Neil Peart, Il viaggiatore fantasma

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Neil Peart – batterista dei Rush

I cambiamenti non finiscono Mai. La speranza e’ come un Fiume senza fine.
Il momento e’ Ora, di nuovo.

Nel giro di soli dieci mesi Neil Peart, il batterista dei Rush, da molti considerato uno dei migliori di tutti i tempi, ha perso la figlia diciannovenne, morta in un incidente stradale, e la moglie, che non è riuscita a superare l’immenso dramma legato al suo lutto. Questa catena di dolorosi eventi ha fatto di lui un vero e proprio fantasma, senza alcuna voglia di continuare a vivere. Per fuggire da una casa e da un’esistenza ormai infestate dai ricordi, Peart ha deciso di prendere la sua BMW R1100GS e partire senza una meta, per un viaggio durato oltre 80.000 chilometri e 14 mesi. Un viaggio che è fuga, esilio ed esplorazione, dal Canada all’Alaska e poi ancora giù, lungo la costa occidentale del continente americano attraversando USA e Messico e arrivando fino al Belize, per poi risalire per tornare in Quebec. Durante il tragitto Neil ha annotato in un diario i suoi progressi e i suoi insuccessi, come vere e proprie tappe di un percorso catartico di dolore e guarigione. Ma ha registrato anche le sue avventure di viaggio: i meravigliosi paesaggi, le persone che ha incontrato lungo la strada e che lo hanno portato, finalmente, a ritrovare la gioia, l’amore e la voglia di vivere.

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Bill Bryson – Una città o l’altra

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Diario di un rapidissimo viaggio fatto nel 1991 in Europa, dalla Norvegia a Istanbul. Bryson abbandona ciò che gli riesce meglio, per imbastire una specie di guida turistica spruzzata di humor

Il problema, a parte il fatto che il viaggio è del 1991, quando l’Europa era molto diversa da oggi, è il fastidiosissimo snobismo americanoide che pervade tutto il resoconto anche se, per sua esplicita ammissione, prima del viaggio considerava l’Europa come fanno tutti gli americani una nazione unica e non un continente e l’idea di scoprire tanti popoli e tante nazioni lo affascinava, suppongo perché totalmente al di là della sua immaginazione.

Lo snobismo che striscia e appare un po’ qual e un po’ la’, malgrado secondo le premesse dichiarate di Bryson, l’Europa avrebbe per lui fascino proprio perché diversa dall’America.

In realtà non resiste a giudicare il piu’ delle volte la cucina come disastrosa, il traffico caotico, la gente fastidiosa e via così’. Pochi monumenti lo affascinano e pare che per lo più sia attirato dai paesaggi.

L’Italia ne esce male, guidano come pazzi ma forse Sorrento gli piace. A Firenze gli rubano i Travel Check che ha nella tasca del giubbotto, (se lo merita) a Napoli si ferma a via Roma, di Milano gli piacciono i bar e liquida il cenacolo con una battuta sullo stato di conservazione (il libro è precedente al restauro). a Firenze rimane incantato dal Duomo e poco altro.
I francesi manco a parlarne… e così via. Insomma dopo un po’ verrebbe da dirgli ma statt’ a cas’!

Francesco M. Landolfi