L’educazione del giovane Tjaz – Florjan Lipus

Titolo: L’educazione del giovane Tjaž
Autore: Florjan Lipuš
Casa editrice: Zandonai
Data di Pubblicazione: 2011 M. Obit (Traduttore)

Figlio di un umile boscaiolo e di una domestica uccisa in un lager nazista. Tjaz trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra le fredde mura di un collegio, dove viene educato secondo la più ferrea norma cattolica. Allievo apparentemente privo di particolari talenti e incline alla passività, segnato da una lenta maturazione fisica e spirituale, comincia a nutrire una crescente insofferenza nei confronti di un ambiente claustrofobico e repressivo, sperimentando le prime avventure amorose e l’irrefrenabile pulsione a graffiare intorno a sé che si rivela un’autentica, insospettabile dote con cui distinguersi dalla grigia massa dei coetanei e ritagliarsi una posizione nel mondo. Con l’ausilio delle unghie trasforma via via la sua muta ribellione in una vera e propria furia iconoclasta, al punto che l’espulsione dal collegio diventa inevitabile. La conquista della tanto agognata libertà, tuttavia, avrà un sapore amaro e conseguenze drammatiche. Ricostruita attraverso le testimonianze di chi ne ha più o meno consapevolmente tracciato i destini, la vicenda umana di Tjaz dà forma a un intenso romanzo polifonico che per la liricità della prosa e la valenza simbolica del personaggio – quasi un giovane Holden mitteleuropeo – è unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della letteratura slovena contemporanea.

Un testo che sembra nato per addestrarci a capire quanto articolata e complessa sia la questione degli sloveni di Carinzia. L’artista, Florian Lipuš, classe 1937, è uno sloveno di Carinzia, autoctono: è austriaco, ma la lingua della sua anima e del suo popolo è un’altra. È parte di una minoranza etnica che si sta difendendo dalla snazionalizzazione, e dal nuovo medioevo mitteleuropeo, con dignità e intelligenza: confidando nella letteratura, e sulla sua naturale capacità di sensibilizzare alla diversità, piuttosto che sulle rivendicazioni più direttamente politiche e propagandistiche, in generale. Gianfranco Franchi

La postfazione dell’Educazione è un testo di Peter Handke.
Scrive Handke: “Credo che ogni libro abbia il suo tempo. È scritto anche nell’Antico Testamento: «Per tutto c’è il suo momento, un tempo per ogni cosa sotto cielo». I libri non sono mai da collocare nella sfera del ‘non-tempo’, per questo ci saranno sempre. Non c’è nulla di più affettuoso e sincero di un libro – naturalmente dipende quale. In ogni caso niente che riesca a scaldare di più il cuore.”
Torless e Holden stappano un vino rosso (riserva) e lo offrono a Tjaz. Eppure lui è uno da whisky invecchiato, c’è poco da fare, fosse anche solo per l’ironia (*graffiante*) che indossa come una giacca fatta su misura capace di adattarsi alle stagioni.
Non c’è pioggia, nei primi nove capitoli di questa storia. Solo alla fine (Capitolo del mondo terreno e di tutti gli altri mondi) ci è concesso il respiro dell’acqua che cade e lava via. Lipus ci conduce in un Bildungsroman di una intensità che a tratti riesce quasi a mortificare, perché quando tutto è troppo anche la bellezza finisce per fare male, soprattutto quando siamo di fronte alla bellezza della vita che ucciderebbe per un po’ di vita in più.
Ha un odore questo libro, intenso e carico di feticci emotivi. Direi di cuoio. A tratti, come si distraesse, di terra smossa con le mani.
Breve e intenso. Dieci capitoli-storia che seducono e respingono per poi rapire.Un canone di voci straordinarie che intrappola, come una rete di ragno. Consigliatissimo (al caldo e a luce soffusa, preferibilmente).
*Ribellatevi quando vi è possibile, pretendete e reclamate, poiché nulla vi sarà gettato in grembo*

Rob Pulce Molteni

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