, infatti, fu ucciso dalle Brigate Rosse per punire Patrizio del tradimento.
Si tratta di un testo davvero interessante, che non indulge in autocommiserazioni o giustificazioni e che non richiede una conoscenza profonda del periodo storico.
Il libro ha il pregio di raccontare l’appartenenza a questo gruppo così apparentemente granitico nelle sue piccolezze e quotidianità, burocrazie (!) e meschinità. Per questo, quando uscì la prima volta nel 1983, fece malissimo all’organizzazione criminale.
É anche un testo che aiuta a comprendere come maturasse in un ragazzo la scelta della lotta armata e perché quella scelta fosse irrimediabilmente votata al fallimento.

Ricky Gazza

Aldo Cazzullo, La guerra dei nostri nonni

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Sulla porta di piazza XXIV Maggio a Milano c’è scritto “paci populorum sospitae”. Nel 1915 quel giorno i fanti attraversavano il Piave (almeno così dice la canzone). Era un lunedì. Cento anni dopo sarà una domenica, la città sarà già piena di avventori dell’Expo e piazza XXIV Maggio sarà di nuovo (si spera) agibile. Montenero, Sabotino, Bligny, Col di Lana, Diaz, Adamello. A rendere omaggio si dovrebbe fare tutta la città a piedi. Cazzullo non riesce a dare una struttura organica alle testimonianze raccolte in questo libro ma sicuramente colpiscono il lettore peggio di Anna Karenina (nel senso letterale del libro in fronte). Il tenente Adolfo Ferrero qualche giorno prima di morire sull’Ortigiara scriveva: “O genitori, parlate, parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratellini, di me, morto a vent’anni per la Patria (…) che è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi. Fra dieci, vent’anni, forse non sapranno più di avermi avuto fratello”. Poveraccio, non gli bastava avere come cifra stilistica di riferimento D’Annunzio, gli è toccata pure l’ironia di una pace liberatrice di popoli nel giorno che è stato deciso che doveva morire.

Irene Narciso