Alessandro D’Avenia, Ciò che inferno non è

davenia

10/2015: romanzo liberamente ispirato alla figura di Don Pino Puglisi, conosciuto dall’autore nel corso di un periodo di supplenza al liceo dove entrambi insegnavano.
Devo premettere che sull’argomento “mafia” sono particolarmente sensibile ma non credo sia solo questo. Infatti l’ho comprato a scatola chiusa, perchè avendo letto i precedenti di D’Avenia, da buona ossessivo compulsiva, non potevo mancare l’ultimo. Mi ha squarciato il petto. Non tanto per la storia dell’uomo, che chiunque potrebbe leggere su wikipedia, quanto perchè parla del coraggio che serve per essere felici e dell’amare come verbo d’azione. La mia bandiera. Per tutto questo e per altro io gli do 9/10.

Francesca Ogana

Iacopo Barison, Stalin + Bianca

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A volte, nascosta nella banalità, c’è una verità talmente grande da suonare falsa, e scontata, mentre è l’unica cosa che vorremmo sentirci dire. Andrà tutto bene: è questo il lato nascosto degli eventi, la parte che noi confondiamo con un disperato ottimismo”

A questa recensione devo fare una premessa. Sono una lettrice seriale: incontro un autore, leggo tutto di quell’autore, incontro un luogo, fagocito qualunque cosa che ne parli. Alla ricerca di un libro che parlasse della mia città (ormai lasciato alle spalle da qualche settimana) ho riflettuto sul fatto che la mia città più che essere descritta da autori, ha dato i natali ad almeno tre giovani autori infinitamente diversi tra loro. Ho deciso di leggere quindi questo STALIN + BIANCA di tale Iacopo Barison, nato proprio nella mia città.
Romanzo d’esordio scritto intorno ai vent’anni il libro sta diventando film ed effettivamente le carte in regola le ha tutte.
Stalin è un ragazzo un po’ disadattato, border line diremmo, non tossico tra i tossici, non troppo delinquente tra i delinquenti, affetto da un disturbo aggressivo. Bianca è una bellissima ragazza cieca che scrive poesie e che “vede” solo ciò che di bello c’è in Stalin.
Il romanzo è ambientato in nessun luogo e in nessun tempo e a parte Bianca e Stalin nemmeno i personaggi hanno nomi. C’è una non meglio definita capitale, ci sono “città” e “paesi”, “chitarristi”, “ballerine”, ecc…
In mezzo a questa realtà indefinita Bianca e Stalin affrontano un viaggio, un po’ per fuga, un po’ per necessità. Per quanto non sia un viaggio per trovare se stessi (come afferma lo stesso Stalin), nel viaggio entrambi i protagonisti capiscono qualcosa di loro stessi e mettono in prospettiva i loro rapporti interpersonali, e allo stesso tempo rimangono esattamente gli stessi del giorno della partenza.
Il loro è un amore platonico e puro, Bianca è la colla di Stalin. Invertendo i luoghi comuni che vorrebbero la donna cieca come maggiormente bisognosa, è lei il carattere forte, il supporto, è essa stessa il viaggio.

BUONA LETTURA!

agata pagani