The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society, Mary Ann Shaffer

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Questo è un romanzo molto bellino, talmente carrino che mi sento quasi in colpa a sottolineare quelle due tre cose che sono un po’ sottotono. E’ scritto molto bene, è empatico, i personaggi sono perfetti e la storia è gradevolissima, e in realtà mi è piaciuto tutto fino alle ultime 50 pagine, dove per me da molto bellino si è inabissato all’appena sufficiente. Cambia lo stile, cambia la narrazione, e cambia anche la storia: fino a quel punto questo era un libro che mi sarei sentita di consigliare a tutti, amici parenti e compagni di lettura maschi compresi. Con quelle ultime 50 pagine, sento che se Pier o Giovanni o FML o insomma ci siam capiti lo leggessero dietro mio consiglio poi verrebbero a cercarmi per chiedermi cosa mi sono bevuta. Niente, Moscato. Roba da donne.

E’ un bel libro, si merita un tre su cinque, e la storia rimarrà con me. Ma è di base, un romanzo per donne, che lo adoreranno.

La Società Letteraria di Guernsey consiste in una serie di lettere scritte e ricevute da Juliet, una scrittrice londinese che nell’immediato dopoguerra cerca una nuova vena. Per tutta la durata del conflitto ha lavorato per il Times curando una colonna dove si prendeva gioco di tutto e di tutti, cavalcando l’opinione (molto British) della testata secondo la quale per sopravvivere in certi frangenti è necessario ridere, di tutto. Alla fine della guerra, Juliet scopre di non aver più niente di cui ridere, non dopo tutto quello che ha passato, e cerca un’ispirazione. Capita a fagiuolo la corrispondenza con i residenti di Guernsey (una delle isole inglesi dello Stretto della Manica), una serie di personaggi uno più accattivante dell’altro, che raccontano nelle loro lettere i duri anni dell’occupazione nazista, la vita sull’isola, e la nascita di questa famosa società letteraria, che è di base un circolo di amici che comincia a riunirsi per discutere di libri.

Il resto è alla fine un po’ prevedibile: Juliet andrà in visita sull’Isola, troverà amici, la vena poetica, l’amore.

E’ un libro leggero, non stupido nè banale, anche profondo in qualche punto, si sfiora di passaggio l’Olocausto, si vedono i Tedeschi occupanti come una serie di poveri uomini, niente di più e niente di meno, si parla dei figli e degli amici in guerra, di tutta la gente che questa insensatezza si porta via per sempre. Però alla fine, come dicevo, è tutto qua: tutti i personaggi sono così carrini che ci vorrei corrispondere io per sempre, l’Isola è fantastica, tutto si risolve, e la guerra sì, è presente, ma attraversa il libro piano piano, con leggerezza.

Quindi in sostanza, se siete donne, compratelo, anche se non siete romanticone: è caldo, è coccoloso, fa ridere, è rosa e cioccolatoso. Vi piacerà.

Se siete uomini ardimentosi, provate. Però poi non venite a cercarmi.

Comunque costa 5 neuri su Amazon, tanto per dire.

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Stephen King, Mr. Mercedes

“Hodges has read there are wells in Iceland so deep you can drop a stone down them and never hear the splash. He thinks some human souls are like that.”

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Comincerò con una serie di premesse che fanno chic e non impegnano.

1. Se non avete mai letto niente di King, non cominciate da questo. Rimarreste con la falsa impressione che sia un bravo scrittore di thriller, ma il suo vero genio è altrove.

2. Se avete letto tanto di King, potrebbe non piacervi perchè mancano del tutto elementi fondamentali del Maestro: il soprannaturale, il vero Male, l’odio, la malevolenza, l’ingiustizia. Manca anche il rock’n’roll, ciò non è bello.

3. Se siete Fedeli Lettori, vi piacerà, perchè è il Re. Magari non lo amerete, ma vi piacerà.

Restano alcuni fattori che rendono il libro molto gradevole: un inizio col botto, un vero cattivo, il Bene, tre quattro protagonisti ben fatti e ben costruiti, un finale senza botto (ah ah) ma con una certa anzia, e suspanz a volte altissima. Poi siam qua a dire sempre le solite cose: è di King, quindi è scritto bene, quindi il cattivo è cattivo ma poi leggi la sua storia e dici minchia papà, i buoni vorresti averli come vicini di casa, il cane Odello pure, poi c’è la riflessione sulla morte e sull’animo umano che in fondo salva metà del libro.

Se non avessi saputo che era King, gli avrei dato un 4. Sapendo che è King, gli do un tre ma forse sarebbe giusto un due. Ma io gli do tre su cinque e zitti.

 

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