La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, Enrico Ianniello

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Non ho ancora deciso se è un libro per bambini o per adulti, se è paraculino o lungimirante, se è troppo tanto o troppo poco.
Ad ogni modo, nella storia di Isidoro, nato in un paesetto dell’Irpinia da padre strabico (ma è con l’occhio che se ne va per conto suo che esso riesce a vedere ogni cosa) e madre pastaia, che alla nascita invece di fare uno strillo fischia e che impara presto da Alì, un merlo indiano, a urlafischiare e farsi capire dagli uccelli, ci sono pagine proprio fiabesche e piene di grazia. La sua famiglia felice, col papà comunista che la mattina si fà il bidè “pallocentrico” con acqua e Idrolitina e scrive lettere d’amore alla moglie, al figlio, al presidente Pertini, a Bach, e la mamma che stende la pasta in una nebbia di farina stendendo le sue creazioni per tutta casa, come fossero centrini di merletto, tovaglie, canovacci, in un tripudio di operosità e gioia; la sua infanzia felice e urlafischiata ha un’innocenza alla Peppone e Don Camillo, mostra un’Italia semplice, alacre, gaia, solidale che non c’è più (c’è mai stata?).
La seconda parte, quando Isidoro cresce, si ammutolisce e comunica soltanto col fischio, il ritorno a una sorta di realtà “sparte e capisce” (dividi e capisci) non mi è piaciuta granchè, più tirata per le zampe, io pensa.

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin – Enrico Ianniello

 

L’invenzione della madre, Marco Peano

Ciao! Come state? Io sono così stanca che quasi non riesco a leggere.

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Vi posso consigliare però l’ultimo che ho letto: L’invenzione della madre di Marco Peano. Solo dopo averlo letto ho saputo che la storia è in parte autobiografica, anche se si tratta di un romanzo, e capirete subito perché la cosa mi ha colpito.

La trama è semplicissima: il protagonista è un ventiseienne, Mattia, che racconta gli ultimi mesi di vita della madre, che ha un cancro incurabile. Insieme al padre allestisce la piccola dépendance che hanno in giardino come una stanza d’ospedale, e cominciano una triste routine.
Mattia analizza ogni secondo di vita della madre e le sue stesse sensazioni in maniera ossessiva, con lo scopo dichiarato di mantenerla in vita più a lungo possibile. Anche dopo la morte cercherà ovunque le sue tracce: quando si misura la febbre e nota che il termometro è rimasto fermo all’ultima temperatura di lei, o quando ritrova la sua voce in un messaggio registrato sono tra i momenti più toccanti del libro.

è un libro forte senza dubbio; tuttavia non ha niente di patetico. Racconta la morte nella sua insensata crudeltà, senza nascondere le parti più sgradevoli, ma allo stesso tempo lo sguardo del figlio accarezza la madre con un tocco delicato e pieno d’amore.

La scrittura è priva di slanci lirici ed esibizionismi, ma vi posso assicurare che non è fredda, anzi: è coinvolgente al punto che io non vedevo l’ora di scoprire come sarebbe andata a finire, anche se in realtà lo sapevo fin dall’inizio.

L’autore è in tour promozionale: se vi capita, andate a sentirlo perché è anche una persona gradevole e intelligente.

Ci sentiamo presto ciao!

Daniela Quartu