Resta con me, Elizabeth Strout

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Resta con me – Elizabeth Strout

Siamo nel Maine, fine anni ’50. Un giovane pastore protestante, la sua bella moglie, una figlia ed un’altra in arrivo. Una comunità che li accoglie con favore, gentilezza, anche se nei confronti di lei si bisbiglia…e il libro è molto di questo, si bisbiglia, si chiacchiera alle spalle, sorrisi davanti e piccole/grandi pugnalate dietro, facciate da difendere e segreti da nascondere. E quando le maldicenze sono scoperte, cresce la tensione. Quando esce fuori sempre lo stesso vizio delle piccole comunità, e cioè la diffidenza e la non accettazione nei confronti del tizio venuto da fuori, lo straniero, il diverso, quello non allineato con le tradizioni, e anche con le cattiverie locali, a volte…ci sono parecchi temi, nel libro, eutanasia, suicidio assistito, e altri, forse troppi, direi, che, per me, rimangono non sviscerati a fondo. La Strout scrive benissimo, ma per me questa è sociologia, più che letteratura, manca la poesia, non mi sono appassionato alle vicende del protagonista. Il romanzo, sempre per me eh, non decolla, è freddo. Nonostante il finale in cui c’è il respiro della speranza, della crescita individuale e collettiva, dove dal tanto dolore rinasce un sorriso. America, ipocrisia, falso bigottismo, pastori, chiese, sermoni, forse per me era troppo, da sopportare…riproverò con Olive Kitteridge…

Carlo Mars

La casa di carta, Carlos Marìa Dominguez

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La casa di carta – Carlos Marìa Dominguez

“Nella primavera del 1998 Bluma Lennon comprò in una libreria di Soho una vecchia edizione delle poesie di Emily Dickinson e, arrivata alla seconda poesia, al primo incrocio, fu investita da un’automobile”

Ecco l’incipit. Direi fulminante.
E poi, di seguito: I libri cambiano il nostro destino.Ci fu chi lesse I pirati della Malesia e divenne professore di letteratura in remote università. Demian condusse all’induismo decine di migliaia di giovani, Hemingway ne fece degli sportivi, Dumas mandò all’aria la vita di migliaia di donne, e non poche scamparono ai suicidi grazie ai manuali di cucina. Bluma ne fu vittima. Ma non fu l’unica.”
Un libro, una copia de La linea d’ombra, di Joseph Conrad, arriva via posta nelle mani di un docente argentino incaricato di sostituire la collega, Bluma Lennon, morta in un incidente stradale. Il libro era indirizzato proprio a lei. La stranezza è che sia incrostato di cemento, e che ci sia una dedica, datata 8 giugno 1996:
«Per Carlos, questo romanzo che mi ha accompagnata di aeroporto in aeroporto, come ricordo dei folli giorni di Monterrey. Mi dispiace, sono un po’ strega e l’ho capito subito: tu non faresti mai nulla che possa sorprendermi».

Il docente, il narratore di questa storia, da un lato è inquietato da questo libro e dalla dedica stessa, dall’altro incuriosito a morte sull’identità di questo Carlos e sull’avventura amorosa che si deduce dalla dedica…
E scoprirà questo Carlos Brauer, singolare individuo, collezionista maniacale di libri, una biblioteca da 20.000 titoli, in cui si perde, si ritrova, abita, vive, ne fa la sua stessa ragione di vita. Ci mangia, ci dorme, li sistema nella forma di essere umano sul proprio letto…li ama talmente tanto, che ne farà la propria casa…qui si parla dell’amore per i libri, di quanto essi possano condizionare le nostre vite, di come a volte l’amore per essi possa diventare ossessivo, compulsivo. Ognuno di noi potrebbe raccontare i propri aneddoti, raccontare come è cominciata la passione per questi oggetti vivi, per queste pagine amiche e nemiche, come ha iniziato a “collezionarne”, quale percorso ha seguito per costruire la propria biblioteca. In questo caso Carlos sfocia nel feticismo ossessivo.
Ma comunque, in generale, i libri rappresentano un po’ noi stessi, la nostra storia, la nostra interiorità, potremmo scorgere in essi il nostro stesso percorso di vita. Quante volte abbiamo acquistato un libro, e poi, dopo averlo letto, ne abbiamo preso un altro perchè il primo ci aveva dato una specie di indicazione? Non saremo feticisti, ma in ogni caso molti di noi conservano libri come reliquie, molti di noi non se ne liberano facilmente:
«Spesso è più difficile disfarsi di un libro che procurarselo. I libri restano con noi in virtù di un patto di necessità e di oblio, come testimoni di un momento delle nostre vite al quale non ritorneremo. Ma finchè sono lì, crediamo di farne la somma. Ho visto che molti annotano il mese, il giorno e l’anno della lettura, tracciando così un intermittente calendario. Altri scrivono il loro nome sulla prima pagina, e prima di prestare un libro si appuntano su una rubrica il nome della persona a cui lo hanno prestato, aggiungendo la data. (…) Nessuno vorrebbe perdere un libro. Preferiamo perdere un anello, un orologio, l’ombrello, anziché il libro che non rileggeremo, ma che serba, nella sonorità del titolo, un’antica e forse perduta emozione. E succede che alla fine la biblioteca si impone per le sue dimensioni. La lasciamo esposta come un gran cervello aperto».
Ecco, questo piccolo libro è disseminato di citazioni che alla fine ti trovi a sottolineare, e a sorriderci sopra, ci sono tutte, o molte delle nostre manie da lettore, il sottolineare, il piegare un angolo di una pagina per ricordarci la frase che abbiamo trovato e ci ha colpito, “la porta del tempo” che si è aperta, la musica che a volte mettiamo come sottofondo perfetto per QUELLA lettura e non per una qualsiasi, che ognuna ha la sua, di musica, il modo di catalogarli, per ordine alfabetico, per genere, per autore, per affinità, addirittura, non mettere vicini due autori che nella vita hanno litigato….Emoticon smile…oppure no, qualcuno di noi preferisce il libro immacolato, aprirlo e trovarci la perfezione della scrittura senza sbavature altrui o proprie, aprirlo e trovarci la purezza originaria. A pagina 66 ho trovato un altro brano che mi ha addirittura commosso, riguarda la capacità di resistenza dei libri, fisica e morale, il loro potere immenso, anche a livello politico. Sono praticamente indistruttibili, se accade il contrario è solo perchè c’era la volontà di distruggerli, e, facendo questo, si va incontro a conseguenze tremende. I libri cambiano il nostro destino, ma anche noi siamo in grado di cambiare il loro. E lo facciamo.
Ma non dico altro, ho detto troppo. Solo 86 pagine, mia capacità di sintesi assolutamente disastrosa.
Sono solo 86 pagine, ma questo signore argentino, evidentemente a causa della sua origine, di nuovo mi porta a ripensare e a respirare aria sudamericana, aria affine a Marquez e, per affinità, a Calvino e altri. E mi ha di nuovo messo di fronte al mio non sapere.
Ben fatto, anche stavolta sono stato bene.

Carlo Mars