Carlo Emilio Gadda – Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

QuerpasticciacciobruttodeViaMerulanaCarloEmilioGadda

Libro bellissimo ma impegnativo.
Gadda flette e ampia la lingua italiana portando il lettore a digerire un lessico tanto affascinante quanto complicato fatto di eufonie, arcaicismi e neologismi. Lingua utilizzata alle volte in modo sottilmente ironico, ma pe’ capillo te devi da applica’ assaje.

E’ uno dei pochi libri che ho dovuto leggere con un vocabolario nei pressi, che non sempre è sufficiente.
Mai letto qualcosa di Gadda prima di ora esclusi alcuni capitoli proprio di questo pasticciaccio letti decenni fa… quando mi aspettavo un giallo alla Christie, quindi abbandonai.

Appena mi riprendo da questo metto in lista “la cognizione del dolore”…

Francesco M.L.

DESCRIZIONE

Il romanzo, ideato a partire dal 1945, venne scritto in prima stesura durante il soggiorno fiorentino di Gadda, sotto l’impulso liberatorio e compositivo seguente la fine della guerra, e la caduta del regime fascista.

La prima pubblicazione, avvenuta a puntate sulla rivista Letteratura nel 1946, ebbe una diffusione molto limitata. Dopo il trasferimento a Roma di Gadda come giornalista RAI, l’editore Livio Garzanti gli propose la pubblicazione in volume, realizzata nel 1957 con un immediato successo: l’autore, fino ad allora conosciuto e stimato da una ristretta cerchia di critici, divenne quindi noto al grande pubblico.

Tra la prima versione del romanzo e quella definitiva in volume vi sono alcune differenze, come varianti nel testo e una diversa articolazione dei capitoli (da sei a dieci), finalizzata ad aumentare la tensione narrativa del racconto.

La prima parte del romanzo è incentrata sulla scoperta dei delitti e sulle indagini tra gli esponenti della borghesia romana, mentre la seconda sulle indagini all’interno del proletariato della periferia della città.

Il romanzo è privo di un vero e proprio protagonista, o di un punto di vista che rifletta quello dell’autore, se non a tratti il personaggio di Ingravallo, che cerca di porre ordine in una situazione caotica.

La mescolanza tra le situazioni, i personaggi, e il loro linguaggio, dà luogo a un plurilinguismo e a un intreccio tra spaccato popolare e borghese.

Rappresenta probabilmente, con La cognizione del dolore, la migliore opera dello scrittore. Dato assolutamente caratteristico dell’opera è il particolare linguaggio utilizzato, un virtuosismo linguistico e sintattico, un “barocchismo” basato sull’uso di più livelli di scrittura (dal dialetto popolare alla descrizione con echi manzoniani, dai termini arcaici fino alla pura invenzione di vocaboli), al fine di riflettere la complessità della realtà ed insieme la sua essenza fatta di “percezioni”: l’affascinante “buccia delle cose”. Detto “pasticciaccio”, secondo l’occhio disilluso di Gadda, rappresenta l’agglomerato di linguaggi e comportamenti, orrori e stupidità, della società italiana. Un narrato a tratti apparentemente comico (si pensi alla scena della defecazione della gallina), quindi, non deve trarre in inganno il lettore. Questo espediente vuole mettere in luce il garbuglio di un mondo che più che comico è ridicolo, e disvela così una condizione drammatica cui non si può porre rimedio.

Pur composto in date sovrapponibili alla Cognizione, fu pubblicato prima, in un intento, tutto gaddiano, di rappresentare prima il “pasticcio” della realtà, e poi il dolore che ne deriva.

Lezioni americane – Italo Calvino

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Con reverenza, emozione, gratitudine e inadeguatezza mi provo a descrivere questo libro così piccino e così immenso da turbare, tentando con le mie povere, tremebonde parole di avvicinare la Grandezza.
5 “valori o qualità o specificità della letteratura”:
leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.
Forse sono intrisa del pessimismo dell’età alquanto adulta ma mi pare di notare in giro, in televisione, in alcuni degli uomini e delle donne che ci dovrebbero essere d’esempio e di guida, una povertà, una mediocrità, una miseria di linguaggio e di pensiero che mi affanna, mi inquieta, mi stranisce, mi sconvolge. E credo sempre di più nella potenza della cultura, dello studio, della Letteratura come antidoto all’arraffazzonata carenza di significati, alla violenza, verbale e non, ai proclami vuoti e agli strilli sguaiati che odo da più parti. Conoscere aiuta a comprendere, noi stessi e gli altri, sfida la tracotanza e invita alla riflessione.
E allora ecco:
un detenuto rinchiuso in gabbia per anni e poi improvvisamente portato davanti all’oceano;
una formica che abbia conoscenza solo del suo mucchietto di terra e dei suoi cunicoli, trasformata magicamente in aquila, libera di lanciare il suo sguardo verso l’orizzonte;
una casina soffocata da grattacieli cui si attacchino centinaia di palloncini e si libri nell’azzurro;
il principe Andrej che, ferito, dopo il fragore della battaglia si sveglia nel silenzio e osserva la profondità, l’incommensurabilità del cielo.

Eccola, la Letteratura, eccola la conoscenza. Una serie di mondi, di possibilità, di spazi stellati, di lune e pianeti che si aprono innanzi a noi.
Lui ce li racconta in un modo che io di certo non so dire, facendoli scintillare di una luce sfavillante.

Così tra questa immensità s’annega il pensier mio
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

stefania lazzìa

DESCRIZIONE

Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio è un libro basato su di una serie di lezioni preparate da Italo Calvino nel 1985 in vista di un ciclo di sei lezioni da tenere all’Università di Harvard, nell’ambito delle prestigiose “Poetry Lectures” – intitolate al dantista e storico dell’arte americano Charles Eliot Norton. Il ciclo, previsto per l’autunno di quello stesso anno, non si è mai tenuto a causa della morte di Calvino avvenuta nel settembre 1985.

Alla data della morte, l’autore aveva terminato tutte le lezioni tranne l’ultima. Il libro fu pubblicato postumo nel 1988. Quando Calvino morì, non aveva ancora pensato a un titolo italiano. La moglie Esther Judith Singer racconta che «aveva dovuto pensare prima al titolo inglese, Six Memos for the Next Millennium, ed era il titolo definitivo». La prima edizione post mortem uscì infatti in inglese. Il titolo Lezioni americane deriva dal modo in cui Pietro Citati, che era solito visitare in quell’ultima estate lo scrittore ligure, aveva l’abitudine di chiamarle.

Le Lezioni americane offrono una serie di appunti utili per orientarsi nelle trasformazioni che apparivano davanti agli occhi dello scrittore. L’informatica dei suoi anni era ancora configurata all’ambito numerico; ma Calvino ci offre spunti che vanno ben al di là di queste applicazioni. In tutte le Lezioni Calvino sottolinea la sua predilezione per testi brevi. Inoltre, Calvino offre suggerimenti meno ovvi, come quello della scrittura come sistema di controllo, e ancora, sottolinea l’importanza del ritmo, anche nelle narrazioni in prosa.

Ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L’ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.

  1. Leggerezza
  2. Rapidità
  3. Esattezza
  4. Visibilità
  5. Molteplicità
  6. Coerenza (solo progettata)

(Wikipedia)

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